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L’UCRAINA E IL DIRITTO

 

Il problema dell’Ucraìna non è un problema: è una soluzione. Naturalmente, sempre che la domanda sia quella giusta: “Qual è il criterio per por fine agli scontri internazionali?” Ed ecco la risposta: “Chi è più forte ha ragione”.

L’affermazione, in astratto, è assurda. Il concetto di “ragione” riporta infatti ad un criterio superiore al singolo caso o alle singole persone coinvolte. Ma dal momento che ognuno ha una propria idea della ragione e del torto, nella società civile alla fine interviene il giudice. Nella società degli Stati, invece, non essendoci nessun giudice, la discussione diviene sterile.

Per ben comprendere il fenomeno è innanzi tutto necessario avere chiaro come opera il diritto. Codesta scienza della ragione e del torto nasce quando lo Stato, più forte dei litiganti, si attiva per far prevalere l’interesse di colui che ha agito secondo i principi che lo Stato stesso ha incarnato nelle proprie leggi contro colui che le ha violate. E incarica di far ciò un giudice che parla in suo nome. Questi ha la caratteristica di essere “terzo” rispetto alla lite, competente nelle leggi, e infine autorizzato a servirsi della forza dello Stato per far applicare la decisione.

Questo schema mostra i limiti del sistema. Se si richiede che il magistrato sia “terzo” rispetto alla lite, cioè non sia personalmente interessato (nemo iudex in re sua), con ciò stesso si ammette che neanche chi è più qualificato, intellettualmente e culturalmente, a distinguere la ragione dal torto, poi si atterrà al diritto se esso contrasta con i suoi interessi. Ché anzi, in questo caso, si pensa che egli approfitterebbe del potere a proprio favore, usando la forza dello Stato come un suo personale randello.

Ma fra gli Stati non si frappone nessun giudice, sono tutti iudex in re sua. E dunque è inutile parlare di diritto. Non si può certo pretendere che le singole cancellerie, animate dall'”égoïsme sacré”, inteso a difendere gli interessi nazionali, siano più preoccupate di astratta giustizia di quanto lo siano i professionisti togati. Se attaccato, uno Stato debole non ha difese contro uno Stato forte e non ha nessuno cui ricorrere. L’unica possibile speranza è che un alleato, più forte dell’aggressore, abbia interesse a difenderlo. Violenza contro violenza.

Molti ingenui immaginano il diritto internazionale come un codice che stabilisce chi ha ragione e che poi impone la giustizia fra i litiganti. Niente di più falso. Un simile codice non esiste e se esistesse mancherebbero i carabinieri per applicarlo. È vero, la materia si studia all’università, ma dopo tutto rimane un complesso di norme di buona creanza, liberamente accettate, cui ci si attiene finché l’ambiente non si riscalda e finché non si viene alle mani.

Per l’opinione pubblica è giuridicamente orrendo il fatto che la Russia penetri nel territorio dell’Ucraina per sostenere un’insurrezione contro il governo (altro che semplice “ingerenza negli affari interni di un altro Paese”!); che spari su un esercito che non l’ha in nessun modo provocata e che pretenda di stabilire l’assetto politico e territoriale di una nazione sovrana. Al punto che qualcuno, fra i più ingenui, si chiede come reagirà l’Onu. In realtà, il “giuridicamente orrendo” è pane quotidiano, in campo internazionale. Da un lato la Russia ha la forza per fare questo e peggio di questo, dall’altro la grande Europa parla ancora di sanzioni, escludendo – per pacifismo, s’intende, non per paura! – un proprio intervento militare. Quanto all’Onu, conferma ancora una volta la sua sostanziale inutilità. Non soltanto, se tentasse di agire, sarebbe bloccata dal veto russo, non soltanto non troverebbe comunque militari disposti a morire per Kiev, ma oggi, nel suo inutile palazzo, non apre bocca. Trattiene il respiro ma non per l’ansia, per evitare qualunque rumore che potrebbe ricordare la sua esistenza.

Tucidide ha detto che nessuno ricorre alla giustizia potendo ricorrere alla forza. La giustizia è l’arma del debole: e spesso non è tagliente. Per le flaccide e disinformate folle europee questo episodio dovrebbe essere una grande lezione di diritto internazionale. Se Machiavelli avesse scritto soltanto per il Principe, ora che il Principe non c’è più il suo libro potrebbe sparire dagli scaffali. Invece l’ha scritto per l’eternità, e le folle di cui sopra hanno soltanto la scelta fra capirlo o non capirlo.

Gianni Pardo, pardonuovo@myblog.it

2 settembre 2014

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