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Piani segreti e soldi ai terroristi. Tutti i misteri del “caso Marò” (F. Musacchio)

 

Piani segreti e soldi ai terroristi. Tutti i misteri del “caso Marò” (F. Musacchio)

L’8 settembre delle forze armate. E’ così che il mondo militare italiano, in particolare quello della Marina, definisce la vicenda dei marò. A distanza di anni, infatti, ancora si attende una risposta sulle responsabilità che hanno portato all’arresto dei fucilieri nelle acque territoriali indiane. Nonostante durante il governo Renzi sia stato più volte preso l’impegno, da parte di alcuni politici, di costituire una commissione d’inchiesta parlamentare proprio per fare luce su quanto accaduto, ad oggi non se ne hanno notizie. Dall’ordine di rientro nelle acque territoriali indiane, partito dal ministero della Difesa, ai presunti blitz degli incursori della Marina per liberarli, sull’arresto e la detenzione in India di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, accusati di aver ucciso due pescatori, le domande restano ancora tante. Eppure, già dal 2014 alcuni delegati del Cocer chiedono a gran voce la nascita di questa commissione. Secondo alcune indiscrezioni, inoltre, durante un incontro tra il ministro della Difesa, Roberta Pinotti, e alcuni rappresentani del Cocer, a questi ultimi sarebbero state promesse informazioni mensile dettagliate sull’evolversi dei fatti, oltre che successivi incontri, a patto di mantenere un basso profilo sulla vicenda.
Nulla di tutto ciò, però, sarebbe stato rispettato. Gli incontri tra Cocer e Ministro non sono avvenuti, la commissione non è stata fatta e i due marò, al momento, vivono in condizioni di semilibertà dettate dall’India. Anche sul rischio che Latorre potesse rientrare in India dopo aver subito l’intervento al cuore esisterebbe un piccolo giallo sull’aereo dell’Aeronautica già pronto con un kit di emergenza medica.
In tutto questo, poi, esistono anche altre indiscrezioni, emerse già nel 2015 e di cui Il Tempo aveva dato conto. Una ricostruzione che legherebbe i due fucilieri della Marina con le giovani cooperanti, Vanessa e Greta, rapite in Siria e liberate dietro il pagamento di 12 milioni di euro (riscatto mai confermato dal governo). Greta Ramelli e Vanessa Marzullo, infatti, sarebbero state liberate in fretta, pagando un lauto riscatto, per abbassare la tensione mediatica sulla vicenda dei marò che in quel momento si trovavano ancora bloccati in India. Destini che si sarebbero incrociati, per ragioni di opportunità, nell’ottica di un ‘operazione di maquillage del governo Renzi che avrebbe provato ad avere un ritorno politico dopo il fallimento delle attività diplomatiche (e non solo) per riportare a casa Massimiliano Latorre e Salvatore Girone. Di mezzo, inoltre, ci sarebbe anche un blitz andato male degli incursori della Marina che avrebbero tentato militarmente di risolvere il caso. Altre fonti, inoltre, rivelarono anche l’esistenza di un altro piano fallito: quello portato avanti dai servizi segreti. Ma non solo. Sempe nei corridoi dei palazzi, circolava la voce di un terzo piano extra guidiziale segretamente conserveto in un “cassetto” del ministero della Difesa i cui contenuti non sarebbero mai emrsi. Persino le gole profonde di Palazzo Chigi dicono di non aver mai conosciuto i dettagli di questo terzo misterioso piano. Presunte resposabilità nella catena di comando, piani segreti, trattative andate male e soldi finiti ai terroristi. Dal romanzo di fantapolitica alla spy story, le indiscrezioni filtrate dal Palazzo hanno creato, negli anni, più di un imbarazzo.

Francesca Musacchio, Il Tempo, 10 novembre 2017

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