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Ora Basta! 13 governi chiedono a Bruxelles lo stop a nuove leggi per salvare le imprese

Rivolta contro le norme Ue: tredici governi chiedono il congelamento immediato delle direttive per salvare le PMI dalla trappola burocratica.

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L’apparato burocratico dell’Unione Europea ha raggiunto un livello di saturazione tale da mettere a repentaglio la tenuta stessa del tessuto produttivo continentale, il tutto mentre l’economia europea arranca nel confronto globale. Stati Uniti e Cina investono e costruiscono, Bruxelles continua a sfornare direttive e regolamenti a getto continuo. Questa ipertrofia normativa rischia di soffocare le piccole e medie imprese sotto una montagna di scartoffie, vincoli e costi indiretti insostenibili.

Ora la corda si è spezzata. Tredici governi dell’Unione hanno deciso di dire apertamente basta: non si tratta della solita protesta di facciata, ma della richiesta formale di una moratoria totale. Bruxelles deve fermare la macchina legislativa per almeno un anno intero.

La nascita dell’Alleanza contro il labirinto normativo

A farsi portavoce del malcontento a Bruxelles è stata l’Italia, rappresentata dal ministro per le Riforme Istituzionali e la Semplificazione Normativa, Maria Elisabetta Alberti Casellati.

Insieme a una pattuglia nutrita di Paesi membri, è stata lanciata ufficialmente l’Alleanza per la riduzione degli oneri burocratici. Un fronte trasversale che include, tra gli altri, Austria, Germania, Polonia, Repubblica Ceca, Ungheria e Danimarca.

Il messaggio recapitato al vicepresidente della Commissione Valdis Dombrovskis non lascia spazio a interpretazioni: le economie nazionali non riescono più a digerire le direttive comunitarie a questo ritmo.

L’iniziativa si è concretizzata in un documento congiunto, un “non-paper” informale a guida austriaca e italiana. La richiesta principale è netta: proclamare un anno intero di astensione legislativa. Un periodo di dodici mesi dedicato esclusivamente a ripulire il quadro normativo vigente invece di inventare nuove regole.

Una “pulizia profonda” per evitare il collasso produttivo

I firmatari non usano mezzi termini e definiscono l’operazione una vera e propria deep cleaning, una bonifica legislativa. L’obiettivo è passare al setaccio, settore per settore, l’enorme mole di obblighi accumulati negli anni per verificare cosa sia realmente utile e cosa sia pura zavorra.

“La legislazione europea non può essere fine a se stessa. L’autocontrollo regolatorio è una condizione essenziale per un’attività legislativa sana.”

Il problema centrale risiede negli effetti economici collaterali della regolamentazione asfissiante. Ogni volta che la Commissione impone nuovi obblighi di rendicontazione o conformità ambientale e digitale, le grandi multinazionali possono assorbire i costi creando appositi uffici legali.

Le piccole e medie imprese, ossatura fondamentale del sistema industriale italiano ed europeo, non hanno questa capacità. Per loro, ogni nuova direttiva si traduce in fatture per consulenze, ore di lavoro sottratte alla produzione e perdita netta di competitività.

Se la domanda interna è debole e gli investimenti stentano a ripartire, caricare le imprese di costi amministrativi inutili equivale a una tassa occulta.

Richiesta dei 13 PaesiObiettivo pratico
Moratoria di 12 mesiBlocco totale di nuove proposte di legge per un anno.
Revisione quinquennaleScadenza e rivalutazione obbligatoria per ogni nuova norma.
Filtro di sussidiarietàLegiferare solo se gli Stati non possono intervenire da soli.
Test di competitivitàAnalisi preventiva d’impatto economico su ogni futura norma.

La miopia del modello “prima legifera, poi correggi”

Fino a oggi, la Commissione ha affrontato il problema con i cosiddetti pacchetti “omnibus”, ovvero tentativi tardivi di correggere le norme quando il danno per le imprese era già fatto.

Come ha sottolineato l’esecutivo austriaco, la semplificazione deve iniziare a monte, prima che i testi vengano approvati. Non ha alcun senso costringere i parlamenti nazionali a recepire norme astruse per poi dover istituire tavoli di crisi per limitarne gli impatti disastrosi. Inoltre mancano completamente serie valutazioni d’impatto, con il risultato che le normative hanno conseguenze devastanti semplicemente perché non ci si è pensato prima.

L’Alleanza chiede l’introduzione di una clausola di revisione obbligatoria ogni cinque anni per ciascun regolamento: se una norma non ha raggiunto gli obiettivi prefissati o ha depresso la crescita economica, deve decadere automaticamente. Il problema sarà: chi controlla gli obiettivi?

Un segnale politico che Bruxelles non può ignorare

L’aspetto più rilevante di questa iniziativa è la sua natura politica. La spinta arriva tanto dai governi conservatori quanto da esecutivi di estrazione differente, segnale evidente che la burocrazia ha superato la soglia di tolleranza di qualunque amministrazione statale.

Costringere le cancellerie a inseguire prescrizioni minuziose e lontane dai contesti reali indebolisce la legittimità delle istituzioni comunitarie. Ogni norma concepita a tavolino e slegata dalle dinamiche industriali mina le basi del mercato unico.

Fermare la produzione di vincoli per un anno intero non significa deregolamentare selvaggiamente. Significa restituire ossigeno all’apparato produttivo, consentendo agli investimenti di generare ricchezza anziché scartoffie. Resta da verificare se l’eurocrazia accetterà di posare la penna o se preferirà continuare a legiferare fino all’inevitabile scontro con la realtà economica, fino al raggiungimento del punto di rottura  e all’esplosione della UE.

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