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LO SCOLLAMENTO TRA POPOLO E UFFICIALITA’

“Come si risolve il problema dell’immigrazione clandestina?”
“Basta affondare i barconi a cannonate con tutti gli immigranti dentro e l’immigrazione finirà”.
Questo ideale dialogo è quanto di più “politically incorrect” si possa immaginare. È contro il codice penale, contro la legge del mare, contro la morale e contro il buon senso. Non si vede contro che cos’altro debba essere, per dire che non è plausibile: ma ciò non è sufficiente per dire che non bisogna tenerne conto.
I principi che i singoli dicono di seguire dipendono spesso dallo strato della società cui appartengono. Più la società è ricca, più è cortese e, non raramente, generosa. Un cane affamato troverà molto più facilmente chi gli dia da mangiare se il benefattore a sua volta ha già mangiato; se viceversa il possibile donatore ha fame ed ha soltanto un pezzo di pane, il cane non avrà speranze. Ciò si estende all’intera mentalità. Il ricco predicherà la piccola generosità (non la grande) perché può permettersela senza sforzo, mentre il povero ascolterà con fastidio le nobili esortazioni, perché per lui significano o privarsi di qualcosa di cui ha bisogno o essere giudicato egoista.
Un esempio analogo si ha in materia di razzismo. Negli anni in cui i “cafoni” meridionali andavano a lavorare alla Fiat di Torino, era ovvio che cercassero alloggi a basso prezzo. E poiché si comportavano male (a quei tempi c’era un maggiore divario di civiltà, fra Nord e Sud) finivano col rendersi odiosi ai torinesi, i quali dunque reagivano da “razzisti”. Ma quali torinesi? Naturalmente i loro vicini di casa, anche loro poveri. Ecco perché ancora oggi, quando qualcuno predica il massimo di apertura agli immigranti, vien fatto da chiedergli: “Scusi, lei dove vive? Ai Parioli? Quanti vicini immigrati ha?”
In quello specchio del mondo che è Internet, si scopre che la Francia ufficiale è egalitaria e antirazzista, la Francia profonda è esasperata. Si lamenta da un lato delle tasse che è costretta a pagare, dall’altro dei vantaggi che sono concessi a volte agli immigrati a preferenza degli stessi francesi poveri.
In materia di sociologia, come di politica, il moralismo non serve a capire. Per sapere in che misura un Paese sia antisemita, non bisogna guardare le sue istituzioni o le dichiarazioni ufficiali dei suoi rappresentanti, bisogna guardare a quelle oceaniche sedute psicoanalitiche che sono i commenti nei blog. Si scopre così che anche in un Paese come l’Italia, che pure non ha le peggiori tradizioni in materia, l’antisemitismo è ben più diffuso di quanto non risulti ufficialmente.
Per capire qual è la realtà, bisogna innanzi tutto essere disposti a vederla com’è, e non come si vorrebbe che fosse; ed è proprio in questo campo che mentre l’Italia ufficiale parla del dovere di concedere asilo politico, del dovere di accoglienza, del dovere di solidarietà umana, e di altri bei doveri ancora, la base ha tutt’altri sentimenti. Questi doveri non li sente molto.
Ha ragione? Ha torto? Non è questo il punto. Il punto è che i governanti e i politici devono tenere conto del popolo. Sia perché esso è il nuovo sovrano, come stabilisce anche la Costituzione, sia perché il popolo vota: e se si insiste in una politica nobile e alta che non tiene conto dei sentimenti della gente, il risultato è che qualche demagogo si appropria dei peggiori argomenti per farsene una piattaforma programmatica ed elettorale. In Italia il successo della Lega di Matteo Salvini non ha altra spiegazione.
La Francia, dopo molti decenni di porte aperte al Maghreb, ha chiuso la frontiera di Mentone; l’Ungheria progetta un muro alla frontiera con la Serbia; la Gran Bretagna è disposta a salvare qualche emigrante ma non ad accoglierlo in Inghilterra. Tutti gli altri fatti di questo genere dimostrano che l’Occidente – innanzi tutto al livello popolare e poi al livello politico – sta prendendo coscienza di un pericolo. Dunque è inutile, come fanno alcuni, parlare dell’ineluttabilità dello spostamento delle grandi masse umane, delle migrazioni che da sempre fanno parte della storia, e soprattutto del dovere dell’Occidente di porre rimedio ai mali dei Paesi più sfortunati. La base su cui si regge tutto l’edificio, il popolo, ha il sentimento d’avere già dato, e chiede maggiore protezione. Ché se poi ci sono risorse per i più deboli, che si cominci dai deboli nostrani.
Non bisogna lasciare spazio a chi predica di affondare i barconi con tutti gli emigranti, ma è necessaria una politica di asilo politico serio, per gli aventi diritto, e di respingimento di tutti gli altri.
Gianni Pardo, pardonuovo@myblog.it
22 giugno 2015

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