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Quando gli olandesi si mangiarono il fegato del primo ministro e di suo fratello

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Essere impopolari, politicamente, o scegliere la parte sbagliata può essere molto pericoloso, come scoprì a sue spese Johan De Witt e suo fratello , Cornelis.

Nella metà del XVII secolo i Paesi Bassi, o come erano chiamate alli allora , le “Province unite”, o le Sette Province, non erano uno stato unitario e neppure una monarchia, ma una federazione unita dalla figura dello “Stadtholder”, una sorta di reggente la cui carica spettava tradizionalmente alla famiglia Orange, che se l’era meritata anche sul campo di battaglia.

Però anche nei Paesi Bassi del XVII secolo vi erano delle evoluzioni politiche e sociali e, dopo la morte di Guglielmo II, il potere passò a Joahn de Witt che venne scelto per sostituire gli orange, anche perché il figlio maschio di Guglielmo II era nato postumo. Il paese si divise politicamente fra gli Orangisti e i Repubblicani, i primi espressione del ceto medio, che voleva una guida forte, i secondi espressione delle famiglie più benestanti che volevano gestire in modo federale decentralizzato le province.

De Witt non fu un cattivo governante. Cercò di perseguire la pace e il benessere economico, ma non rifiutò la guerra e vinse la seconda guerra anglo-olandese chiamando il famoso ammiraglio De Ruyter. Invece che eliminare il giovane Guglielmo III ne curò l’educazione affinché diventasse in futuro un buon comandante. Inoltre era anche uno scienziato.

Però le Province Unite erano troppo ricche per non diventare un bersaglio dei vicini. De Witt cercava di mantenere buoni rapporti sia con la Francia sia con la Spagna, che possedeva gran parte dell’attuale Belgio. Quando Luigi XIV gli offrì di dividersi i possedimenti spagnoli rifiutò, perché preferiva avere uno stato couscinetto con la Francia.

Luigi XIV si alleò con il Regno Unito e iniziò una guerra durissima che portò ad una serie di disastri culminati con il RampJaar, “L’anno terribile”, il 1672, nel quale “Il popolo era irrazionale, il gooverno senza speranza e il paese al di la della possibilità di salvezza”. Johan De Witt capì che il suo periodo era finito e, dopo un attentato fallito, diede le dimissioni. Non fu abbastanza.

Gli Orangisti volevano liberarsi dei leader Repubblicani e arrestarono il fratello Cornelis con l’accusa di tradimento, sottoponendolo a tortura. Cornelis non confessò, ma comunque fu condannato all’esilio. Johan si recò al carcere, vicino a casa sua, per aiutarlo a fare i bagagli. Furono fermati dalla milizia de L’Aja che li fucilò, lasciando poi i corpi alla folla. Questa li spogliò, li appese alla forca e quindi pasteggiò con il loro fegato cotto alla brace!  Guglielmo III non fu direttamente accusato, ma aveva ritirato un contingente di cavalleria che avrebbe potuto porteggerli ed evitare il linciaggio. ap

De Witt era stato un buon governante per anni, ma era bastato un grosso errore per gettarlo, letteralmente, in pasto alla folla. Una lezione che molti governanti dimenticano.


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