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Le decimazioni italiane durante la prima guerra mondiale

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15-18: l’inizio e la fine di un periodo storico nella quale l’Italia dovette affrontare la guerra di trincea, fatta di unione tra soldati originari di varie parti della nazione ed anche di sacrifici. È proprio tra il fango ed i picchi di montagna che venne scritto un importante pezzo di storia del nostro paese, periodo nel quale vennero impiegati all’incirca 5.600.000 militari, 600 mila dei quali, purtroppo, perirono in nome della liberazione dei molti territori irredenti rimasti ancora sotto la dominazione asburgica. Tra questi caduti però, anziché morire in combattimento, c’è ne furono alcuni che ebbero l’onta di passare per le armi del fuoco amico. Accusati di codardia, di indisciplina o peggio ancora di tradimento, si ritrovarono tra quegli sventurati scelti a casaccio durante le terribili decimazioni che, in un contesto nella quale si tentò di imporre una cieca disciplina senza dar conto alle reali esigenze della truppa, si arrivò a dover temere maggiormente i propri superiori che il nemico stesso. Ma come si giunse a tutto questo? Come si permise all’alto comando dell’esercito di avere carta bianca nelle eccessive punizioni che rischiarono di portare al collasso morale tutto il fronte Italo-asburgico? Analizziamo insieme contesti e umori che, fino ad un drastico cambio di comando che porterà alla vittoria, misero in serio pericolo l’intero svilupparsi della prima guerra mondiale.


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