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Milei incomincia la presidenza con una massiccia svalutazione e tagli brutali al bilancio

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Javier Milei è presidente e lui e il suo ministro dell’Economia, Luis Caputo, hanno iniziato la loro opera per cercare di sistemare l’economia argentina, e i primi annunci sono stati abbastanza impattanti, anche se non completamente inaspettati. Analizziamoli uno per uno, con le relative coseguenze.

  • Il cambio ufficiale passa da 366 peso per dollaro a 800 peso per dollaro, avvicinandosi notevolmente al cambio ufficioso, quello per le strade, che è di circa 1000 peso per dollaro. La Banca Centrale ha briciato le riserve per difendere il cambio ufficiale e questo può essere una linea più vicina alla realtà dei fatti. Del resto se si vuole dollarizzare, cioè eliminare il peso, allora bisogna farlo a un tasso che sia vicino a quello reale. Gli effetti di questa scelta saranno una spinta da inflazione importata, perché dall’oggi al domani i prezzi dei prodotti importati raddoppieranno, ma anche una spinta all’esportazione dei prodotti nazionali, il che, a sua volta , da un lato aumenterà la produzione, ma anch’esso nel breve porterà a una spinta inflazionistica. Comunque la scelta non era rimandabile e il cambio forzoso era ormai assurdo.
  • Liberalizzazione delle importazioni. Il registro delle importazioni autorizzate viene chiuso,  quete vengono liberalizzate. Questa è una conseguenza della svalutazione del peso. Se il cambio è realistico la Banca Centrale non brucerà più le proprie riserve, o lo farà in modo molto minore, per ripagare le importazioni, e queste possono essere liberalizzate. Ciò permetterà alle aziende argentine di comprare liberamente attrezzature e materiali di cui hanno bisogno, ma i consumi di beni importati comunque crolleranno, perché il prezzo più che raddoppierà;
  • Riduzione deell deficit pubblico: il deficit deve calare del 5,2%, con un taglio della spesa pubblica  del 3%  del PIL, elevatissimo e un aumento delle tasse del 2,2% del PIL. L’effetto: una cura da cavallo che deprimerà fortemente l’economia nei prossimi mesi;
  • Riduzione dei contributi pubblici per i trasporti e le bollette e tagli ai ministeri. L’obiettivo del taglio del 3% della spesa avverrà con un taglio dei sussidi alle bollette e ai trasporti, un metodo dei peronisti per conquistare il sostegno sociale e un taglio ai ministeri, invitati a risparmiare o seccamente tagliati nelle spese. Le conseguenze saranno sociali e per qualcuno molto dure, con un’ondata di maggiore povertà;
  • Aumento della tassa PAIS e anticipo delle imposte sull’export: dal punto di vista delle entrate le tasse sull’acquisto di valuta estera (PAIS) saranno aumentate e gli esportatori dovranno anticipare le imposte sull’export stesso. Conseguenze: la svalutazione del peso darà una forte spinta all’export, e questo rischia di togliere beni al mercato interno, soprattutto alimentari. Quindi, sia per fare cassa, sia per limitare questa fuoriuscita, si obbliga all’anticipo delle tasse sull’export. Allo stesso modo, per evitare un eccesso di import, si aumenta la tassa sull’acquisto di valuta estera, rendendo però l’import ancora più costoso.
  • De-indicizzare l’economia: l’obiettivo è di sganciare l’economia dalle aspettative inflazionistiche future. Tutte queste misure avranno come conseguenza un’ondata di inflazione a breve, con gli stipendi che si scioglieranno al sole, ma lo shock economico dovrebbe, nel disegno del governo, permettere di contenere l’inflazione nel medio periodo.
  • Incrementi definiti degli aiuti sociali: dato che nel breve periodo l’inflazione passerà dal 8,3% mensile al 30% mensile (occhio, mensile, non annuale…) . Quindi certi aiuti sociali di base, come le carte alimentari, saranno incrementati. Anche le pensioni saranno aumentate, ma su base Una Tantum.

 Il governo si aspetta un’inflazione fra il 20% e il 40% mensile fino a febbraio, proprio per l’effetto di queste misure, quindi lo shock economico dovrebbe portare a un suo raffreddamento. Le misure sono approvate dal FMI e accompagante da un pagamento di 900 milioni di dollari il 21 dicembre. 

L’impatto sarà fortissimo. Se durerà solo qualche mese è anche possibile che, socialmente e politicamente, sia tollerabile, anche considerando che il partito di Milei in Parlamento ha pochi seggi, 40 su 257, quindi deve trovare accordi con gli altri partiti. Attualmente la sua maggioranza è forte, ma estremamente variegata.

Gli effetti potranno anche essere positivi, ma non immediati. Se da marzo la situazione economica si normalizzerà, allora Milei potrà continuare nel suo cammino. Altrimenti meglio tenere un elicottero vicino alla Casa Rosada…

 

 

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