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Perché Spagna e Portogallo crescono più dell’Italia spiegato facile

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Perché Spagna e Portogallo crescono più dell'Italia?

Con la pubblicazione del nuovo aggiornamento dell’e-book di Economia Spiegata Facile possiamo condividere coi lettori di Scenari economici, una versione sintetica di uno dei nuovi contenuti del libro. Stiamo parlando del perché Spagna e Portogallo crescono più dell’Italia.

Dopo gli sperticati elogi alla Spagna è tempo di fare luce sui reali motivi di questo rilancio economico, passato come epocale nonostante la ricchezza non accenni a vedersi aumentare nei portafogli della cittadinanza.

Il libro di Economia Spiegata Facile – versione elettronica – rintraccia il percorso che ha segnato la crescita del PIL nazionale iberico, per mostrarci come il miracolo sia tutt’altro che un’improvviso risveglio di governi miracolosamente illuminati dall’oggi al domani, ma ha radici per profonde nei decenni passati fatti principalmente da fondi europei e allegri sforamenti di bilancio.


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Nella certosina ricostruzioni dei dati, il libro propone una versione piuttosto distante dalla narrazione del miracolo spagnolo e portoghese.

L’aspetto che pare più controverso, secondo i fan del modello spagnolo è che loro crescono mentre l’Italia ristagna nonostante tutti ubbidiscano alle stesse regole europee.

Il ruolo decisivo dei fondi europei al posto dell’austerity italiana

Chi presenta la crescita di Spagna e Portogallo come modello da contrapporre all’Italia omette sistematicamente alcuni dati fondamentali.

Il vantaggio strutturale dei trasferimenti europei. L’Italia è contributore netto dell’UE da oltre trent’anni: tra il 2000 e il 2014 ha versato circa 72 miliardi più di quanto ricevuto. La tabella sottostante prosegue fino al periodo covid. La Spagna è stata beneficiaria netta dal 1986 fino al 2012, il Portogallo lo è tuttora — ricevendo circa 2,25 miliardi netti all’anno. Non sono lo stesso punto di partenza.

Il ruolo degli sforamenti di bilancio. Spagna, Portogallo e Irlanda hanno sistematicamente superato il tetto del 3% del deficit, trasformando quella spesa in investimenti pubblici e infrastrutture. In questo la tabella che elenca sforamenti degli uni e gli avanzi primari dell’Italia svolge un ruolo fondamentale nell’illustrare al lettore la diametrale differenza tra il miracolo iberico e lo sprofondo italiano.

deficit e avanzo primario: Italia vs altri Stati europei.


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Alcuni degli altri argomenti che abbiamo aggiunto o aggiornato: gli effetti del Superbonus aggiornati a oggi, il paradosso del risparmio, come ha fatto l’Italia a sopravvivere allo spread del 1982?, l’assalto dei fondi speculativi al risparmio italiano, la classifica del debito privato per nazioni, e altro ancora…

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Stesse regole europee applicazione opposta.

Spese allegre da una parte, austerità dall’altra: stesse regole europee, applicazione opposta. Se l’Italia avesse potuto fare altrettanto nei dodici anni pre-Covid, avrebbe avuto oltre 102 miliardi aggiuntivi ogni anno da destinare agli investimenti. Non sono le riforme strutturali ad aver trainato la crescita iberica: sono stati gli investimenti, finanziati in parte da Bruxelles e in parte ignorando i vincoli che l’Italia invece ha rispettato, per di più in senso restrittivo.

I paragoni assenti. Nessuno cita la Germania, in recessione da quando ha perso il gas russo a basso costo, né la Francia, con un debito pubblico fuori controllo e un’economia in difficoltà. Il confronto selettivo con i soli Paesi cresciuti serve a costruire una narrativa, non un’analisi.

Il modello spagnolo non è virtuoso come sembra. La crescita del PIL spagnolo è trainata da turismo, servizi a basso valore aggiunto e spesa pubblica; non tanto dall’aumento del potere d’acquisto. I salari reali sono cresciuti meno del 3% in trent’anni, la disoccupazione giovanile è al 24%, e il 27% della popolazione è a rischio povertà o esclusione sociale: terza peggiore nell’UE. Una crescita che arricchisce le statistiche, i pochi ad avvantaggiarsene, ma non i lavoratori.

I fondi europei sono alla base del fatto che la Spagna cresce più dell'Italia che da sempre è contributore netto.

In sintesi: Spagna e Portogallo sono cresciuti perché hanno ricevuto più di quanto hanno dato e hanno speso più di quanto consentito. L’Italia ha fatto l’opposto su entrambi i fronti. Presentare questo come fallimento italiano è, nella migliore delle ipotesi, un’analisi incompleta. Certamente la Spagna ha investito meglio, specialmente sul fronte delle rinnovabili che in questo periodo le sta dando un vantaggio competitivo, dato anche dal fatto che la Spagna si produce energia da proprie centrali nucleari.

La domanda che il libro lascia al lettore è la seguente: come si può considerare quello spagnolo un modello virtuoso se dopo 35 anni di trasferimenti, la Spagna ha ancora il 27% di popolazione a rischio povertà?


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