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L’emigrazione dei giovani, la delocalizzazione delle imprese e la deflazione salariale faranno con certezza saltare i conti pubblici entro il 2017 senza l’uscita dalla moneta unica

Pochi ci pensano: non è possibile avere la moglie ubriaca e la botte piena. Su tutti i giornali leggiamo che oggi di fatto l’Italia ha imboccato la strada della deflazione salariale, ossia stipendi più bassi, purtroppo è la realtà. Questo comporterà inevitabilmente una riduzione del gettito da tassazione ossia minori proventi pagati allo stato per abbattere il debito ed adempiere al fiscal compact  [l’aliquota verrà applicata ad un imponibile più basso]. Parallelamente, minori stipendi uguale minori consumi, leggasi minore crescita interna, minore GDP, ossia un rapporto debito/PIL in peggioramento. E fino a qui abbiamo semplicemente messo in evidenza due fattori che, entrambi ed assieme, mineranno i conti pubblici senza tema di smentita. Visto che gran parte della spesa pubblica è incomprimibile, ossia:

–          le pensioni non scendono per definizione, semmai salgono, oggi valgono ca. 300 mld EUR/anno

–          la sanità costa poco meno di 100 mld EUR/anno ed è destinata a salire per l’invecchiamento della popolazione

–          il costo degli interessi – ca. 85 mld EUR/anno – è difficile che scenda dai livelli attuali anche senza considerare che il PIL scenderà, peggiorando il rapporto Debito/PIL,

OR DUNQUE siamo destinati alla catastrofe: in pratica una percentuale tendente al 60% del costo annuale dello stato è di fatto incomprimibile o quasi, per altro in presenza di un effetto negativo pesante quale la riduzione attesa di gettito fiscale e un PIL se non minore al massimo stabile nei prossimi anni a causa dell’assenza di crescita.

A questo aggiungiamoci l’emigrazione italiana di chi può fare, intraprendere, lavorare, pagare i debiti dei propri padri: i giovani, soprattutto se laureati e/o se parlano le lingue se ne stanno andando. Giustamente. L’emigrazione italiana entro i prossimi 5 anni tornerà ad avere le dimensioni dei primi anni ’20, si può tranquillamente ipotizzare una emigrazione addirittura doppia di quella dello scorso anno nel 2014, ossia mandare a zero i consumi degli italiani emigrati, leggasi minore PIL. In più, gli immigrati stranieri non arrivano più in Italia come una volta, mica sono scemi a venire nel Belpaese solo per essere sfruttati e mal pagati con l’unico fine di mungerli per pagare le pensioni ai vecchietti italiani: anche io mi innervosisco quando mi ricordo che le tasse pagate servono anche per pagare membri della gerontocrazia locale, immaginate cosa può pensare il senegalese di turno, immaginate ad es. quando – uno a caso – Napolitano non sarà più presidente e sarà in pensione quanti soldi bisognerà dargli come ex massima carica dello Stato….

Schermata 2014 12 10 alle 10.52.28 650x363 Gli Italiani (Giovani) Scappano dallItalia, e Gli Stranieri Cominciano a Non Volerci più Venire

Schermata 2014 12 10 alle 10.34.48 650x224 Gli Italiani (Giovani) Scappano dallItalia, e Gli Stranieri Cominciano a Non Volerci più Venire

Ora, quello che nessuno vi dice è che a questo problema euro-imposto NON C’È SOLUZIONE INDOLORE, SORRY. Solo uscire dalla moneta unica potrebbe permettere di inflazionare il debito con la svalutazione della nuova lira, lasciando gli italiani per un paio d’anni in balia di grandi turbolenze  durante cui dovranno attingere ai propri risparmi: che sia chiaro, anche l’abbandono della moneta unica non significherebbe una vita tranquilla ma se non altro ci sarebbe la possibilità di ripartire a termine, si tornerebbe di nuovo ad un assetto di fluttuazione delle monete con corrispondenti danni per i ns. competitors esterni (guarda caso, per la Germania) grazie alla ritrovata competitività italiana, come ben spiegato da W. Munchau sullo Spiegel la scorsa settimana quando ha chiarito i dettagli del problema italiano in divenire per la sua patria, la Germania.

Di converso se si rimanesse nell’euro le clausole del Fiscal Compact e dell’ERF depriverebbero lentamente, progressivamente ed inesorabilmente l’Italia del risparmio privato e delle aziende che contano, che assumono e fanno utili nel paese senza per altro erodere veramente il debito: un saldo primario di oltre il 3% del PIL per vent’anni è semplicemente un’impresa impossibile, nessun paese ce l’ha mai fatta a raggiunge tale obiettivo e l’Italia non farà eccezione (la Grecia ha iniziato la crisi con il 140% di debito/PIL ed oggi dopo 6 anni di lacrime e sangue è oltre il 175% ma con un debito estero quasi raddoppiato, della serie i greci con gli interessi sul proprio debito pagano le pensioni dei paesi che hanno in portafoglio le loro obbligazioni).

E’ per altro chiaro che in tutto questo trambusto i pochi che hanno veramente da guadagnare dal restare nella moneta unica – leggasi, coloro che hanno investito in Italia in rendita, coloro che hanno convertito i propri patrimonio da instabili lire a solidi euro, i detentori stranieri del nostro debito, i rentiers basati su assets italiani ad es. grande fotovoltaico – faranno di tutto per confondere le idee alla popolazione: il 98% della cittadinanza italiana o giù di lì – DICIAMO QUASI TUTTI QUELLI CHE DEVONO LAVORARE PER VIVERE E NON VIVONO DI RENDITA – avrebbe un vantaggio dall’uscire dall’euro, forse con la discriminante che gli anziani abbienti dovranno attingere ai propri risparmi…

Ma insomma, vogliamo dare un futuro possibile ai nostri figli o vogliamo decidere noi di fargli abbandonare il paese, prendendo un altro passaporto? Ai governanti ed ai rispettivi votanti la scelta.

Il tempo stringe, il futuro è oggi, il nuovo fascismo è alle porte.

Mitt Dolcino

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