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Pnrr, nuovo via libera dell’Ue alla revisione italiana. Foti: «Premiata la serietà del Governo»

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Un altro passaggio decisivo per il Pnrr italiano. La Commissione europea ha espresso una valutazione positiva sulla revisione del Piano presentata dal Governo, riconoscendo la solidità delle modifiche proposte e confermando integralmente le risorse assegnate all’Italia. Un risultato che rafforza la strategia seguita dall’esecutivo Meloni: adeguare gli interventi alle mutate condizioni economiche e operative senza perdere un solo euro e indirizzando i fondi verso investimenti concretamente realizzabili.

La proposta di decisione adottata a Bruxelles riguarda complessivamente 118 misure. Il documento riconosce che alcune modifiche si sono rese necessarie per ragioni oggettive: dall’aumento dei costi alle mutate condizioni di mercato, dai ritardi nelle forniture alla carenza di domanda per alcuni incentivi, fino agli effetti degli eventi meteorologici estremi che hanno colpito Calabria, Sicilia e Sardegna.

La Commissione ha però confermato che il Piano modificato continua a rispettare pienamente i criteri europei di efficacia, efficienza e coerenza. Il valore complessivo resta pari a oltre 194,4 miliardi di euro: circa 71,8 miliardi di contributi e 122,6 miliardi di prestiti. La dotazione finanziaria destinata all’Italia rimane dunque invariata.

«La valutazione positiva della Commissione europea rappresenta un altro importante riconoscimento al lavoro svolto dal Governo e alla credibilità conquistata dall’Italia nelle istituzioni comunitarie», dichiara il ministro per gli Affari europei, il Pnrr e le Politiche di coesione, Tommaso Foti. «Abbiamo dimostrato che rimodulare non significa rinunciare, ma rendere il Piano più efficace, concreto e aderente alle esigenze del Paese. Nessuna risorsa viene perduta: gli investimenti vengono messi in sicurezza e orientati verso interventi realmente realizzabili, capaci di produrre risultati duraturi per cittadini, imprese e territori. È la risposta migliore a chi, ancora una volta, aveva scommesso sul fallimento dell’Italia».

La revisione consente infatti di utilizzare le risorse liberate dagli interventi divenuti parzialmente irrealizzabili per rafforzare otto misure e introdurne due nuove. Tra le priorità figurano il sostegno alle imprese femminili, l’autoproduzione energetica delle piccole e medie imprese, le comunità energetiche, le infrastrutture idriche, il rinnovo del materiale ferroviario a emissioni zero, la riqualificazione delle stazioni e l’efficientamento dell’edilizia residenziale pubblica.

Particolarmente rilevante è il giudizio della Commissione sul capitolo REPowerEU, che ottiene la valutazione massima, “A”, per il contributo alla sicurezza energetica, alla diffusione delle fonti rinnovabili e alla riduzione della dipendenza dai combustibili fossili. La stessa valutazione viene assegnata alle componenti verde e digitale del Piano. Gli interventi climatici rappresentano il 37 per cento delle risorse complessive, mentre quelli destinati alla transizione digitale raggiungono il 26,4 per cento.

Novantatré misure vengono inoltre modificate per ridurre gli oneri amministrativi e semplificare le procedure, mantenendone inalterati gli obiettivi. È forse questo uno degli aspetti più significativi della decisione europea: Bruxelles riconosce la possibilità di correggere gli strumenti e alleggerire i passaggi burocratici senza compromettere l’ambizione originaria del Piano.

Il passaggio non costituisce ancora l’atto conclusivo, perché la proposta della Commissione dovrà essere formalmente approvata dal Consiglio dell’Unione europea. Il giudizio positivo rappresenta tuttavia il riconoscimento politico e tecnico più importante. Dopo mesi di trattative, l’Italia ottiene il via libera alla messa in sicurezza del Pnrr, conservando l’intera dotazione finanziaria e concentrando l’ultima fase dell’attuazione su obiettivi verificabili.

Quello che le opposizioni avevano spesso descritto come un ridimensionamento si rivela quindi un’operazione di realismo e responsabilità. Il Governo non ha difeso progetti ormai difficilmente realizzabili soltanto per conservare sulla carta l’impianto originario, ma ha negoziato con Bruxelles una revisione capace di tutelare le risorse e aumentarne l’effettiva capacità di spesa. Un nuovo successo sul terreno europeo e, soprattutto, un ulteriore passo verso il completamento del più grande programma di investimenti e riforme mai realizzato in Italia.

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