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LOGICA IDEOLOGICA

Sarà pur vero che le ideologie son finite in soffitta. Di certo, però, gli ideologi van via come il pane. E sapete perché? Non sono  morte tutte le ideologie, ma solo le ideologie vecchie. Oggi, ce n’è una nuova di zecca così potente e persuasiva da essersi fatta anche unica. Ma per capire cosa sia una ideologia dobbiamo scomodare Marx ed Engels e una loro intuizione: a dispetto delle convinzioni degli intellettuali alla moda, non sono questi ultimi a determinare il corso della storia e a ‘fare’ il mondo, ma semmai il contrario. È  il mondo – inteso come complesso di rapporti di forza tra gli attori economici e i detentori della ricchezza – a fare gli intellettuali.

Il processo è assai interessante. Secondo questo approccio, gli uomini di cultura (non tutti, ma una gran parte) sono persuasi di indirizzare, con il vigore narciso delle proprie idee, la direzione degli eventi. In realtà, le loro idee vanno a rimorchio di interessi terzi. Essi si limitano a rispecchiare (legittimandole) le esigenze di dominio delle cupole di potere del contingente momento storico, i brutali vettori di forza che esso esprime e la gerarchia piramidale di tornaconti di cui è innervato. Gli ideologi, dunque, dal punto di vista intellettuale,  non hanno un’esistenza autonoma: sono zombie irriflessivi, ectoplasmi programmati, effetti collaterali (a loro insaputa) delle logiche di dominio di chi comanda il mondo.

Ecco, possiamo ben sostenere, con riferimento all’attualità, che nel nostro paese la carta stampata e l’arena mediatica delle trasmissioni di massimo ascolto sono sovrappopolate da ideologi in libera uscita vaganti da un format all’altro, anchilosati nell’uso del pensiero e dell’eloquio quanto i morti viventi dei film di Romero lo sono in quello degli arti. Si esprimono a singhiozzo ripetendo clichè mandati a memoria: “Il problema dell’Italia è il suo enorme debito pubblico”, oppure: “Stiano attenti, i populisti, alle reazioni dei Mercati”. O, ancora: “Lo spread ci punirà”.

Gli ideologi – e nel mazzo metteteci talune penne di punta delle redazioni più brillanti d’Italia – non sanno neppure di essere mere propaggini, prive di una coscienza propria (men che meno di una coscienza civica) al servizio di poteri ‘altri’. Non sono neppure cattivi, non agiscono con dolo. Sono soltanto il precipitato inevitabile, sul piano ideologico, delle convenienze dell’elite.

Oggi, la struttura gerarchica delle relazioni tra gli uomini prevede la concentrazione delle risorse (e del potere che ne discende) in  selezionatissimi oligopoli di capitale finanziario. Sotto ad essi, le istituzioni fittiziamente rappresentative e a vocazione globalista, come l’Unione Europea, svolgono il lavoro ‘pulito’ al soldo e al laccio dei mandanti di cui sopra. Infine, c’è la massa della plebe precarizzata.

Ebbene, gli ideologi non fanno che magnificare questo stato di cose per una sorta di riflesso condizionato pavloviano. Gli viene naturale, diciamo. Proprio come a un cucciolo, scodinzolante alla vista del padrone. Che l’Italia alzi finalmente la testa e che l’asservimento cessi, è uno scandalo. Mentre lo scandalo vero sono loro e le loro eversive proposizioni.

Francesco Carraro

www.francescocarraro.com


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