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Il QE di Draghi? Non funzionerà. Grazie al nuovo testo dell’art. 81 Cost. (di Luigi Pecchioli)

 

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Il bazooka ha iniziato a sparare.

Come tutti i mezzi di informazione hanno ripetuto con enfasi, il programma di acquisto di titoli pubblici (e non solo) sul mercato secondario da parte della BCE è iniziato, seguendo l’ordine rigoroso di partecipazione dei singoli Stati alla UEM: Prima la Germania, poi la Francia, poi l’Italia, poi la Spagna, ecc. Tutti tranne la Grecia.

 

Qual’è lo scopo? Innanzitutto acquistando titoli di Stato sul mercato secondario la BCE, monetizzerà gran parte del debito detenuto da banche e fondi di investimento, immettendo così liquidità; poi il volume massiccio degli acquisti farà scendere gli interessi sulle nuove emissioni e questo dovrebbe favorire gli Stati che risparmierebbero sul costo del servizio del debito.

La liquidità immessa dovrebbe favorire un aumento dell’inflazione, almeno secondo la teoria monetarista cui si ispira la BCE, poiché il denaro, presente in grande quantità, dovrebbe spingere su i prezzi, innestando un circolo virtuoso di guadagni ed investimenti che dovrebbe far ripartire l’economia.

Oltre a ciò le banche, che si troverebbero con un eccesso di liquidità, – che la BCE remunera negativamente da giugno 2014 per la quota che eccede le riserve obbligatorie – sarebbero costrette ad utilizzare queste somme, prestandole alle imprese ed ai privati, facendo quindi ripartire il credito e quindi gli investimenti.

Da ultimo un ulteriore benefico effetto dovrebbe essere quello di far svalutare l’euro e rendere quindi le merci europee più competitive nei mercati internazionali. Questo risultato si è peraltro già realizzato, con un semplice “effetto annuncio”, dato che, subito dopo la conferenza stampa di Draghi che illustrava la manovra il cambio €/$ era arrivato a 1,10 e ad appena due giorni dall’inizio del QE l’euro si è già portato a 1,08.

 

Ma quante di questi effetti hanno realmente la probabilità di concretizzarsi?

E quali sono le conseguenze per l’Italia?

 

Per quanto riguarda il mercato mobiliare è indubbio che gli Stati ne avranno dei benefici per il minor costo del debito futuro. Come è indubbio che ne avranno benefici le agenzie nazionali e sovranazionali che beneficeranno degli acquisti delle loro obbligazioni.

E qui per l’Italia le cose non vanno benissimo; infatti le agenzie nazionali autorizzate sono: quattro istituti tedeschi, due francesi ed uno spagnolo. E basta. Se volete i nomi eccoli:

 

Kreditanstalt fuer Wiederaufbau

Landeskreditbank Baden-Württemberg Foerderbank

Landwirtschaftliche Rentenbank

NRW.Bank

Caisse d’amortissement de la dette sociale (CADES)

Union Nationale Interprofessionnelle pour l’Emploi dans l’Industrie et le Commerce (UNEDIC)

Instituto de Credito Oficial

 

Comunque resta il fatto che lo Stato italiano potrà risparmiare sul costo del debito.

Gli altri effetti invece sono piuttosto aleatori, a cominciare dall’inflazione, che è più influenzata dalla dinamica domanda offerta di beni piuttosto che dalla quantità di moneta.

Per i prestiti poi, come già si è visto con i LTRO e TLTRO, si può anche fornire liquidità alle banche, ma, se gli imprenditori non chiedono denaro, perché se non vi è domanda di beni non si produce e si resta con quello che si ha, come dotazioni produttive, o chi lo chiede non è affidabile riguardo alla restituzione del prestito, questo denaro rimane alle banche e non entra nel circuito economico.

E’ la cosiddetta “trappola della liquidità” per cui anche a tassi bassissimi il denaro non viene richiesto e non circola e deriva da una sfiducia degli operatori nel futuro economico ed ha come effetto proprio l’inefficacia di politiche monetarie per stimolare l’inflazione ed i consumi. Solo le esportazioni ne dovrebbero comunque avere benefici, per la competitività di prezzo guadagnata all’estero, ma, come ben si sa, di solo export un’economia grande come l’Italia non può vivere: anche la Germania, che è la sacerdotessa del credo mercantilistico orientato all’export, basa solo il 60% del suo PIL (una percentuale comunque enorme) sui mercati esteri.

 

Quindi quello che resta del QE per l’Italia è il risparmio statale. Questo non sarebbe un male, anzi, permetterebbe maggiori investimenti e spesa pubblica per finanziare lavori e quindi dare lavoro e non mance come gli 80 euro. Peccato che noi abbiamo sciaguratamente inserito nella nostra Costituzione una norma assurda che ci taglia le gambe: l’art. 81, nuovo testo, Cost..

 

Questo articolo è figlio del furore contro la spesa pubblica che ha fatto approvare a larghissima maggioranza il fiscal compact e prevede il pareggio di bilancio come regola per ogni nuova legge di spesa, ovvero ogni legge deve provvedere ai mezzi per fare fronte al suo costo ed in generale il bilancio deve essere ogni anno in pareggio. Il secondo comma poi vale la pena di essere riportato integralmente:

 

Il ricorso all’indebitamento è consentito solo al fine di considerare gli effetti del ciclo economico e, previa autorizzazione delle Camere adottata a maggioranza assoluta dei rispettivi componenti, al verificarsi di eventi eccezionali.

 

Con questo capolavoro di logica economica per cui lo Stato è come un’azienda o una famiglia e non deve indebitarsi abbiamo buttato a mare la possibilità di utilizzare la c.d. leva pubblica degli investimenti, ovvero la spesa della Stato per creare lavoro, a deficit.

A rigore neppure il 3% previsto dall’allegato al TFUE come limite annuale al deficit sarebbe possibile. Noi, più realisti del re (e della regina Francia, che allegramente sta al 6% e ci rimarrà ancora, almeno fino al 2017) abbiamo stracciato l’austera Germania e ci siamo imposti lo 0%, salvo “eventi eccezionali”.

 

Con questo presupposto il nostro Governo non effettuerà mai spesa aggiuntiva a deficit con il risparmio dato dal QE e quindi non si avrà alcun effetto benefico duraturo sulla crescita. E che questa sarà la realtà ce lo dice anche la legge di stabilità 2015, fresca di approvazione europea: ad ogni voce di spesa corrisponde infatti da qualche altra parte un taglio o una mancata detrazione o un inasprimento fiscale, vanificando così l’effetto espansivo.

 

Così non andremo da nessuna parte, sicuramente non cresceremo, nonostante i proclami trionfalistici che già si sentono, ma continueremo a declinare affondando, però orgogliosi del nostro bilancio sanamente e virtuosamente tendente a deficit zero.

 

Luigi Pecchioli

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