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Nel 1960 un litro di benzina costava 110 lire: oggi quanto sarebbe? La risposta cambia prospettiva

La percezione comune è di un aumento spropositato del costo dei carburanti. Tuttavia, l’analisi economica basata sul potere d’acquisto reale rivela una realtà sorprendente: depurando il dato dall’inflazione, oggi paghiamo la benzina quanto nel 1960. Un’analisi tecnica contro l’illusione monetaria.

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Nel dibattito pubblico italiano il prezzo della benzina viene spesso assunto a simbolo del declino del potere d’acquisto e della progressiva perdita di benessere delle famiglie. L’idea dominante è tanto semplice quanto intuitiva: oggi paghiamo la benzina molto più cara rispetto al passato. Ma è davvero così?

Per rispondere con rigore, occorre partire da un dato storico preciso. Nel 1960, in un contesto di prezzi amministrati e sostanzialmente uniformi su tutto il territorio nazionale, la benzina – in particolare la “super”, che costituisce il riferimento nei confronti storici – aveva un prezzo di circa 110 lire al litro. Un valore coerente con il regime di controllo pubblico vigente all’epoca.

Tuttavia, limitarsi al confronto nominale sarebbe fuorviante. Il passaggio cruciale consiste nel tradurre quel prezzo in termini di potere d’acquisto attuale. Utilizzando i coefficienti ufficiali di rivalutazione monetaria, 110 lire del 1960 corrispondono oggi a circa 1,79–1,80 euro al litro.

Ed è qui che emerge un risultato tanto semplice quanto controintuitivo: il prezzo medio attuale della benzina in Italia si colloca esattamente su quel livello. In altri termini, depurando il dato dall’inflazione e dalle trasformazioni monetarie intervenute nel tempo, oggi paghiamo la benzina sostanzialmente quanto la pagavamo nel 1960.

Questa evidenza si pone in netto contrasto con la narrazione dominante del “caro benzina” come fenomeno strutturalmente crescente nel lungo periodo. Certo, nel breve periodo i prezzi dei carburanti sono soggetti a oscillazioni anche rilevanti, determinate dall’andamento del greggio, dalle tensioni geopolitiche e dalle scelte fiscali. Ma adottando una prospettiva storica più ampia, il quadro cambia radicalmente.

Il punto non è negare l’aumento dei prezzi nominali – circostanza ovvia – bensì comprenderne la natura. Gran parte dell’incremento osservato nel tempo riflette la perdita di valore della moneta. Una volta corretto questo effetto, il prezzo reale della benzina appare sorprendentemente stabile.

Anzi, si potrebbe sostenere che tale stabilità rappresenti un caso peculiare rispetto ad altri beni e servizi, molti dei quali hanno registrato incrementi ben più significativi in termini reali. Questo risultato è il prodotto di una pluralità di fattori: progresso tecnologico nella raffinazione, maggiore efficienza della distribuzione, integrazione dei mercati energetici e politiche fiscali che nel tempo hanno compensato variazioni nei costi industriali.

Naturalmente, la composizione del prezzo è profondamente mutata. Oggi una quota rilevante del prezzo alla pompa è costituita da accise e IVA, mentre negli anni Sessanta il peso fiscale era differente. Ciò non modifica, tuttavia, la conclusione fondamentale: per il consumatore finale, in termini di potere d’acquisto, il costo della benzina non ha subito l’impennata che spesso si immagina.

La persistenza della percezione opposta trova spiegazione in un fenomeno ben noto: l’illusione monetaria. Gli individui tendono a ragionare in termini nominali, trascurando l’erosione del potere d’acquisto. Così, il passaggio da 110 lire a quasi 1,80 euro viene interpretato come un aumento rilevante, quando in realtà si tratta, in larga misura, dello stesso prezzo espresso in unità monetarie diverse.

Ristabilire questa distinzione non è un esercizio accademico, ma una condizione necessaria per riportare razionalità nel dibattito pubblico. Il tema del costo dell’energia resta centrale per l’economia italiana, ma va affrontato con strumenti analitici adeguati, non con percezioni distorte o semplificazioni.

Il confronto tra il 1960 e oggi offre, in definitiva, una lezione chiara: al netto dell’inflazione, la benzina costa oggi più o meno quanto sessant’anni fa. Una realtà che invita a rileggere con maggiore attenzione molte convinzioni diffuse e a distinguere, finalmente, tra prezzi nominali e prezzi reali.

Antonio Maria Rinaldi

Antonio Maria Rinaldi è stato direttore generale di SOFID,  capogruppo finanziaria di ENI e presidente di Trevi Holding, oltre che Professore di Finanza aziendale presso l’Università di Pescara e di Politica Economica presso la Link University. Europarlamentare dal 2019 al 2024.

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