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L’AUSTERITÀ FA CRESCERE – Le famiglie europeiste contro il familismo amorale degli italiani. Di Eriprando Sforza

“Nell’Europa continentale, un programma completo di riforme strutturali deve oggi spaziare nei campi delle pensioni, della sanità, del mercato del lavoro, della scuola e in altri ancora. Ma dev’essere guidato da un unico principio: attenuare quel diaframma di protezioni che nel corso del Ventesimo secolo hanno progressivamente allontanato l’individuo dal contatto diretto con la durezza del vivere, con i rovesci della fortuna, con la sanzione o il premio ai suoi difetti o qualità”.

Era già tutto scritto. Lo smantellamento del Welfare State perché ce lo chiede l’Europa. Ma anche perché è cosa buona e giusta in sé. Bisogna riportare l’individuo, diventato “accidioso”, a contatto diretto “con la durezza del vivere”. Queste sentenze le ha sputate Tommaso Padoa-Schioppa in un fondo del Corriere della Sera pubblicato il 26 agosto 2003 sotto la direzione di Stefano Folli, che aveva da poco preso il posto di Ferruccio de Bortoli. All’epoca Padoa-Schioppa era membro del Comitato esecutivo della Banca centrale europea.

Qualche anno più tardi sarebbe diventato ministro dell’Economia e delle Finanze del secondo governo Prodi. Sarebbe diventato famoso per l’uso del termine “bamboccione”, che, secondo l’enciclopedia Treccani sta a indicare “chi è considerato incapace di affrontare le responsabilità e le difficoltà della vita”.
In un’audizione davanti alle Commissioni Bilancio di Camera e Senato, il 4 ottobre del 2007, nel mezzo di una discussione sulla Finanziaria e i conti pubblici, il ministro disse: «Mandiamo i bamboccioni fuori di casa. Incentiviamo a uscire di casa i giovani che restano con i genitori, non si sposano e non diventano autonomi. E’ un’idea importante». Facile a dirsi per uno come lui, figlio dell’amministratore delegato delle Assicurazioni Generali. Si può supporre che non abbia mai avuto problemi a pagare l’affitto del suo primo appartamento da studente. Per la stragrande maggioranze dei giovani d’oggi, retribuiti, quando va bene, con i voucher, andare a vivere da soli è indubbiamente più complicato. Per loro la scelta di continuare a stare sotto lo stesso tetto dei genitori è obbligata, ma è anche una prova di razionalità economica che Padoa-Schioppa avrebbe dovuto apprezzare.

Ma per lui, come ha testimoniato sul Corrierone, faceva premio il ritorno al contatto diretto con la durezza del vivere (degli altri, ovviamente). Durezza che non deve avere provato la sua storica compagna di vita, quella Barbara Spinelli attualmente eurodeputata suo malgrado, eletta con la lista L’altra Europa con Tsipras, dal nome del premier greco che aveva vinto le elezioni promettendo di ribellarsi all’austerità imposta dalla Troika per poi diventarne presto un solerte esecutore. Anche lei è nata bene: è figlia di uno dei padri della patria europea, Altiero Spinelli, e di Ursula Hirschmann. I due si sposarono dopo la morte del primo marito di lei, Eugenio Colorni, autore con lo stesso Spinelli e con Ernesto Rossi del mitizzato (e letto da quattro gatti) Manifesto di Ventotene, scritto mentre i tre erano al confino sull’isola del Tirreno.

In quelle elezioni del 2014, la Spinelli fu protagonista di una vicenda che le malelingue definirebbero comica: una volta formalizzate le candidature, l’editorialista di punta di Repubblica proclamò che avrebbe rinunciato al seggio. Fino a pochi giorni prima del voto non sembrava un gran sacrificio, visto che tutti i sondaggi davano la lista Tsipras sotto lo sbarramento del 4%. Ma a quel punto Paola Bacchiddu, capo della comunicazione della lista, tenta la mossa della disperazione e posta su Facebook una sua foto al mare con il fondoschiena in bella evidenza e la seguente didascalia: “E’ iniziata la campagna elettorale e io uso qualunque mezzo”. La povera giornalista (ora lavora a Cartabianca, il programma Rai di Bianca Berlinguer) viene sommersa dalle critiche: ma come, anni e anni di femminismo europeista vengono vanificati da una foto stile velina? La Spinelli è inorridita. Scoppia il caso, tutti i giornali ne parlano e così contribuiscono a puntare i riflettori sulla Lista Tsipras, che alle urne riesce a superare di poco la soglia del 4%.

Tutto merito della Bacchiddu, senza dubbio, che però non riceve nessun premio. Certo, la Spinelli un po’ si vergogna di essere stata eletta grazie a una mossa in puro stile berlusconiano. Però, dopo una serie di riflessioni sofferenti, decide di sedersi sullo scranno dell’europarlamento, dove fino a oggi non ha fatto interventi degni di nota. D’altronde la sua ritrosia e riservatezza sono risapute. Parlare in pubblico non è il suo forte. Come direbbe Emmanuel Macron, il suo pensiero è troppo complesso per essere espresso in un’aula dove è presente anche Matteo Salvini. Ma intanto lo stipendio lo riceve lo stesso, chioserebbe un orrido populista. Alla faccia dell’austerità. Che, come ci ricorda il titolo dell’ultima opera di Veronica De Romanis, “fa crescere”. L’economista elogia Macron, che ha stravinto le elezioni promettendo profondi tagli alla spesa pubblica. E in preda all’entusiasmo aggiunge: “Persino in Grecia i sondaggi attuali danno Nea Demokratia, altro partito del rigore, in netto vantaggio su Syriza”, il partito del premier Tsipras, che peraltro ha soddisfatto tutte le richieste della Troika. Evidentemente i greci chiedono ancora più rigore, ancora più tagli alle pensioni e alla sanità. “Parliamo di Paesi che hanno fatto sacrifici duri. Se fossero stati inutili, non crede si sarebbero ribellati a chi glieli ha imposti?”, domanda retoricamente la De Romanis, che la Grecia la conosce bene.

Questo perché suo marito è il nobile fiorentino Lorenzo Bini Smaghi, che all’epoca dei primi due cosiddetti salvataggi della Grecia (nel 2010 e nel 2011) era membro del Comitato esecutivo della Bce. Cosiddetti perché dei 226,7 miliardi di euro di prestiti agevolati realmente sborsati alla Grecia in quell’occasione, solo 27 sono finiti a sostenere le necessità di cassa dello Stato ellenico, mentre 48,2 sono serviti a ricapitalizzare le banche greche. Il grosso della somma (149 miliardi) è servito a pagare interessi e rimborsi ai creditori. Tra i più grossi creditori figurava il colosso bancario francese Societé Générale, di cui Bini Smaghi è diventato presidente nel 2015. Honny soit qui mal y pense.

Perché i vari Padoa-Schioppa, Spinelli, De Romanis e Bini Smaghi vogliono più austerità e più Europa per estirpare il familismo amorale che da sempre affligge l’Italia.

Eriprando Sforza

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