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RENZI ESAGERA, MAIS QUEL GESTE!

 

Cyrano de Bergerac, nella pièce di Edmond Rostand, non sopporta un commediante mieloso e insipido e gli ingiunge di lasciare la scena. Il pover’uomo protesta che deve pur guadagnarsi da vivere e Cyrano, grand seigneur anche se povero, lo indennizza lanciandogli la sua borsa con la paga del mese. Il suo amico gli rimprovera la follia di quel regalo e lo spadaccino non si difende. Aggiunge soltanto: “Oui, mais quel geste!”, sì, ma che gesto!

L’episodio fa riferimento a tutta una linea di comportamento, insieme eroico e brillante, che si può far risalire alla Grecia antica. Il Grande Re, per indurre i greci ad arrendersi evitando la battaglia, gli fece sapere che aveva tanti arcieri da oscurare il cielo con le loro frecce. Ma i greci gli risposero: “Ebbene, combatteremo all’ombra”. E non sapevano che secoli dopo si sarebbe parlato di “esprit de panache”, qualcosa che si potrebbe definire orgoglio cavalleresco, coraggio spettacolare, sfida temeraria e tuttavia supremamente elegante.

Stiamo parlando di un atteggiamento la cui cifra principale non è il costo dell’azione (se così fosse ne avrebbe affrontato uno grandissimo il nostro Durand de la Penne) ma un dato estetico. Cyrano non dice che il suo gesto sia stato giustificato, dice “Mais quel geste!”, esattamente come, dinanzi ad un bellissimo quadro, avrebbe potuto esclamare: “Mais quel art!”

Un gradino più in basso dell’esprit de panache c’è la guasconeria. Questa ha in sé qualcosa di provocatorio, di arrogante, e confina forse con la smargiassata: ma si fa apprezzare perché esercitata contro chi è più forte. Il  guascone accetta una scommessa azzardata e in un mondo di prudenti borghesi o, per dirla tutta, di conigli, si fa percepire come una ventata d’aria fresca.

In Italia questo atteggiamento è raro, forse anche perché ne mancano gli esempi storici e letterari. È per questo che bisogna apprezzare Matteo Renzi: perché si comporta da guascone senza avere avuto molti modelli.

Naturalmente non si valuta qui la sua politica, si parla soltanto del suo stile, a cominciare dal fatto che il giovanotto non teme di parlare fuori dai denti. Dichiara che la sua legge sul lavoro non cambierà e aggiunge: “Se qualcuno dei nostri vuole andare con la sinistra radicale, in nome della purezza delle origini, faccia pure: non mi interessa”. È il tipo d’uomo che risponde a discorsi vagamente minacciosi con delle frasi non vagamente ma chiaramente minacciose: “Alcuni dei nostri non voteranno la fiducia? Se mettono in pericolo la stabilità del governo o lo fanno cadere, le cose naturalmente cambiano”. Lo stile è più meno quello di chi dice: “Venite in piazza, se avete coraggio, ché vi rompo il naso a tutti”.

Quale distanza da Giulio Andreotti, soave fino alla perfidia; quale distanza da Mario Monti, incolore perfino nell’aspetto; quale distanza dal gentiluomo Enrico Letta, che mai oserebbe alzare la voce. Renzi è capace di disprezzare il feticcio dell’art.18, è capace di non spendere neppure un requiem per la buonanima del posto fisso. È un soldataccio capace di affettare il salame con la spada ancora sporca del sangue dei suoi nemici e da questo punto di vista costituisce, nella politica italiana, un riposo sospirato da decenni. Forse da sempre.

Tutto ciò non corrisponde a dire che lo si apprezzi senza riserve. Forse è il contrario. Ma parlando di stile, a momenti il contenuto non conta più. È stato Rembrandt a dipingere un bue squartato e il risultato, invece di essere un’immagine di macelleria, è uno dei suoi quadri più famosi. Nello stesso modo non si dice che il nostro Primo Ministro dimostri il massimo del buon senso, sfidando la minoranza del suo partito; non si dice neppure che faccia un affare, sfidando apertamente la Cgil di Susanna Camusso: ma lo spettacolo ha le sue regole. Quand’anche Robin Hood si sia tecnicamente comportato da ladro, nel contrasto con Re Giovanni non si può non parteggiare per lui.

È un vero peccato che tutto ciò non sia soltanto teatro. Probabilmente Renzi, come dice Maurizio Landini, andrà a sbattere ma, dal suo punto di vista, sta facendo il massimo per salvare il suo Paese. Dunque, anche se la sua lancia si spezzerà contro qualche pala di mulino a vento, bisognerà sussurrare a mezza bocca: “Oui, mais quel geste!”

Gianni Pardo, pardonuovo@myblog.it

2 novembre 2014

 

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