Esteri
Rottura totale tra Algeri e Abu Dhabi: l’ombra della secessione e l’asse con Israele fanno esplodere il fronte arabo
Algeri chiude ogni rapporto con Abu Dhabi: dietro lo strappo ci sono l’ingerenza nei movimenti separatisti della Cabilia, le trame in Libia e l’intesa con Israele e Marocco.

Il ministero degli Esteri algerino ha annunciato il taglio netto delle relazioni con gli Emirati Arabi Uniti dopo aver «esaurito ogni mezzo» per ricomporre la frattura. Una formula diplomatica che suona come una campana a martello: tra le due sponde del mondo arabo il dialogo non esiste più.
Algeri ha deciso di sbattere la porta. Dietro la secca formula burocratica non c’è una disputa di protocollo, ma la convinzione, maturata nei palazzi del potere algerino, di trovarsi di fronte a una vera e propria minaccia alla propria integrità territoriale.
L’incubo della secessione in Cabilia
Al centro della furia algerina c’è un nome preciso: il Movimento per l’Autodeterminazione della Cabilia (MAK), guidato da Ferhat Mehenni. Il governo algerino considera il MAK un’organizzazione terroristica dal 2021, accusandolo di attentati, incendi dolosi e trame sovversive.
A dicembre 2025 il MAK ha compiuto il passo più audace, proclamando simbolicamente l’indipendenza della Cabilia da Parigi. Per Algeri, qualsiasi contatto estero con questo gruppo separatista rappresenta un atto ostile intollerabile, una vera e propria linea rossa invalicabile.
I servizi di sicurezza algerini hanno raccolto indizi e segnalazioni su canali di contatto sempre più stretti tra esponenti vicini alla corte di Abu Dhabi e i vertici del MAK. Quando uno Stato teme che una potenza straniera foraggi i movimenti secessionisti in casa propria, lo spazio per il bon ton diplomatico scompare all’istante.

Regione della Cabilia
L’ombra di Israele e il triangolo con il Marocco
Il dossier si complica ulteriormente per via dei legami internazionali. Il leader del MAK non ha mai nascosto le proprie simpatie per Tel Aviv, visitando Israele e cercando appoggi espliciti. All’inizio del 2026, alcuni deputati della Knesset hanno persino aperto un dibattito sull’ipotesi di riconoscere la secessione cabila.
Per Algeri, fiera sostenitrice della causa palestinese e visceralmente ostile agli Accordi di Abramo, questo intreccio è veleno puro. Gli Emirati hanno normalizzato i rapporti con Israele e hanno stretto un’alleanza strategica e commerciale d’acciaio con il Marocco, storico rivale dell’Algeria nella disputa sul Sahara Occidentale.
Il timore dei generali e della presidenza algerina è fin troppo chiaro: vedono profilarsi una manovra di accerchiamento orchestrata da Rabat e Abu Dhabi, con il tacito benestare israeliano, mirata a destabilizzare il gigante nordafricano dall’interno e lungo i suoi confini caldi.
Lo scontro per procura tra Libia e Sahel
La tensione non si consuma soltanto nei consolati, ma sul terreno. In Libia, mentre Algeri ha sempre cercato di puntare sulla stabilizzazione dei governi riconosciuti a Tripoli, gli Emirati hanno rifornito e blindato per anni le forze del generale Khalifa Haftar nell’est del Paese.
Ancora più a sud, nel Sahel, le frizioni sono costanti. L’Algeria vede l’avanzata della presenza finanziaria e logistica emiratina in Mali e Niger come un cuneo piantato a ridosso del proprio cortile di casa, un’area già martoriata da colpi di Stato e milizie irregolari.
| Fronte di scontro | Posizione di Algeri | Strategia di Abu Dhabi |
| Questione Cabila (MAK) | Considerato gruppo terrorista e minaccia esistenziale | Sospetti contatti e sponde politiche informali |
| Sahara Occidentale | Sostegno aperto al Fronte Polisario | Pieno appoggio diplomatico e investimenti a favore del Marocco |
| Teatro Libico | Difesa dell’asse con Tripoli e della sicurezza di confine | Supporto storico e operativo alla fazione di Tobruk e Haftar |
| Accordi di Abramo | Rifiuto totale e difesa intransigente della causa palestinese | Piena normalizzazione e cooperazione d’intelligence con Israele |
Una valanga annunciata
Chi segue le dinamiche nordafricane sa bene che non si tratta di un fulmine a ciel sereno. Da mesi i segnali di gelo erano plateali:
- Gennaio 2026: Algeri riduce drasticamente il proprio personale diplomatico ad Abu Dhabi, congelando gran parte dei canali di cooperazione.
- Febbraio 2026: il governo algerino avvia la cancellazione unilaterale dell’accordo sui servizi aerei bilaterali firmato nel 2013, tagliando i collegamenti diretti.
- Le accuse esplicite: il presidente Abdelmadjid Tebboune aveva dichiarato pubblicamente che l’Algeria godeva di rapporti fraterni con quasi tutti i Paesi del Golfo — citando Arabia Saudita, Qatar, Kuwait e Oman — tranne uno, colpevole di seminare zizzania nel Maghreb.
La dura legge della Realpolitik
Gli Emirati Arabi Uniti, forti delle proprie riserve valutarie e di una diplomazia aggressiva, hanno cercato di proiettare la propria influenza ben oltre il Golfo Persico, convinti di poter trattare il Nord Africa come un semplice scacchiere periferico.
Hanno però sottovalutato l’ossessione algerina per la sovranità nazionale. Algeri non accetta lezioni e, soprattutto, non tollera che si scherzi con l’unità delle proprie province montane. Avrebbero potuto sentire il Marocco e la Spagna per sapere quanto Algeri prenda sul serio il rispetto delle proprie posizioni. Chiudendo l’ambasciata, il governo algerino invia un segnale inequivocabile: la sicurezza interna non è merce di scambio, nemmeno di fronte ai petrodollari del Golfo.







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