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Quella tazzina che brucia: bere tè e caffè bollenti triplica il rischio di tumore all’esofago
Uno studio di Oxford su quasi un milione di adulti dimostra che bere caffè e tè bollenti triplica il rischio di tumore all’esofago. Il pericolo non è la caffeina ma il calore: ecco perché aspettare tre minuti può salvarti la vita.

Un gesto quotidiano e rassicurante come il primo sorso di caffè del mattino può nascondere un pericolo concreto per la salute. Quando la bevanda scotta troppo, il rischio di sviluppare un tumore all’esofago arriva a triplicarsi.
Non è una questione di caffeina o di sostanze chimiche contenute nella miscela. Il colpevole è il calore puro, capace di provocare micro-ustioni ripetute nel canale che porta il cibo dalla bocca allo stomaco. A confermarlo in modo inequivocabile è una ricerca guidata dall’Università di Oxford, pubblicata sull’International Journal of Cancer, che ha monitorato per oltre un decennio quasi un milione di adulti nel Regno Unito.
I numeri dello studio: cosa dicono i dati
I ricercatori hanno incrociato le abitudini di consumo di 977.282 persone con i registri del servizio sanitario britannico (NHS). Tra i partecipanti seguiti nel tempo sono emersi 2.348 casi di cancro all’esofago, divisi nelle due forme principali: il carcinoma a cellule squamose e l’adenocarcinoma.
I risultati mostrano una differenza netta tra le due patologie e delineano un quadro molto preciso:
- Bevande molto calde: chi consuma tè o caffè a temperature molto elevate ha una probabilità 3,17 volte superiore di sviluppare il carcinoma a cellule squamose rispetto a chi le beve solo tiepide.
- Frequenza di consumo: bere 6 o più tazze bollenti al giorno aumenta il rischio del 71%, indipendentemente da altri fattori di rischio come fumo o alcol.
- Nessun impatto sull’adenocarcinoma: questa seconda forma tumorale, legata solitamente a reflusso gastrico e obesità, non mostra alcuna correlazione con la temperatura dei liquidi.
- Caffè o tè è indifferente: la tipologia di infuso non modifica i dati; l’effetto lesivo dipende solo dai gradi centigradi.
| Preferenza di consumo | Rischio relativo (Carcinoma Squamoso) | Impatto su Adenocarcinoma |
| Tiepido | Rischio base (1,0) | Nessuna variazione |
| Caldo | Rischio quasi raddoppiato (+69%) | Nessuna variazione |
| Molto caldo | Rischio più che triplicato (+217%) | Nessuna variazione |
| 6+ tazze al giorno | Aumento del rischio del +71% | Variazione minima (+19%) |
Il meccanismo biologico: l’insidia dell’ustione continua
La superficie interna dell’esofago è rivestita da un tessuto sottile e delicato. Quando viene a contatto con liquidi a temperature superiori ai 60-65 gradi, subisce una vera e propria scottatura termica. Se l’episodio avviene di continuo, giorno dopo giorno per anni, la mucosa perde la propria capacità di rigenerarsi correttamente. I processi infiammatori cronici finiscono per aprire la strada a mutazioni cellulari anomale.
Aggiungere un goccio di latte aiuta solo se contribuisce ad abbassare la temperatura complessiva del liquido prima di portarlo alla bocca; non esiste invece alcuna protezione chimica offerta dai latticini.
Una prevenzione semplice
Questo studio mette in luce il paradosso della sanità contemporanea: una misura di prevenzione primaria fondamentale a costo strettamente zero per la collettività.
Secondo gli epidemiologi di Oxford, basterebbe che i consumatori abituati alle bevande “molto calde” passassero a una temperatura semplicemente “calda” per evitare il 14% di tutti i carcinomi squamosi dell’esofago. Nel solo Regno Unito significherebbe risparmiare oltre 440 diagnosi oncologiche all’anno, con minori spese di ospedalizzazione e vite umane salvate senza spendere un solo euro di debito pubblico.
La soluzione non richiede rinunce punitive o tasse di scopo: basta attendere due o tre minuti prima di bere, lasciando che le leggi della termodinamica facciano il loro lavoro. Invece spesso si ha troppa fretta per bere il proprio té o caffé.







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