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Pioggia di missili sull’Arabia Saudita: impianti in fiamme, 73 feriti e il petrolio vola verso i 100 dollari

Attacco a sorpresa contro le infrastrutture energetiche saudite: 73 feriti, raffinerie bloccate e greggio a un passo dai 100 dollari.

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Una raffica improvvisa di droni e missili balistici ha colpito nella notte il cuore energetico e civile dell’Arabia Saudita, lasciando dietro di sé oltre settanta feriti, focolai di incendio negli stabilimenti industriali e un mercato petrolifero nel panico. La ripresa su vasta scala delle ostilità tra i ribelli yemeniti Houthi e la coalizione a guida saudita spazza via ogni illusione di stabilità regionale e proietta immediatamente il barile di greggio verso quota cento dollari.

I raid hanno preso di mira le province meridionali di Abha, Khamis Mushait, Jizan e Najran. Il bilancio umano è pesante: almeno 73 civili sono rimasti feriti, tra cui donne e bambini, secondo quanto comunicato dal portavoce della coalizione, il generale Turki al-Maliki.

Al-Maliki ha definito l’attacco come una violazione intollerabile della sovranità del Regno, annunciando risposte operative immediate contro le basi di lancio.

Il ministero dell’Energia di Riad ha confermato che diversi impianti strategici nel sud del Paese sono stati centrati alle prime ore di martedì. Gli impatti hanno provocato incendi e costretto i tecnici a una sospensione parziale delle attività per mettere in sicurezza il personale e valutare l’entità dei guasti.

La replica militare dei ribelli non si è fatta attendere sul piano della propaganda: il portavoce Yahya Saree ha rivendicato un’operazione condotta con decine di vettori a lungo raggio. L’azione viene presentata dagli Houthi come una rappresaglia diretta contro oltre 120 bombardamenti sauditi eseguiti nei giorni precedenti nello Yemen settentrionale.

La tregua faticosamente costruita nel 2022 appartiene ormai al passato. L’allargamento del conflitto mediorientale iniziato nei primi mesi del 2026 ha riacceso i fronti interni yemeniti. L’Organizzazione Mondiale della Sanità conta già oltre mille tra morti e feriti in appena due settimane di scontri sul terreno, con più di 21 mila sfollati in fuga dai combattimenti attorno a Taiz e Hodeidah.

Ecco i numeri salienti di questa nuova ondata di scontro:

  • Feriti civili accertati: 73 persone coinvolte negli attacchi sul suolo saudita.
  • Aree colpite: centri urbani e siti produttivi a Jizan, Abha, Najran e Khamis Mushait.
  • Intensità dei raid: decine di droni e missili impiegati in un unico attacco combinato.

La ricaduta economica di questa fiammata bellica è stata istantanea e brutale sui listini internazionali. Chi pensava che le tensioni geopolitiche fossero già assorbite dai prezzi ha dovuto fare i conti con la realtà fisica della produzione energetica.

A subire i danni maggiori sotto il profilo strategico è l‘area di Jazan. Qui sorge la gigantesca raffineria di Saudi Aramco, un colosso capace di lavorare circa 400.000 barili di greggio al giorno, già finita più volte nel mirino dei lanci yemeniti.

L’ironia della situazione geopolitica è evidente: Riad stava cercando di deviare i propri flussi di greggio verso la costa occidentale per aggirare i rischi di blocco nello Stretto di Hormuz. Spostandosi a ovest verso il Mar Rosso, l’Arabia Saudita si è ritrovata esattamente sotto il tiro ravvicinato delle batterie costiere e dei droni yemeniti.

Sui mercati asiatici ed europei la reazione non si è fatta attendere:

Parametro energeticoValore rilevatoVariazione giornaliera
Brent Crude98,70 $ / barileIn forte rialzo verso i 99 $
WTI Crude94,12 $ / barile+2,89%
Raffineria di Jazan400.000 barili/giornoAttività parzialmente sospesa

La quotazione del petrolio Brent è tornata i 99 dollari al barile, mentre il greggio americano WTI ha superato di slancio i 94 dollari.

 

Petrolio Brent – Tradingeconomics

 

Dal punto di vista dell’economia reale, un barile a cento dollari agisce come una tassa indiretta sui consumi delle famiglie e sui costi di produzione delle imprese. Se l’offerta energetica globale subisce strozzature a monte, la spesa delle famiglie viene drenata verso le bollette e i carburanti, deprimendo la domanda aggregata per tutti gli altri beni. Cala il famoso “Reddito disponibile” e questo può creare un grosso problema.

Le banche centrali rischiano così di trovarsi spiazzate: l’inflazione che risale per colpa di uno shock d’offerta non si combatte comprimendo ulteriormente il credito, pena una brusca frenata della crescita. Senza una riapertura sicura delle rotte del Mar Rosso e la protezione degli impianti di raffinazione sauditi, la bolletta energetica globale rischia di imporre un duro pedaggio alla ripresa produttiva.

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