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Perché il centrodestra non può fare a meno di Futuro Nazionale

Se il centrodestra vuole una maggioranza solida nella prossima legislatura deve includere Futuro Nazionale e tenere conto delle sue proposte dando spazio adeguato. Gli elettori non capirebbero l’esclusione

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Il dibattito sulla nuova legge elettorale è ancora aperto e il testo definitivo dovrà essere definito dal Parlamento. Tuttavia, al di là della soluzione tecnica che verrà adottata, un elemento appare già oggi difficilmente contestabile. Se l’obiettivo dichiarato sarà quello di garantire la governabilità del Paese, il nuovo sistema dovrà necessariamente prevedere un meccanismo capace di assicurare alla coalizione vincente una maggioranza parlamentare stabile. Che si tratti di un premio di maggioranza, di una soglia minima da raggiungere o di un diverso correttivo maggioritario, la logica sarà comunque la stessa: trasformare una vittoria elettorale in una maggioranza in grado di governare.

È proprio da questo presupposto che occorre guardare alle prospettive del centrodestra.

Con gli attuali rapporti di forza, ogni punto percentuale potrà risultare decisivo per consentire alla coalizione di raggiungere la soglia prevista dal futuro sistema elettorale e beneficiare del meccanismo premiale. In questo contesto, il contributo di Futuro Nazionale non può essere considerato marginale.

Se il centrodestra e Futuro Nazionale si presentassero insieme agli elettori, aumenterebbero sensibilmente le probabilità di ottenere quella maggioranza parlamentare stabile che rappresenta la vera finalità della riforma elettorale. Se, invece, affrontassero separatamente le elezioni, anche un’eventuale convergenza successiva non produrrebbe gli stessi effetti, perché il meccanismo premiale verrebbe attribuito esclusivamente alle coalizioni costituite prima del voto e sottoposte al giudizio degli elettori.

La differenza è tutt’altro che formale. Nel primo caso si costruisce una maggioranza in grado di governare per l’intera legislatura. Nel secondo si rischia di ottenere soltanto una maggioranza relativa, insufficiente a garantire quella stabilità che costituisce la ragion d’essere di qualsiasi riforma elettorale.

Per Giorgia Meloni, se l’obiettivo è quello di riproporsi alla guida del Governo anche dopo il 2027, questo rappresenta probabilmente il vero nodo strategico. Vincere le elezioni è una condizione necessaria, ma non sufficiente. Occorre soprattutto poter contare su una maggioranza parlamentare autosufficiente sia alla Camera sia al Senato.

In assenza di una maggioranza assoluta, anche forze politiche oggi elettoralmente marginali, caratterizzate da un consenso molto contenuto e collocate nell’area del centrosinistra, potrebbero ritrovarsi ad esercitare un’influenza politica enormemente superiore al proprio peso elettorale. Pochi parlamentari potrebbero diventare determinanti per la sopravvivenza del Governo, per l’approvazione delle riforme più importanti e, più in generale, per la tenuta della legislatura.

È difficile immaginare che gli elettori del centrodestra guardino con favore ad una prospettiva nella quale la stabilità dell’Esecutivo finisca, di fatto, nelle mani di forze politiche che gli stessi elettori hanno relegato ad un ruolo largamente marginale.

Proprio per evitare questo scenario esiste una sola strada politicamente razionale: costruire fin dall’inizio una coalizione sufficientemente ampia da conseguire il meccanismo premiale previsto dalla futura legge elettorale e assicurare una maggioranza parlamentare autosufficiente.

In altre parole, la questione riguarda anzitutto la governabilità. Una maggioranza costruita prima del voto significa cinque anni di stabilità. Una maggioranza costruita dopo il voto rischia invece di trasformarsi in una continua ricerca di compromessi parlamentari. È questa la prima, fondamentale ragione che rende strategica una coalizione ampia fin dall’inizio.

Nei prossimi giorni verrà presentato ufficialmente il Manifesto politico di Futuro Nazionale. Sarà allora possibile valutarne integralmente contenuti e proposte. Tuttavia, dalle anticipazioni già disponibili emerge un dato destinato a far discutere: molte delle linee programmatiche risultano ampiamente convergenti con quelle delle forze che oggi sostengono il Governo.

Naturalmente non mancheranno differenze. Sarebbe irrealistico pensare il contrario. Ma in politica non è l’identità assoluta a rendere possibile un’alleanza; è la compatibilità degli obiettivi fondamentali.

Se Futuro Nazionale propone un impianto programmatico largamente coerente con quello dell’attuale maggioranza e pone come principio fondamentale il rispetto degli impegni assunti nei confronti degli elettori, diventerà sempre più difficile spiegare ai cittadini per quale ragione tale forza politica dovrebbe essere esclusa da una futura coalizione di centrodestra.

Fino ad oggi una parte dell’attuale maggioranza ha preferito una linea comunicativa molto semplice: sostenere che un voto a Futuro Nazionale finirebbe inevitabilmente per favorire la sinistra. È una narrazione comprensibile nella fase iniziale della competizione politica, soprattutto quando emerge un nuovo soggetto capace di raccogliere consenso all’interno dello stesso elettorato.

È altrettanto comprensibile che le forze oggi al governo guardino con attenzione alla crescita di Futuro Nazionale, che in pochi mesi ha raggiunto, secondo i sondaggi, livelli di consenso difficilmente immaginabili fino a poco tempo fa. In questa fase è naturale che prevalga la competizione.

Ma le campagne elettorali hanno una logica diversa da quella della costruzione di una maggioranza di governo.

Con l’avvicinarsi delle elezioni, quando diventerà prioritario garantire la governabilità del Paese, è ragionevole attendersi che le posizioni possano evolvere e che anche il dibattito pubblico assuma toni più pragmatici. Le contrapposizioni potranno lasciare spazio ad una riflessione più concreta sugli interessi complessivi della coalizione.

Esiste, tuttavia, un ulteriore elemento che il centrodestra farebbe bene a considerare.

Oggi il messaggio rivolto agli elettori è: “Non votate Futuro Nazionale perché rischiate di favorire la sinistra”.

Ma se domani fosse proprio il rifiuto di costruire una coalizione più ampia ad impedire al centrodestra di ottenere una maggioranza stabile, oppure addirittura a consegnare la vittoria al centrosinistra, quella stessa narrazione rischierebbe di rovesciarsi completamente.

A quel punto molti elettori potrebbero porsi una domanda tanto semplice quanto legittima: se Futuro Nazionale aveva manifestato la disponibilità a dialogare e a contribuire alla costruzione di una coalizione di centrodestra, perché quella disponibilità non è stata raccolta?

La responsabilità politica cambierebbe completamente prospettiva. Non sarebbe più Futuro Nazionale a dover giustificare la propria presenza, ma il centrodestra a dover spiegare perché abbia rinunciato ad allargare la coalizione, assumendosi il rischio di compromettere la governabilità del Paese o, paradossalmente, di favorire proprio quell’alternanza politica che oggi afferma di voler scongiurare.

Ma la questione non si esaurisce qui. Esiste infatti una seconda ragione, ancora più rilevante sotto il profilo istituzionale.

Nel 2029 giungerà a scadenza il mandato del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e il Parlamento in seduta comune sarà chiamato ad eleggerne il successore. Come noto, dopo i primi tre scrutini, che richiedono una maggioranza qualificata, dalla quarta votazione sarà sufficiente la maggioranza assoluta dell’assemblea composta da deputati, senatori e delegati regionali.

È in quel momento che diventerà evidente quanto sia stata importante la scelta compiuta prima delle elezioni politiche. Una coalizione capace di ottenere il meccanismo premiale potrà disporre di una maggioranza parlamentare sufficiente non soltanto per governare con continuità, ma anche per affrontare autonomamente uno dei passaggi più delicati della vita istituzionale della Repubblica: l’elezione del Capo dello Stato.

Se, invece, quella maggioranza non dovesse esistere, il centrodestra sarebbe inevitabilmente costretto a ricercare accordi parlamentari esterni, restituendo un peso determinante a forze politiche che gli elettori hanno relegato ad un consenso largamente minoritario.

Del resto, la posizione di Futuro Nazionale è stata ribadita con chiarezza fin dalla sua nascita. Il movimento si è sempre dichiarato disponibile ad aprire un confronto serio con tutte le forze del centrodestra, purché vengano rispettati alcuni principi irrinunciabili che ne costituiscono le linee rosse. Qualora tali condizioni non fossero condivise, Futuro Nazionale non avrebbe alcuna difficoltà a presentarsi autonomamente al giudizio degli elettori.

In definitiva, il punto non è stabilire se il centrodestra possa vincere anche senza Futuro Nazionale. Potrebbe perfino riuscirci. Il vero interrogativo è un altro: potrebbe poi governare con una maggioranza stabile per l’intera legislatura e, successivamente, eleggere autonomamente il Presidente della Repubblica?

Se la risposta fosse negativa, allora l’alleanza con Futuro Nazionale non rappresenterebbe una scelta tattica né una semplice opportunità politica. Diventerebbe la naturale conseguenza di una logica istituzionale. Perché le maggioranze si costruiscono prima delle elezioni, non dopo.

La politica vive di numeri, ma si misura sulle responsabilità. Se domani il centrodestra non dovesse disporre di una maggioranza sufficiente per governare o per eleggere il prossimo Presidente della Repubblica, il problema non sarà chiedersi perché esista Futuro Nazionale. La domanda sarà un’altra: perché non si è voluto costruire, quando era ancora possibile, una coalizione in grado di garantire la stabilità del Paese.

Sarebbe un’occasione persa non tanto per Futuro Nazionale, quanto per l’intero centrodestra e, soprattutto, per l’Italia, che avrebbe l’opportunità di disporre di una maggioranza solida, capace di governare con continuità e di eleggere il futuro Presidente della Repubblica senza dipendere da equilibri parlamentari precari o da forze politiche elettoralmente marginali.

Antonio Maria Rinaldi
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