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L’ombra atomica sulla Corea: L’AIEA lancia l’allarme. L’assicurazione vita di Kim pagata da un paese povero

L’AIEA lancia l’allarme sulle testate di Pyongyang. Mentre Seul accelera sui sottomarini a propulsione nucleare, Kim Jong-un blinda il proprio potere espandendo l’arsenale atomico. Una corsa alle armi che si consuma in uno dei Paesi più poveri dell’Asia: il drammatico divario economico tra le due Coree.

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Rafael Grossi, direttore generale dell’AIEA, ha fatto tappa a Seul per discutere con il Ministro degli Esteri sudcoreano Cho Hyun. Il quadro che ne emerge è quello di una penisola divisa non solo dal 38° parallelo, ma da un baratro tecnologico e sociale che rischia di far saltare i precari equilibri del Pacifico.

Da una parte un Nord che espande il suo arsenale oltre le stime precedenti; dall’altra un Sud che vuole emanciparsi strategicamente varando sottomarini a propulsione nucleare. Nel mezzo, le consuete “profonde preoccupazioni” delle Nazioni Unite, costrette a fare da arbitro in una partita in cui nessuno ascolta più il fischietto.

L’Assicurazione sulla Vita di Pyongyang

Le dichiarazioni di Grossi non lasciano spazio all’immaginazione: le attività nucleari della Corea del Nord si sono espanse ben oltre il noto centro di Yongbyon (dove è stato completato un nuovo impianto) e il sito di Kangson. Si stima ormai una capacità produttiva seria, che si traduce in un arsenale di diverse dozzine di testate, avviandosi ad essere una potenza nucleare non secondaria.

Centro nucleare di Yonbon

La lettura politica è fin troppo chiara, e non serve un analista d’intelligence per capirla: Kim Jong-un non ha alcuna intenzione di fare la fine dell’Iran, perennemente logorato dai negoziati, né tantomeno quella dei regimi mediorientali decapitati dalle potenze occidentali. Per Pyongyang, l’atomo non è una merce di scambio, è un’assicurazione sulla vita personale del leader supremo. Un deterrente robusto è considerato da Kim l’unico modo per garantire la sopravvivenza propria e della sua dinastia. Tutto ciò, inevitabilmente, costituisce un grattacapo colossale per la Corea del Sud, verso la quale la retorica del Nord non si è affatto ammorbidita.

Kim Ju-ae , figlia del leader della Corea del Nord fra il padre e la madre – Fonte: agenzia di stampa nord coreana

Il velo “Civile” e l’Asse con Mosca

A complicare l’equazione c’è il recente accordo di partenariato strategico globale siglato tra Pyongyang e Mosca. Sulla carta, i due Paesi parlano vagamente di “energia nucleare pacifica”. Grossi ha dichiarato che è prematuro dare giudizi, sperando – con un certo e doveroso ottimismo istituzionale – che la collaborazione si limiti al settore civile.

Tuttavia, la realtà tecnica è molto più cruda. In assenza di ispettori AIEA dal 2009, qualsiasi trasferimento di tecnologia dual-use sfugge a ogni controllo esterno. Il rischio che il know-how russo, apparentemente civile, alimenti in modo diretto o indiretto la filiera militare nordcoreana è ben più di una remota ipotesi.

La Risposta di Seul e il Baratro Economico

Di fronte a questa minaccia asimmetrica, Seul non resta a guardare. L’intesa per lo sviluppo congiunto di sottomarini a propulsione nucleare con gli Stati Uniti segna un punto di svolta. Attenzione: si parla di propulsione nucleare, non di armamento atomico, ma la linea di demarcazione richiede, per usare le parole di Grossi, “garanzie ferree” per evitare una catena di proliferazione.

Il vero dramma geopolitico, tuttavia, emerge quando si osserva il contesto in cui questa corsa agli armamenti si sta consumando. L’espansione nucleare di Kim Jong-un avviene in uno dei Paesi più poveri, isolati e arretrati non solo dell’Asia, ma dell’intero pianeta. Il contrasto con i “cugini” del Sud assume contorni surreali se si guardano i dati macroeconomici:

  • Corea del Sud: Una potenza tecnologica ed esportatrice globale. Il PIL pro capite nominale si aggira intorno ai 33.000 – 35.000 dollari.
  • Corea del Nord: Un’economia pianificata al collasso, colpita da carestie e sanzioni. Il PIL pro capite è stimato, con fatica, tra i 600 e gli 800 dollari.

Il Sud viaggia a una velocità economica oltre quaranta volte superiore al Nord. Eppure, in questa asimmetria totale, Pyongyang continua a drenare ogni singola risorsa nazionale per foraggiare il programma missilistico e nucleare. Per Kim Jong-un il benessere della popolazione è una variabile del tutto ininfluente. Che i nordcoreani vivano di stenti è un prezzo considerato accettabile pur di mantenere in piedi un arsenale che blinda il regime. Nel cinico calcolo del dittatore, il futuro personale e la tenuta del potere valgono bene la fame di un’intera nazione.

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