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Parigi sull’orlo del crac: Le Pen svela la contro-manovra da 140 miliardi e spiazza i mercati. Disciplina vera o trappola elettorale?
Debito francese fuori controllo: la mossa a sorpresa di Marine Le Pen che calma i mercati, ma rischia di strangolare la crescita.
Un piano shock da 140 miliardi di tagli e una regola d’oro sul bilancio fanno scendere lo spread a Parigi: ecco la ricetta per l’Eliseo tra rigore finanziario e calcolo politico.

La Francia si trova a un passo da un vero e proprio terremoto finanziario. Con un debito pubblico ormai al 119% del PIL, deficit fuori controllo e i rendimenti dei titoli di Stato a dieci anni schizzati al 4,93% — livelli che a Parigi non si vedevano dal lontano 2002 — la tenuta economica della seconda potenza dell’Eurozona scricchiola paurosamente.
A sette mesi dalle elezioni presidenziali del 2027, la resa dei conti è aperta. L’annuncio di una clamorosa contro-manovra da parte di Marine Le Pen ha ribaltato il tavolo, innescando una reazione tanto immediata quanto inaspettata sui mercati obbligazionari: il rendimento degli OAT a 10 anni è sceso repentinamente verso il 4,74%, allentando la morsa dello spread con il Bund tedesco.
Il paradosso è servito: la destra sovranista, considerata fino a ieri lo spauracchio della finanza internazionale, viene improvvisamente applaudita dalle sale operative di Wall Street per aver promesso un rigore di bilancio perfino più feroce di quello del governo in carica.
Il muro contro muro: il ministro Lescure e il dogma del cinque per cento
Nelle stesse ore in cui i mercati lanciavano segnali d’allarme, al ministero dell’Economia e delle Finanze di Bercy il clima era plumbeo.
Il ministro Roland Lescure, presentatosi senza giacca, autentico descamisados, davanti ai cronisti economici, ha ribadito la linea intransigente dell’esecutivo guidato dal premier Sébastien Lecornu: «Cinque è cinque! Non accetterò il 5,1% o il 5,2%». Il piano governativo intende ridurre il disavanzo pubblico dal 5,4% al 5,0% del PIL il prossimo anno, chiedendo al Paese uno sforzo complessivo da 54 miliardi di euro.

Roland Lescure con il premier Lecornu
Per raggiungere l’obiettivo, l’esecutivo non esita a minacciare il ricorso all’articolo 49.3 della Costituzione per scavalcare il Parlamento. Ma la misura più indigesta riguarda le pensioni: un salasso da 5,5 miliardi ottenuto bloccando l’adeguamento all’inflazione per i trattamenti superiori a 1.260 euro e tagliando l’abbattimento fiscale del 10%.
Un suicidio politico annunciato, che Lescure giustifica con l’urgenza di avviare un secondo pilastro previdenziale a capitalizzazione, mentre le agenzie di rating Moody’s e Standard & Poor’s affilano i coltelli in vista dei giudizi attesi tra fine ottobre e fine novembre. Nello stesso tempo l’impegno di Lescure è pura facciata: le elezioni si terranno il 18 aprile 2027, e da li a qualche mese ci sarà un nuovo governo con un nuovo Ministro delle Finanze
La ricetta Le Pen: 140 miliardi di tagli e la “regola aurea”
Mentre il governo arranca, Marine Le Pen, affiancata da Jordan Bardella e Jean-Philippe Tanguy, ha svelato la propria contro-manovra economica. La diagnosi della leader del Rassemblement National è brutale: «Senza una rottura politica, la Francia corre dritta al default».
La terapia proposta dal RN non fa sconti e punta a un risanamento drastico attraverso una serie di leve ben definite:
- Taglio aggregato delle spese: 140 miliardi di euro di risparmi netti entro il 2032 rispetto alla spesa tendenziale.
- Traiettoria del deficit: disavanzo portato rapidamente al di sotto del 5% nel 2027 (fino a lambire il 3,7% nelle stime più aggressive), per poi scendere sotto il tetto del 3% entro il 2030 e attestarsi al 2,2% nel 2032.
- Meno risorse a Bruxelles: una sforbiciata decisa ai contributi netti versati annualmente dalla Francia al bilancio dell’Unione Europea.
- Stretta sull’immigrazione: cancellazione delle spese e dei sussidi sociali destinati all’accoglienza e ai residenti stranieri non comunitari.
- Revisione della spesa pubblica interna: tagli alla burocrazia statale per oltre 25 miliardi all’anno, preservando però le promesse elettorali sui salari e le pensioni popolari.
- La regola aurea costituzionale: introduzione di un vincolo di bilancio vincolante. Finché il debito pubblico supererà il 60% del PIL, il deficit consentito dovrà restare di almeno mezzo punto percentuale inferiore al livello che stabilizza il debito (nel 2027 significherebbe un tetto al 2,4%).
- Ruolo della BCE e previdenza: richiesta esplicita a Francoforte di intervenire per raffreddare i tassi dell’Eurozona e apertura pragmatica all’introduzione della previdenza complementare a capitalizzazione.
| Voce di confronto | Piano Governo Lecornu-Lescure | Contro-manovra Le Pen (RN) |
| Obiettivo Deficit 2027 | 5,0% del PIL | Sotto il 5% (fino al 3,7%) |
| Ritorno sotto il 3% | Oltre il 2030 | Entro il 2030 (2,2% nel 2032) |
| Sforzo finanziario | 54 miliardi di correzione | 140 miliardi di tagli strutturali |
| Previdenza | Taglio indicizzazione sopra 1.260 € | Difesa pensioni base + capitalizzazione |
| Contributi UE e spesa estera | Invariati | Tagli a trasferimenti UE e costi migratori |
| Vincolo di bilancio | Regole patto europeo | Regola aurea costituzionale rigida |
Le Pen e Bardella
L’inaspettata benedizione delle banche d’affari
La risposta della finanza internazionale ha spiazzato la sinistra di Jean-Luc Mélenchon, che ha subito accusato Le Pen di essersi prostrata ai mercati finanziari.
Gli analisti di UBS hanno registrato l’immediata sovraperformance dei titoli francesi, mentre da Goldman Sachs il responsabile del desk azionario Rich Privorotsky ha ammesso che mostrare un percorso credibile di riduzione del deficit, senza toccare le pensioni più deboli, regala al RN una patente di affidabilità insperata.
Resta il nodo geopolitico e quello legale:
- ridurre unilateralmente i fondi all’Unione è una mossa interessante, ma apre a mosse simili da parte degli altri paesi in surplus, come Germania, Paesi Bassi e Italia. Perché se taglia i contributi Parigi non dovrebbero farlo anche Berlino e soprattutto Roma, che ha un rapporto debito/PIL perfino più alto? Avremo una corsa a chi taglia di più?
- la BCE non dovrebbe seguire le richieste di nessuno stato, tranne che questo non venga ad utilizzare degli strumenti di pressione estremi del genere “O fai come dico o me ne vado”;
- tagliare gli aiuti sociali ai non cittadini permetterebbe di non ridurre le pensioni e i contributi sociali verso i cittadini. Una via che potremmo utilizzare anche noi, ma cosa direbbe la magistratura e la Corte di Giustizia Europea, che in passato ha cassato queste misure? In Italia siamo obbligati a garantire l’abitazione popolare anche ai non cittadini e perfino ai non residenti!
- Il taglio degli interessi sul debito pubblico viene a ricadere per il 50% su non reidenti, e l’idea di incentivare i fondi pensione è proprio diretta a sostituire possessori interni a quelli esterni al sistema.
Un Mario Monti all’ombra della Tour Eiffel o cinismo elettorale?
Siamo davvero di fronte a una versione parigina di Mario Monti con le insegne della fiamma tricolore? La realtà è più complessa. L’impalcatura teorica presentata dal Rassemblement National riproduce la classica liturgia dell’austerità di bilancio solo in apparenza: i tagli sono per trasferimenti esteri non produttivi o contributi a cittadini non comunitari. Tecnicamente sono a favore di non residenti che non spendono nello stato. La stessa manovra contro i non residenti viene fatta riducendo il pagamento sugli interessi, sempre che questa manovra funzioni.
Bisogna vedere quanto di questi 140 miliardi di tagli saranno invece fatti ricadere sui residenti e quindi vengano a comprimere una crescita anemica, già ora solo allo 0,9%, con il rischio di vedere l’effetto Monti: per calare il deficit e il debito faccio decrescere il PIL e quindi faccio esplodere il rapporto debito/PIL.
Più che a un Monti transalpino votato al rigore fine a se stesso, siamo davanti all’ennesima operazione di disarmo preventivo dello spread, sulla scia di quanto già visto con altri governi conservatori europei alla vigilia della vittoria elettorale.
Marine Le Pen sa bene che per entrare all’Eliseo non può permettersi un attacco speculativo orchestrato dai mercati sui titoli di debito pubblico. Ha quindi confezionato un piano che rassicura la City e Wall Street con la promessa di una disciplina fiscale ferrea, scaricando però la colpa dei tagli sulle istituzioni europee e sull’immigrazione. Nello stesso tempo cerca di evitare che le piazze francesi esplodano, esattamente come sta accadendo per le proteste dei liceali e come accadde per i gilet gialli. Basteranno le sue misure però ad evitare il disastro sociale ?
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