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MATTEO RENZI E CASSIUS CLAY

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La gloria, nello sport, dura poco. La memoria dei suoi fasti diviene presto materia per quiz e bagaglio culturale di fanatici del ramo. Dunque, anche parlando di Cassius Clay, è d’obbligo spiegare chi sia. Per quel che importa qui, basterà dire che questo straordinario pugile fu capace di schiacciare gli avversari con la sua superiorità, ma rovinava tutto con le sue pose, la sua arroganza, le sue vanterie. Al punto che una buona parte del pubblico parteggiava per il suo avversario, chiunque fosse. Molti desideravano che Muhammad Alì, come nel frattempo aveva voluto farsi chiamare, fosse umiliato, perché si ridimensionasse al livello di essere umano.
Poi il tempo passò, e quel supercampione, divenuto appena uomo maturo, si ammalò di Parkinson, fino a suscitare la pietà anche di chi prima avrebbe tvoluto vederlo andare al tappeto. Se avevano voluto punire la sua hybris, gli dei l’avevano fatto con troppo impegno.
Anche Matteo Renzi è un campione. Ha una straordinaria capacità di comunicazione. Sa trovare espressioni icastiche e chiare con cui, come pochi, vince duelli dialettici e attacchi di stampa. Sa “vendersi” in modo geniale e riesce a volgere a suo vantaggio le situazioni più difficili. Non stupisce dunque, che pure a fronte di ben magri risultati sostanziali, ottenga un consenso popolare straordinario. Anche persone che non appartengono alla sua corrente ideologica gli concedono abbastanza credito per “provarci”. Infine – da eccellente politico – sembra totalmente scevro di scrupoli: dimostra sempre di non averne né nei confronti della verità, né nei confronti della semplice verosimiglianza. Non raramente fa pensare a Muenchhausen, e quando il popolo s’accorge che l’ha sparata grossa, che veramente è lungi dal mantenere la metà delle sue formidabili promesse, gli perdona ancora gli atteggiamenti guasconi di D’Artagnan.
Il personaggio è simpatico, ma forse sempre meno, soprattutto alle persone di gusto. Naturalmente c’è da pensare che giustamente la cosa non lo disturbi affatto. In democrazia contano le folle, non le élite. Purtroppo, anche il consenso sui giornali va lentamente affievolendosi. Aumenta ogni giorno il numero di coloro che gli dànno dei consigli, e un po’ tutti si chiedono dove si andrà a parare. Non vorremmo che un bel mattino ci trovassimo tutti ad essere comandati da un solo uomo, Renzi.
I grandi condottieri non hanno il dovere di essere simpatici. Per essere grande, tutto ciò che doveva fare Cassius Clay era mandare gli avversari al tappeto. Nello stesso modo un politico che voglia rimanere nella storia deve battere gli avversari e ottenere il massimo potere. E tuttavia, quando la polvere della battaglia si è posata, si pesano anche altri valori. Cesare fu magnanimo, nei confronti dei suoi avversari battuti. Gli inglesi onorarono il coraggio di Durand de la Penne, anche se quell’uomo era costato loro una grande nave da guerra. De Gaulle, che pure era stato condannato a morte dal governo di Laval, dopo aver vinto non ricambiò la cortesia ed evitò di far mettere a morte il vecchio Maréchal Pétain. Di quanto sarebbe aumentata la sua statura, già imponente, se l’avesse fatto? Meglio lasciar vivere quel vegliardo che tanto aveva fatto per il suo Paese, nella guerra precedente, anche se poi aveva macchiato l’onore proprio e quello della Francia.
Il paradigma del vincitore è Achille: imbattibile, orgoglioso, l’immagine stessa del preferito dal Destino cui nulla è negato, forza, bellezza, carattere. E tuttavia da oltre duemila anni l’umanità non gli ha perdona il modo come trattò il cadavere di Ettore. Lui è stato sempre ammirato, Ettore è stato sempre amato. “E tu onor di pianti, Ettore, avrai…”, cantava Foscolo.
Ciò che manca a Renzi è il tocco umano. Somiglia ad un violinista capace di virtuosismi che lasciano a bocca aperta, ma il suo violino non ha cassa di risonanza, è di metallo, è senz’anima. Il suo errore imperdonabile, il suo Ettore trascinato per terra e irriso, è il modo con cui si è comportato con Enrico Letta. Le fortune della vita sono alterne, e se un giorno qualcuno gli renderà la pariglia (“Renzi chi?”) non è nemmeno detto che si abbia per lui la pietà sentita per il rozzo ma dopo tutto ingenuo Cassius Clay.
È triste, sentirsi così pronti alla Schadenfreude, ad un piacere per i mali altrui che sa di rivincita. E proprio per evitarlo Machiavelli consigliava di convincere il popolo di essere in possesso di tutte le virtù, anche senza averne alcuna. L’irrisione del vinto – magari vinto con l’astuzia di Ulisse – non è consigliabile. È vero che gli dei dell’antichità, secondo Dante, erano “falsi e bugiardi”: ma Clay avrebbe potuto dire che ancora oggi sono capaci di vendette.
Gianni Pardo, giannipardo@libero.it
18 maggio 2015

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