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Economia

Sale il potere di acquisto delle famiglie, ed in certi casi può arrivare a più di 900 euro al mese

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Nel report Istat sui conti nazionali dio due mesi fa per settore istituzionale, un numero forse è stato un poco sottovalutato rispetto agli altri: quel numero è +0,9 per cento. Si tratta della crescita del potere d’acquisto delle famiglie nel 2025. Tradotto: i redditi sono aumentati più dei prezzi. Si dirà e che c’è di cosi eccezzionale, ed invece non è affatto cosi scontato come sembra, anzi. Negli ultimi anni è successo esattamente il contrario: l’inflazione correva più dei redditi e il risultato era un impoverimento reale, anche quando i salari nominali crescevano. Qui invece accade qualcosa di diverso. Il report lo dice con linguaggio asciutto: il reddito disponibile delle famiglie cresce del 2,4 per cento, i consumi del 2,5, mentre i prezzi incidono meno, permettendo un recupero del potere d’acquisto. È un equilibrio fragile, ma è un equilibrio. Dentro questi numeri c’è una fotografia più interessante di quanto sembri. Le famiglie guadagnano di più, spendono di più e risparmiano leggermente meno (la propensione al risparmio scende all’8,2 per cento). Anche sul lato delle imprese il quadro è meno scontato del racconto pubblico. I profitti calano leggermente, ma gli investimenti aumentano (il tasso sale al 24,9 per cento). Significa che le imprese stanno comprimendo i margini per continuare a investire. Non è un segnale di crisi, è un segnale di adattamento. E poi c’è un altro dato che non fa notizia: l’Italia nel complesso migliora la sua posizione verso l’estero, con un saldo positivo di oltre 30 miliardi. Naturalmente, i problemi restano. Il risparmio cala, gli investimenti delle famiglie in abitazioni scendono, la crescita non è esplosiva. Ma il punto non è negare le criticità. Il punto è evitare una semplificazione opposta: quella per cui tutto peggiora sempre. L’Istat ci dice che non tutto peggiora.

Anche perchè dopo Istat, anche l’Eurostat conferma una tendenza che smentisce molte narrazioni pessimistiche sull’economia italiana. Nel terzo trimestre del 2025 il potere d’acquisto pro capite è cresciuto dell’1,7 per cento, circa tre volte il dato registrato in Spagna e Germania, mentre in Francia il valore risulta in calo.

Nel periodo compreso tra il quarto trimestre 2024 e il terzo trimestre 2025, la crescita complessiva è stata del 3,5 per cento, il dato più alto tra i Paesi dell’Unione Europea. Dall’insediamento del Governo, l’aumento arriva al 7,5 per cento, recuperando e superando l’impatto dell’inflazione del biennio 2022-2023 e portando il saldo sopra i livelli pre-Covid.

fatte queste doverose premesse ieri il dipartimento del programma del governo, guidato dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Giovanbattista Fazzolari, ha reso noto cosa questo significhi in soldoni, e i risultati sono davvero sorprendenti e smentiscono in maniera inequivocabile la narrazione di opposizione e media contigui, su salari bassi e potere d’acquisto in caduta libera.

Il Dipartimento per il programma di Governo ha, infatti, stimato l’impatto complessivo dei principali interventi a sostegno del potere d’acquisto introdotti dall’esecutivo dal suo insediamento. Per fare ciò si è preso ad esempio due casi teorici di lavoratori tipo – una mamma lavoratrice e un lavoratore senza figli – che, in base alle rispettive caratteristiche, riescono a beneficiare dell’insieme delle misure considerate.

Il primo pilastro dell’azione economica del governo è il taglio del cuneo fiscale. La riduzione del peso di tasse e contributi sul lavoro dipendente ha consentito a milioni di lavoratori di ricevere stipendi più alti senza aggravare il costo del lavoro per le imprese. Secondo le simulazioni del Dipartimento per il Programma di Governo, un lavoratore con reddito lordo annuo di 26mila euro può ottenere oltre mille euro in più all’anno grazie alla sola riduzione del cuneo.

A questa misura si aggiunge la riforma dell’Irpef, con l’accorpamento dei primi scaglioni e il taglio della seconda aliquota dal 35 al 33 per cento. Un intervento di sostegno concreto al ceto medio, ossia quella fascia sociale che negli ultimi anni ha subito maggiormente l’erosione del potere d’acquisto.

Nella simulazione fatta dal dipartimento guidato da Fazzolari, poi, si immagina che nel 2025 la mamma lavoratrice abbia  avuto un reddito da lavoro e complessivo pari a 30.000 euro. Nel 2026, grazie al rinnovo del CCNL, riceve un aumento del 3%, in linea con l’aumento delle retribuzioni contrattuali registrato nel 2025. Avendo avuto il secondo figlio, oltre al bonus nuovi nati, avrà diritto al bonus mamme lavoratrici con almeno due figli, pari a 60 euro mensili.

Nel 2026 poi la donna percepisce premi di produttività che raggiungono i 5.000 euro, ovvero la nuova soglia introdotta dal Governo con la Legge di bilancio 2026 che beneficia di una tassazione all’1%. Percepisce, inoltre, fringe benefit per 2.000 euro e i buoni pasto. Beneficia del bonus nido per i due figli e usufruisce, nel corso dell’anno, di 3 mesi di congedo parentale. Percepisce, infine, l’Assegno unico per i due figli a carico.

“Un’operazione verità che racconta, dati alla mano, l’impatto dei principali provvedimenti adottati in questa legislatura per rafforzare il potere d’acquisto dei lavoratori. Dal taglio del cuneo fiscale a quello dell’Irpef, dall’aumento dell’assegno unico ai premi di produttività, dai fringe benefit ai congedi parentali. Un insieme di misure che genera benefici concreti e verificabili”, commenta il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Giovanbattista Fazzolari

Ma i benefici come riportato nelle simulazioni del dipartimento, guidato da Fazzolari non vanno solo alle mamme lavoratrici ma a tutti i lavoratori. in un secondo esempio si riporta la situazione tipo di un lavoratore senza figli con un reddito da lavoro e complessivo nel 2025 pari a 26.000 euro lordi.

Con il rinnovo del CCNL che decorre da inizio 2026, ha avuto per l’anno in corso un aumento del 3%, in linea con l’aumento delle retribuzioni contrattuali registrato nel 2025. Nel 2026 Marco percepisce un premio di produttività pari a 5.000 euro, nuova soglia introdotta dal Governo con la Legge di bilancio 2026 che beneficia di una tassazione all’1%, fruisce di fringe benefit per 1.000 euro e percepisce i buoni pasto. Grazie alle misure introdotte in questi anni di Governo, rispetto al 2022 Marco avrà a disposizione circa 2.434 euro in più l’anno.

Senza contare i benefici che sono stati apportati per contenere il rialzo dei carburanti con la riduzione ben tre volte delle accise, e che si spera possano avere maggiori benefici con un alleggerimento delle regole sul patto di stabilità, proprio per far fronte agli aumenti del costo dell’energia,  come richiesto espressamente dal governo alla commissione europea.

Poi la parola spetterà all’economia reale e alle imprese, di far fruttare questi numeri in salari piu alta e crescita della produttività, che qualcuno ingenerosamente imputa al governo, che invece può solo fungere da stimolo e da pungolo con misure come quelle varate per innescare quel circolo virtuoso che possa permettere maggiore crescita e maggiori benefici per imprese e famiglie italiane.

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