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L’allarme di Ray Dalio: la bolla dell’intelligenza artificiale sta per scoppiare e rischia di travolgere la stabilità sociale

Ray Dalio lancia l’allarme: l’intelligenza artificiale è una bolla gonfiata dal debito vicina allo scoppio. Con i tassi alti e la fine del ciclo economico di 80 anni, il crollo finanziario rischia di innescare violente tensioni sociali e politiche.

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I tassi di interesse restano alti e il castello di carta costruito attorno all’intelligenza artificiale comincia a scricchiolare paurosamente. Il punto di rottura non è più un’ipotesi remota: siamo nella fase che precede immediatamente lo scoppio, e l’impatto non risparmierà né i mercati né l’economia reale.

A lanciare l’avvertimento più duro è Ray Dalio, fondatore del fondo Bridgewater Associates. Intervenendo alla Forbes Global CEO Conference di Singapore e nel podcast The Diary of a CEO, Dalio ha spiegato che la corsa all’intelligenza artificiale ricalca esattamente la dinamica delle grandi bolle speculative del 1929 e delle dot-com del 2000.

La causa scatenante è semplice: per costruire infrastrutture, centri dati e microchip si stanno bruciando centinaia di miliardi di dollari, finanziati in gran parte a debito. Ma quando il denaro costa caro e i debiti arrivano a scadenza, i nodi vengono al pettine.

La trappola: la ricchezza su carta non è denaro vero

Dalio sintetizza il problema con un esempio disarmante: immaginate di comprare un’azione legata all’IA per 100 dollari. Su quel valore chiedete un prestito in banca. Finché il mercato sale vi sentite ricchi, ma quella è solo una cifra stampata su un estratto conto. In denaro non è vero, è solo virtuale, creato dal mercato, e non è realizzato, tangibile, sino alla vendita del titolo e al rimborso del prestito.

Se il mercato inverte la rotta e tutti cercano di vendere contemporaneamente per pagare le rate, il prezzo di quell’azione può crollare a 25 dollari. Il problema è che il debito di 100 dollari rimane per intero.

La ricchezza virtuale evapora in un istante, ma l’impegno con la banca resta intatto. Come ha ricordato Dalio, non si possono pagare le bollette o le tasse con le azioni: per spendere serve moneta liquida, e per ottenere moneta bisogna vendere asset. Quando tutti vendono insieme, i compratori spariscono e i prezzi precipitano.

I quattro segnali dell’apocalisse finanziaria

Jeremy Grantham, celebre gestore di GMO che predisse il crollo immobiliare del 2007 e la bolla del 2000, parla apertamente della “più grande bolla d’investimento nella storia americana”. Secondo Grantham, l’arrivo di ChatGPT alla fine del 2022 non ha risolto la sopravvalutazione dei mercati, ma l’ha semplicemente ingigantita e rimandata.

L’economista Owen Lamont ha identificato quattro segnali classici che indicano l’imminenza di un tracollo. Oggi sono tutti presenti:

  • Sopravvalutazione estrema: multipli di bilancio e rapporti prezzo/utili su livelli visti solo nel 1929, 1999 e 2021.
  • Fede cieca nel rialzo: investitori che sanno che i prezzi sono assurdi, ma continuano a comprare sperando di uscire prima degli altri.
  • Alluvione di nuove azioni sul mercato: una corsa frenetica a quotarsi in borsa per incassare denaro fresco prima del ribasso (dalla quotazione di SpaceX alle manovre di Anthropic e OpenAI verso valutazioni da mille miliardi di dollari).
  • Ingresso massiccio di risparmiatori improvvisati: piccoli investitori che scommettono a leva tramite derivati ed ETF, comportandosi come al casinò.
Fattore criticoBolla Dot-Com (2000)Bolla Attuale dell’IA
Motore speculativoPrime società Internet prive di utiliInfrastrutture IA e modelli linguistici
Costo del denaroTassi Fed in rapido rialzoTassi stabili su livelli elevati
FinanziamentoCapitale di rischio e IPODebito massiccio e obbligazioni societarie
ConcentrazioneDiffusa su molti titoli tecnologiciConcentrata su pochissimi colossi (“Magnifici Sette”)

Persino Wall Street comincia a tremare

I primi scricchiolii si notano anche nei rapporti delle grandi banche d’affari. Goldman Sachs ha recentemente ammesso che nel settore tecnologico non c’è solo un problema di prezzi alti, ma una vera e propria “bolla degli utili”. I mercati hanno iniziato a distinguere tra chi investe producendo margini e chi brucia cassa senza ritorni immediati. Microsoft e Amazon riescono ancora a difendersi, mentre colossi come Alphabet e Meta subiscono vendite pesanti ogni volta che aumentano la spesa senza mostrare profitti immediati.

Inoltre, il gestore Torsten Slok di Apollo Global Management ha avvertito che il classico portafoglio bilanciato (60% azioni e 40% obbligazioni) ha smesso di funzionare, lasciando gli investitori senza un vero scudo difensivo. Questo peché la concentrazione dei valori in pochissimi titoli AI rende la diversificazione solo apparente.

Un aneddoto raccontato dallo stesso Dalio chiarisce l’aria che si respira tra gli addetti ai lavori: un suo amico, a capo di un’azienda di intelligenza artificiale, sta raccogliendo centinaia di milioni di dollari non per sviluppare nuovi algoritmi, ma per creare una riserva di cassa. Lo scopo? Comprare a prezzi di saldo i concorrenti falliti non appena il mercato crollerà.

Il vero pericolo: la fine del grande ciclo di 80 anni

La perdita di valore nei portafogli finanziari è solo la punta dell’iceberg. Dalio inserisce questo fenomeno all’interno del “Grande Ciclo“, un periodo di circa ottant’anni scandito dall’accumulo di debito, dalle disuguaglianze e dal declino dell’ordine geopolitico.

L’ultimo ciclo è iniziato nel 1945, sulle macerie del secondo dopoguerra. Oggi ci troviamo nella fase terminale, dove tre forze distruttive si alimentano a vicenda:

  1. Debiti pubblici fuori controllo: gli Stati occidentali hanno accumulato disavanzi enormi e non hanno più risorse fiscali per sostenere la spesa sociale o salvare nuovamente i mercati finanziari.
  2. Frattura sociale esasperata: l’automazione promette salti di produttività, ma concentra i profitti nelle mani di pochi proprietari di piattaforme ed espelle lavoratori, allargando il divario di classe.
  3. Scontro politico interno: quando le risorse scarseggiano e i debiti soffocano i bilanci, la convivenza civile salta. Dalio cita l’esempio del Regno Unito, scosso da sei primi ministri in sette anni, sintomo evidente di governi incapaci di mantenere le promesse.

Lo scoppio della bolla tecnologica non sarà quindi un semplice incidente di percorso per i banchieri di Wall Street. Sarà con ogni probabilità la scintilla che accelererà la resa dei conti economica e sociale dell’intero blocco occidentale. Assiteremo a un nuovo riequilibrio politico sociale, ma quale sarà il risultato?

 

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