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RENZI COME SEGNO DI UNA MENTALITA’

Matteo Renzi durante la visita a Mirafiori: “Sono gasatissimo dai progetti di Marchionne”. Non soltanto è inimmaginabile Camillo Benso Conte di Cavour che dice “sono gasatissimo”, ma identica difficoltà si ha ad immaginare una simile espressione in bocca a Giulio Andreotti o perfino ad Enrico Letta. Ma Andreotti e Letta, meschinelli, arrivavano persino ad indossare la cravatta. Erano politici senza coraggio. Senza la capacità di grandi imprese storiche quali, ad esempio, dire “cazzo” o “vaffanculo” in pubblico.

Non si vuole criticare il nostro Primo Ministro. Se si ha successo dicendo parolacce, mostrando i peli del petto, usando il gergo delle discoteche e mostrando un’educazione da quartieri degradati, giù il cappello dinanzi a chi sa farlo. Interessante è piuttosto chiedersi perché questi sistemi funzionino.

Noi italiani siamo convinti che le parole siano sostanza. E infatti la nostra storia è costellata di cambi di denominazione. Ogni volta che ci si accorge che qualcosa non va, volendola riformare, per prima cosa le si cambia il nome. Magari a ripetizione, se il primo cambio non ha effetto. In alcuni casi ciò si è fatto per political correctness ante litteram: il “Ministero della Guerra” è divenuto un tremulo “Ministero della Difesa”: forse per moderare lo spaventoso terrore bellico che ispira il nome di Italia. Il colmo si è raggiunto quando un nome è stato cambiato soltanto perché il precedente apparteneva ad un regime che ora era obbligatorio odiare: il “Ministero dell’Educazione nazionale” è divenuto “Ministero della Pubblica Istruzione”, come se l’educazione fosse necessariamente fascista. Comunque, nel dubbio da allora all’educazione si è rinunciato. Per non parlare delle stupide aggiunte: la Rai, dopo che fu introdotta la televisione, divenne Rai-tv, quasi che la BBC, non avendo cambiato nome, fosse ancora soltanto una radio.

Troppa gente crede che un’etichetta diversa renda diverso il vino. Un uomo con la cravatta è incapace di novità, un uomo senza cravatta è un audace innovatore. E anche quelli che a milioni seguono la moda, se non portano la cravatta, sono audaci innovatori. Un uomo beneducato è un conformista, un maleducato è autentico e  coraggioso. E quanto all’autenticità, ci si potrebbe giurare. Potremmo continuare, fino allo sconforto. Non si vincerà mai la battaglia contro l’esercito di imbecilli mal rasati, mal pettinati, e occhialuti che credono la rivoluzione sia una forma di vestiario.

Questa tendenza è così forte che una volta che in un singolo essere umano si sono coniugati un’enorme capacità di comunicazione e tutti i vezzi del giovanilismo di facciata, si è avuto un fenomeno mediatico eccezionale: Renzi. Un novello Buonaparte capace di passare in poco tempo dagli scontri di Cairo Montenotte, Millesimo e Dego, ai fasti dell’Impero, a Parigi. Ché anzi, Napoleone ci ha messo qualche anno, a compiere questo tragitto; Matteo, per farci dimenticare il plumbeo professor Monti – in cui la cosa meno grigia era il vestito – e divenire Primo Ministro, ci ha messo soltanto qualche mese. Naturalmente i risultati sono stati un po’ diversi. Napoleone batté ripetutamente l’intera Europa coalizzata contro la Francia, Matteo ha saputo usare un paio di volte al giorno Twitter e costituire un governo che sembra la comitiva del Grande Fratello. Napoleone aveva una Garde Républicaine pronta a morire per lui, Renzi è riuscito a rendersi antipatico a tutta l’opposizione e ad una parte del suo partito. Gli è rimasto vicino soltanto Angelino Alfano, semplicemente perché di mestiere non è uno scorpione che punge la rana. A meno che a portata di salto non ne stia passando un’altra di nome Letta.

Che tristezza, dover discutere di tutto questo. Il disastro dell’economia si era già consumato prima che andasse al governo la gioventù libera e bella, sicché non si può nemmeno dire che l’abbia provocato. Ma che ha fatto, per ovviarlo? Niente. E magari nessuno poteva far niente. Ma perché tramortirci fino alla noia, come ha fatto tante volte Mario Monti, annunciandoci luci in fondo al tunnel, più invisibili degli abiti nuovi dell’imperatore? Il governo ha visto una ripresa, fragile, certo, lenta, certo, tanto lenta che sembra ferma. Anzi, a me pare che stiamo andando indietro. Ma fra sei mesi, fra un anno, fra due anni…

Animo, non bisogna essere pessimisti. Abbiamo delle ministre che non sfigurerebbero come indossatrici (come invece rischiano di fare come ministre); abbiamo ministri capaci di ripetere a memoria ciò che ha detto Renzi; abbiamo un governo modello Hulk che sta cambiando tutte le parole d’Italia. Perfino le norme sul lavoro si chiamano in inglese, job act. Insomma abbiamo un’Italia nuova, giovanile, gasatissima: che cazzo volete di più?

Gianni Pardo, 18 febbraio 2015

http://www.affaritaliani.it/politica/sono-gasatissimo-e-renzi-divento-segno-di-una-mentalita.html

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