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Prezzi agricoli: bene i fertilizzanti, ma pericolo El Nino

Il crollo del 36% dei prezzi dell’urea a New Orleans riduce i costi per gli agricoltori, ma il contemporaneo rally del riso in Asia a causa di El Niño minaccia la stabilità agroalimentare globale. Ecco l’analisi macroeconomica dei mercati

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Buone notizie per gli agricoltori USA e di tutto il mondo, di riflesso. I prezzi dell’urea granulare sulla piazza di New Orleans sono crollati del 50% rispetto ai massimi toccati a metà aprile, quando il rischio di un’escalation geopolitica nel Golfo Persico aveva fatto temere interruzioni prolungate lungo le principali rotte commerciali.

I listini spot dell’urea sono tornati a quota 380 dollari per tonnellata corta (short ton), annullando interamente i rincari registrati tra fine febbraio e metà aprile, periodo in cui il prezzo era schizzato fino a 710 dollari.

Secondo gli analisti di Bloomberg Intelligence, questo deciso dietrofront è il risultato di un progressivo eccesso di offerta combinato con una debolezza della domanda interna negli Stati Uniti. Questa dinamica ha spinto i prezzi americani al di sotto di quelli registrati in mercati storicamente dipendenti dalle importazioni, come il Brasile e l’Egitto.

L’impatto sulle multinazionali del settore

Il calo dei costi di produzione rappresenta una notizia indubbiamente positiva per i bilanci delle aziende agricole in tutto il mondo, ma lo stesso non si può dire per i colossi industriali della chimica. La fine dei profitti straordinari accumulati durante lo shock energetico ha colpito in modo diretto i corsi azionari dei principali produttori mondiali. Le azioni di aziende leader come CF Industries e Nutrien hanno registrato una flessione di circa il 20%, muovendosi in perfetta correlazione con il riallineamento al ribasso dei listini spot dell’urea.

La mappa dei prezzi e dei mercati interessati

Per comprendere l’estensione di questa fluttuazione e le asimmetrie del mercato globale, è utile osservare i dati principali dell’ultimo bimestre:

Fragilità strutturali e rischi geopolitici

Nonostante la flessione dell’urea, il settore primario non può considerarsi del tutto fuori pericolo. Le ampie fasce agricole degli Stati Uniti continuano a subire gli effetti di una persistente siccità, la quale rischia di limitare la resa finale dei raccolti a prescindere dal minor costo dei nutrienti. Inoltre, la marcata volatilità dell’urea ricorda la vulnerabilità intrinseca della catena logistica globale, dal momento che quasi la metà delle esportazioni mondiali di questo composto azotato trae origine proprio dall’area del Golfo.

Il contrasto globale: l’allarme di UBS su El Niño e l’inflazione in Asia

Mentre i mercati occidentali sperimentano una tregua sul fronte dei costi energetici, la situazione sul versante asiatico rischia di innescare una nuova ondata inflattiva. La banca d’affari UBS ha pubblicato una nota di avvertimento incentrata sul potenziale impatto distruttivo del fenomeno meteorologico El Niño sulle colture dell’Asia meridionale e sud-orientale.

I riflessi sui mercati delle materie prime agricole non si sono fatti attendere, ed il benchmark del riso asiatico ha mostrato un’impennata del 20% nel solo mese di maggio. Si tratta del balzo mensile più consistente registrato dall’anno 2008. Questo marcato disallineamento geografico suggerisce che il rischio di shock alimentari strutturali rimane concreto per la seconda metà dell’anno, ponendo le banche centrali dei paesi emergenti di fronte a nuove scelte restrittive sulla liquidità.

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