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L’Unione Europea finisce ad Aquisgrana (di Davide Mura)

 

 

 

 

Germania e Francia stipulano un accordo con il quale – in sintesi – viene previsto uno spazio comune e una difesa comune, vengono stabilite regole d’intesa in seno all’Unione Europea (con un sistema di consultazione preliminare), viene condiviso (in che modo non si sa) il seggio ONU. Insomma, viene definita una politica europea e internazionale comune e diversa da quella dei singoli Stati e dell’Unione Europea.

Quale sia l’effettività di questo accordo è ancora tutta da vedere, ma una cosa è certa: Aquisgrana rappresenta il certificato di morte dell’Unione Europea, o almeno di come oggi è conosciuta e considerata, dimostrandosi una volta per tutte che i veri Dominus dell’Unione è ed era la premiata ditta franco tedesca, dove il socio di minoranza risulta la Francia e quello di maggioranza la Germania.

Cosa accadrà d’ora in avanti, non si sa. Ma è sicuro che l’Italia deve prendere atto di questa novità e trarne le conseguenze. E queste conseguenze non possono che essere ridiscussione profonda della nostra aderenza all’Unione Europea e in particolar modo all’unione monetaria. Perché è chiaro che se anche l’Unione Europea dovesse “sopravvivere” all’accordo stipulato dai francesi e dai tedeschi, tale accordo rischia di diventare il perno intorno al quale ruoterebbe l’intera politica dell’unione, marginalizzando ancora di più il nostro paese ed esponendolo alle politiche predatorie degli “alleati”, soprattutto sul lato bancario e industriale.

Il Governo gialloverde si svegli. Non basta denunciare il problema del franco CFA o dichiarare di sostenere i gilet gialli, per contrastare l’alleanza franco-tedesca. Serve che l’Italia cambi l’asse portante della sua politica internazionale ed europea. Serve che l’Italia cambi registro nei rapporti con l’Unione Europea, la Germania e la Francia, e rafforzi parimenti l’intesa con gli Stati Uniti di Trump. In particolar modo, è necessario che l’Italia definisca una politica internazionale più aggressiva e preordinata a tutelare non già gli interessi di un apparato burocratico come quello europeo, pesantemente influenzato dagli interessi franco-tedeschi, ma che metta al centro l’interesse nazionale, che oggi – più di ieri – non coincide più con quello dell’Unione Europea, e certo non con quello delle due potenze europee.

Se ne facciano una ragione i cosiddetti “europeisti”. L’Unione Europea, intesa come “sogno” unificante e spinelliano, come spazio solidale e integrato fra le nazioni europee, è morto nel 2019. Bisogna solo prenderne atto e agire di conseguenza per tutelare la democrazia italiana e la nostra sovranità.


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