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Non aprite quella porta

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Ci sono fatti di fronte ai quali la ragione abdica. Così inspiegabili da far cadere le braccia. Uno di questi è accaduto l’altro giorno quando il Parlamento europeo ha approvato (quasi all’unanimità) la proposta di concedere immediatamente all’Ucraina (e alla Moldavia) lo status di Paese candidato a entrare nella Ue. Ora, massima solidarietà al popolo ucraino: dopo aver subito l’invasione e la guerra che sappiamo, gli  toccherà in sorte pure l’ingresso nell’Unione. E probabilmente – visto che le disgrazie non arrivano mai sole – anche nell’euro.

Ma è successo qualcosa di ancor più incredibile. E cioè che, appresa la notizia, hanno levato grida di sdegno Serbia, Albania e Macedonia del Nord. Loro, infatti, attendono da lustri e lustri di essere ammesse nel club di Bruxelles. E sono ancora bloccate, pare da un veto della Bulgaria. Quindi, a quanto pare – nonostante i disastri provocati dalla Ue e dall’euro, sul piano economico e sociale, nonostante le crisi, l’austerity, i ripetuti scippi di sovranità, i parametri, i patti di stabilità e tutto quel che sappiamo – serbi, albanesi e macedoni non vedono l’ora di entrare nella Ue. In questo slancio masochistico dei leader di tali paesi, in questa sadica perversione nei confronti dei loro popoli c’è un che di inquietante e affascinante insieme.

Verrebbe da chieder loro: cosa non vi è chiaro del processo di unificazione? O, se preferite: in quale pianeta avete vissuto nell’ultimo trentennio? Magari si potrebbe leggergli la profezia di uno dei più celebri politici del Novecento, Margaret Thatcher: «Lo scopo di quel tipo di Europa con una banca centrale non è la democrazia, togliendo i poteri a ogni singolo parlamento e avendo una moneta unica, una politica monetaria e tassi d’interesse che ci tolgono ogni potere politico». Oppure rammentargli che proprio la nazione inglese,  una delle più fieramente indipendenti e storicamente democratiche del continente, dalla Ue è fuggita a gambe levate non appena un referendum glielo ha reso possibile.

Ovvero, ricordare cosa disse all’Italia e agli italiani Paul Krugman, premio Nobel per l’Economia nel 2008, a proposito di quella moneta unica alla quale, prima o poi, pure albanesi e soci aderiranno: «Adottando l’Euro, l’Italia si è ridotta allo stato di una nazione del Terzo Mondo che deve prendere in prestito una moneta straniera, con tutti i danni che ciò implica». O basterebbe – per farsi passare certe “voglie” – por mente alle conseguenze delle misure draconiane imposte al popolo greco quando provò invano a rifiutarsi di sottostare al giogo della Troika. Conseguenze scoperte (e non divulgate) da un noto giornalista italiano, Federico Fubini: “In Grecia morti 700 neonati in più per la crisi. Ma ho nascosto la notizia”.

O, ancora, si potrebbe fargli notare che si apprestano a finire dritti dritti nella spirale del pareggio di bilancio dal quale fu messo in guardia il Presidente americano Obama, grazie a ben cinque premi Nobel (Kenneth Arrow, Peter Diamond, William Sharpe, Eric Maskin, Robert Solow). Costoro bollarono così questa assurda misura, cuore pulsante della “macchina” europeista: «Una scelta politica estremamente improvvida… [con] effetti perversi in caso di recessione. […] Nei momenti di difficoltà diminuisce il gettito fiscale e aumentano alcune spese tra cui i sussidi di disoccupazione. Questi ammortizzatori sociali fanno aumentare il deficit, ma limitano la contrazione del reddito disponibile e del potere di acquisto».

E se tutto ciò non basta, essi dovrebbero “ascoltare” le parole con cui Altiero Spinelli, uno dei famosi padri nobili dell’Europa, commentò le vere intenzioni di un altro padre nobile, Robert Marjolin, segretario generale dell’OECE e commissario europeo: «Scopo di Marjolin è di spennare le sovranità nazionali senza farle gridare». Ecco, cari Aleksander Vucic, Edi Rama, Dimitar Kovacevskis, quello appena (ma sufficientemente) sunteggiato è l’inferno in cui desiderate così appassionatamente rinchiudere i vostri cittadini di Serbia, Albania e Macedonia del Nord.

Capite bene che, delle due l’una: o voi tutto ciò non lo sapete, e allora non meritate di rivestire la carica di cui vi fregiate. Oppure lo sapete benissimo, e allora dell’Unione vi interessa solo l’aspetto dei sussidi. Quel saldo attivo nei trasferimenti Ue di cui beneficia anche l’Ungheria, nonostante il premier Orban abbia in ripetute occasioni fatto capire di essere anni luce lontano dallo “spirito”, dai “consigli” e dalle “regole” di questa Unione. Ma se è davvero così, se tutti e quattro, Orban compreso, nella Ue ci restate (o ci volete entrare)  solo per questo, solo per una desolante questione di soldi, se siete disposti, solo per questo, a cedere la vostra “corona”, la vostra identità, la vostra autonomia, la vostra libertà allora, davvero, in quell’inferno meritate di restarci. O di entrarci.

Francesco Carraro

www.francescocarraro.com


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