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Mutui USA oltre il 7%: il grande gelo immobiliare che scuote la Casa Bianca

I tassi sui mutui negli USA superano il 7,12% a causa di tensioni geopolitiche e rialzi della Fed: il mercato immobiliare frena bruscamente a sei settimane dal voto.

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Comprare casa negli Stati Uniti sta diventando un lusso per pochi. Il tasso fisso a trent’anni è schizzato al 7,12%, toccando il picco più alto da oltre due anni e sfondando di nuovo la soglia psicologica del 7%.

Il mercato immobiliare a stelle e strisce si sta bloccando all’improvviso. Le domande complessive di mutuo sono scese ai minimi da 15 mesi, con il settore delle rinegoziazioni crollato del 2,6% in una sola settimana. Una doccia fredda che colpisce direttamente le famiglie e scuote le fondamenta dell’economia reale.

Ecco dati e grafico da Tradingeconomics:

Perché i tassi stanno esplodendo?

Il fenomeno non nasce dal nulla, ma è il risultato di un doppio binario micidiale: geopolitica e scelte monetarie discutibili.

  • Il balzo del petrolio e i rendimenti sovrani: Dalla fine di febbraio, con l’avvio delle azioni militari congiunte di Stati Uniti e Israele contro l’Iran, il greggio è volato verso l’alto. Il rincaro dell’energia ha riacceso le fiamme dell’inflazione, spingendo il rendimento del Treasury decennale americano verso il 5%, livelli che non si registravano dal 2007.
  • La mossa della Federal Reserve: Invece di considerare la natura esterna dello shock energetico, la Fed ha alzato il tasso guida al 3,75%-4,00%. Non solo: i banchieri centrali hanno preannunciato ulteriori strette e rimandato il ritorno all’inflazione al 2% addirittura al 2029. Pensare di spegnere i prezzi del greggio riducendo il potere d’acquisto dei cittadini è un classico paradosso tecnocratico.
Indicatore immobiliare

Valore attuale

Variazione settimanale

Tasso mutuo fisso 30 anni7,12%+15 punti base
Domande totali di mutuoMinimo da 15 mesi-1,5%
Richieste di rinegoziazioneMinimo da feb. 2025-2,6%
Quota mutui a tasso variabile (ARM)9,8%In forte aumento

Il ritorno pericoloso del tasso variabile

Messe all’angolo dai costi insostenibili del tasso fisso, molte famiglie scelgono una scappatoia rischiosa: i mutui a tasso variabile (ARM), saliti quasi al 10% del totale.

Questi strumenti offrono una rata iniziale più leggera, ma scaricano sui mutuatari tutto il rischio di futuri aumenti. È una dinamica già vista in passato, che tende a creare fragilità finanziaria proprio quando il quadro macroeconomico si fa instabile. La crisi del 2007 fu legata anche all’abbondanza di mutui a tasso variabile, i cui interessi esplosero quando la Federal Reserve innalzò i tassi.

Il nodo politico

L’impatto economico è immediato: meno compravendite significano meno lavoro per costruttori, mobilieri e servizi collegati. Quando il motore dell’edilizia rallenta, l’intera economia accusa il colpo.

Il conto più salato rischia di pagarlo la politica. Con le elezioni di metà mandato a sole sei settimane, il carovita è la preoccupazione principale degli elettori. I sondaggi mostrano che appena il 32% dei cittadini approva la gestione economica attuale, secondo la CNN, con solo un 17% che approva la gestione dell’inflazione. Se la risposta ai problemi energetici resta l’aumento del costo del denaro, l’amministrazione rischia di trovare le urne svuotate tanto quanto le tasche dei contribuenti.

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