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IL QUANTITATIVE EASING DI DRAGHI

Finalmente, sul Quantitative Easing, si hanno notizie più precise. Si tratta di sessanta miliardi di euro al mese, fino al settembre 2016 (e forse oltre), da assegnare ai vari paesi in base alla quota di partecipazione che essi hanno nella Banca Centrale Europea. Il limite è quello del 33% del debito di ciascuno Paese (per l’Italia, circa 700 miliardi), e quello del 25% per ciascuna emissione. Qui non è chiaro che cosa si intenda per emissione: il 25% dei sessanta miliardi del mese, cioè 15 miliardi? Ma poco importa.

Più interessante è ciò che viene detto a proposito del rischio. D’ora in poi ci occuperemo soltanto dell’Italia, sia perché è sufficiente come esempio, sia perché è proprio il caso che c’interessa.

Il rischio sarà condiviso dalla Bce (20%) e dalla Banca d’Italia (80%). Il rischio di cui si parla è evidentemente quello che alla scadenza il capitale non sia pagato. Ma in questo caso, chi dubita che ciò possa avvenire, comprando quei titoli dovrebbe essere disposto a perdere l’80% del valore: e questo è assurdo; perché rimanere col 20% del capitale che si possiede quando, non comprando i titoli, non si perde niente? Chi invece si fida dell’Italia comprerebbe i suoi titoli di debito pubblico anche senza la garanzia del 20% della Bce.

Fra l’altro, il fatto che la Bce concede quei prestiti “in base alla quota di partecipazione nella Bce”, fa pensare che essa garantisca il 20% di quei titoli col denaro (per esempio italiano) che ha già in cassa. Dunque, gira e rigira, è sempre l’Italia che garantisce sé stessa. Per quello che vale.

Interessante è il fatto che i titoli avranno una durata “fra 2 e 30anni”. Chi dice al compratore del titolo che fra trent’anni ci sarà ancora l’euro, la Comunità Europea e la Bce? C’è chi non scommetterebbe sui due anni, figurarsi trenta. Un termine così vasto fa pensare che la Bce sia disposta, una volta che i titoli a due, tre, cinque, anni arriveranno a scadenza, a rinnovarli per un uguale termine. All’infinito. Insomma questo quantitative easing, riportandolo alla nostra piana lingua italiana, significa soltanto che l’Italia è autorizzata ad aumentare il proprio debito pubblico di settecento miliardi. Alla nostra salute.

Finché i mercati ci prenderanno sul serio, e compreranno i nostri titoli, garantiti dalla Banca d’Italia, dalla Bce, o da Wanna Marchi, tutto andrà bene. Il giorno in cui non ci prendessero più sul serio, si salvi chi può. E certo la Bce – se ci sarà ancora – non somiglierà affatto a una scialuppa di salvataggio.

Gianni Pardo, pardonuovo@myblog.it

22 gennaio 2015

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