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Piagnoni e penitenti (di Raffaele Salomone Megna)

 

 

 

 

A.D. 1497

E’ il 7 febbraio e siamo nella città di Firenze.

Girolamo Maria Francesco Matteo Savonarola, altrimenti conosciuto come il martello di Dio, organizza il falò delle vanità, nel quale vengono dati alle fiamme molti oggetti d’arte, dipinti dal contenuto paganeggiante, gioielli, suppellettili preziose, vestiti lussuosi.

Accanto al frate domenicano ci sono i suoi sostenitori, i piagnoni, fermamente convinti che solamente una maggiore austerità dei costumi possa salvare la società e la Chiesa dal degrado morale.

Durante tutto il medio evo si era assolutamente certi che le tragedie come epidemie, pestilenze e carestie fossero la manifestazione dell’ira divina, che si scagliava implacabile contro gli atteggiamenti collettivi non consoni alle Sacre Scritture.

Sorsero così i gruppi penitenti, che tramite mortificazioni corporali e vita condotta in estrema povertà cercavano di ottenere il perdono divino.

Come non ricordare il movimento dei bizzochi e dei fraticelli, che condussero alle estreme conseguenze tale modus vivendi.

Apostolici e dolciniani, poi, che avevano come proprio motto il penitenziagite”, fate penitenza, abbreviazione in volgare della frase latina “Poenitentiam agite, appropinquavit enim regnum caelorum” (“Fate penitenza, ché il regno dei cieli è vicino”- Vangelo secondo Matteo) furono addirittura scomunicati, perseguitati ed uccisi.

A.D. 2018

E’ il 30 settembre e siamo nella città di Roma, in Piazza del Popolo.

La storia sembra ripetersi. Piagnoni e penitenti sono stati convocati colà dal PD sotto l’incitazione dei vari Martina e Renzi.

Questi ultimi, emuli del Savonarola, di Davide Tornielli, al secolo Fra Dolcino, e di Gherardo Segarelli, invocano una società più austera, chiedono di ridurre ulteriormente i consumi interni ed invitano i loro seguaci al “penitenziagite”.

Tutti temono la collera divina che si potrebbe concretizzare sotto forma dello spread sui titoli del debito pubblico italiano.

Infatti, i governati romani hanno osato violare un dettame delle tavole della legge divina, quelle che Bruxelles ha dato agli italiani per il tramite dei vari Prodi, D’Alema, Monti e compagni.

A nulla è valsa la cautela suggerita da quel sant’uomo del Presidente Mattarella, del quale si dice che addirittura si imponga il cilicio sotto il suo rigoroso completo blu.

“Non violate, il pareggio di bilancio !” ha ammonito a quei beceri populisti e sovranisti al Governo “o la disgrazia cadrà sul popolo!”

Anche il francese Pierre Moscovici, uomo pio e saggio, socialista, giusto tra i giusti oltre che decorato dell’Ordine al Merito della Germania, ha ricordato agli scellerati che “pacta servanda sunt”.

Ma gli empi e miscredenti governanti italiani, senza alcuna remora per le ire furibonde delle divinità dell’Unione Europea, hanno innalzato il deficit al 2,5%.

Ovviamente il popolo del PD paventa oltre allo spread anche altre punizioni, come l’invasione di locuste e cavallette, la tramutazione dell’acqua in sangue, la morte dei primogeniti maschi.

I più pessimisti pensano addirittura che potremmo non essere più amati da frau Merkel e da monsieur Macorn e questo per gli spiriti più vicini alla “regola dell’ordine europeo” è insopportabile.

In Piazza del Popolo i piagnoni del PD, cercando di evitare queste terribili punizioni, hanno invocato a gran voce di avere più migranti, di andare in pensione non prima di 75 anni e di pagare più tasse, più imposte, più accise, più gabelle, sperando così nel perdono delle divinità dell’austerità.

Cosa c’è da dire? Poco o nulla.

Se la storia, che è sempre “ magistra vitae”, ci ricorda la brutta fine dei piagnoni e dei penitenti, resta solo questo monito ai novelli profeti dell’apocalisse:

“Coglioni, una risata vi seppellirà!”

Raffaele SALOMONE-MEGNA


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