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Oggi tutti scoprono il “bail in”, ma nel 2013 chi protestava?

thsaccoma

Il meccanismo di risoluzione delle crisi bancarie non è un fatto nuovo di questi giorni (Tecnicamente meccanismo di risoluzione unico ovvero SRM). L’accordo all’interno dell’Eurogruppo risale al 2013 (cd. Unione Bancaria) ed allora fu salutato come il maggior successo post Maastricht. Il meccanismo, che in caso di crisi bancaria falcidia azionisti e risparmiatori (correntisti), nasce dunque ben prima di quanto ci narra la distratta cronaca, ed era stato concepito proprio per evitare che il fallimento delle banche coinvolgesse la finanza speculativa che da tempo ci governa realmente. Come sempre mettendo tutto nero su bianco nelle norme, d’altronde hanno imparato già con i trattati europei che tanto i più non le leggono, troppo noiose.

Fu in particolare l’allora ministro dell’economia, Fabrizio Saccomanni (che vedete nel suo splendore nella foto in alto), a salutare l’accordo come un risultato storico, appunto il più grande risultato dopo Maastricht. Effettivamente non si può che concordare, è stato davvero un accordo storico ed un grandissimo risultato. Il problema è che il Ministro non ci aveva detto per chi. E dunque solo i soliti gufi, tipo il sottoscritto, avevano ammonito su questo ennesimo crimine delle oligarchie finanziarie.

Infatti chi si avvantaggia davvero di questi meccanismi lo avete purtroppo capito in questi giorni, eppure tutto era scritto nero su bianco da anni: “l’azione del comitato sottende il principio che le perdite, i costi o le altre spese sostenuti in relazione all’applicazione degli strumenti di risoluzione delle crisi siano in primo luogo a carico degli azionisti e creditori dell’ente soggetto a risoluzione della crisi e SOLO IN ULTIMA ANALISI, SE NECESSARIO, A CARICO DEL SETTORE FINANZIARIO”.

Dunque mentre lo Stato (occupato da collaborazionisti del potere finanziario) ci obbligava ad avere un conto corrente, prevedeva quasi contemporaneamente che, se la banca fosse fallita, sarebbero i propri clienti a pagarne il prezzo. Per gli azionisti ed i sottoscrittori di obbligazioni (spesso obbligati a diventarlo per avere accesso al credito) addirittura non è stato previsto alcun tipo paracadute. Ed ecco come se ne sono andati in questi giorni i risparmi di molte famiglie clienti delle banche in crisi (come poi possa andare in crisi chi crea moneta dal nulla è un altro discorso…).

Dunque era tutto nero su bianco già nel 2013, mentre ci raccontavamo che il meccanismo serviva per evitare che i contribuenti fossero falcidiati da nuove tassazioni “salva banche” (non sia mai che creiamo un po’ di moneta dal nulla in deflazione… Meglio radere al suolo il risparmio stuprando l’art. 47 Cost.), in realtà tutelavano la speculazione finanziaria che dall’accordo in poi non risponde più dei propri errori.

Ben fatto. Noi continuiamo a dormire e questi signori si fanno risate sempre più grasse alle nostre spalle. Purtroppo siamo divisi, un popolo serio, attuerebbe uno sciopero generale fermando il Paese fino a quando ogni singolo risparmiatore delle banche coinvolte non riavrà interamente i propri risparmi. Ma nonostante basti un semplice “click” a rimborsare chi è stato rovinato dalla prima applicazione del “bail in”, nessuno darà questo ordine finché non lotteremo per pretendere l’applicazione dei nostri diritti costituzionali.

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