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L’allarme di Parigi: l’economia francese si ferma e rischia di trascinare l’Europa nel baratro
L’Insee taglia le stime di crescita allo 0,4%: consumi fermi, 66.000 posti di lavoro persi e deficit oltre il 5% mettono Parigi all’angolo, con il rischio di innescare una crisi nell’intera Eurozona.

Come rivela un’inchiesta dettagliata pubblicata dal quotidiano francese Le Monde, la tanto sbandierata “resilienza” transalpina è arrivata al capolinea. La Francia ha smesso di correre ed è entrata in una fase di stallo pericoloso. Mentre i partner europei provano a rialzare la testa, la seconda economia dell’Eurozona si ritrova a fare da fanalino di coda, intrappolata tra consumi al palo, crollo degli investimenti e debito fuori controllo.
Il dato ufficiale diffuso dall’Insee, l’istituto nazionale di statistica francese, certifica un brusco risveglio: la crescita del PIL per il 2026 non supererà lo 0,4%. Soltanto pochi mesi fa le previsioni governative puntavano allo 0,7%, dopo una prima stima dello 0,9%. Dimezzato il passo rispetto all’anno scorso, il Paese si muove a un ritmo che sfiora la recessione tecnica.
I numeri trimestrali mostrano un motore ormai ingolfato :
- Primo trimestre: −0,2%
- Secondo trimestre: 0,0%
- Terzo trimestre (stimato): +0,1%
- Quarto trimestre (stimato): +0,2%
Ecco un grafico esplicativo da Tradingeconomics
La distanza con gli altri giganti dell’Unione è impietosa. La Spagna marcia al +2,6%, la Germania – pur tra mille fatiche industriali – tocca l’1,0% e perfino l’Italia segna un +0,9%. Parigi fa tre volte peggio della media dei vicini ed è l’unica grande nazione europea a rallentare rispetto al 2025.
| Paese | Crescita PIL 2026 (stima) | Inflazione armonizzata 2026 |
| Spagna | +2,6% | 4,5% |
| Germania | +1,0% | 3,1% |
| Italia | +0,9% | 3,8% |
| Francia | +0,4% | 3,1% |
A pesare come un macigno è il crollo della domanda interna. Se le famiglie non spendono e le imprese non investono, non c’è miracolo contabile che tenga. Il potere d’acquisto dei cittadini scende dello 0,4% sull’anno, ma questa volta il colpo colpisce il ceto medio e i redditi da lavoro, non le rendite finanziarie.
L‘inflazione è tornata a farsi sentire, spinta dai prezzi energetici e dai rincari alimentari. Toccherà il 2,9% a fine anno. I salari, però, non tengono il passo. Le buste paga restano ferme e il mercato del lavoro si deteriora rapidamente.
La promessa del pieno impiego formulata dal presidente Emmanuel Macron si è dissolta. La disoccupazione risale verso l’8,6%. Il settore privato cancellerà ben 66.000 posti di lavoro dipendente nel corso dell’anno. L’unico settore in crescita è quello dei micro-imprenditori autonomi (+95.000), spesso lavoretti precari a bassissimo reddito che mascherano il disagio sociale.
In questa situazione, le famiglie tirano la cinghia. I consumi salgono di un misero 0,3%, sostenuti soltanto da chi è costretto a intaccare i risparmi. Il tasso di risparmio cala dal 17,8% al 17,3%, il che significa che proprio le famiglie non arrivano a fine mese. Questa è miseria, non sfiducia.
Ancora peggio va il settore della casa. Con i tassi di interesse elevati e i mutui inaccessibili, gli investimenti delle famiglie crollano del 1,3%. È un colpo durissimo per tutto l’indotto dell’edilizia e dei servizi.
Le aziende non possono certo colmare il vuoto. Alle prese con margini ridotti del 31,6% e costi operativi crescenti, tagliano gli investimenti dello 0,3%. L’unico fattore che tiene il PIL sopra lo zero è il commercio estero, grazie alle vendite di aerei e navi, ma , attenzione all’illusione: le esportazioni nette salgono anche perché la Francia importa molto meno, segnale inequivocabile di una nazione che consuma sempre meno.
Qui si apre il vero nodo sistemico che toglie il sonno ai partner europei. La Francia viaggia con un deficit pubblico superiore al 5% del PIL e un debito gigantesco. Il ministro dell’Economia si trova davanti a un bilancio impossibile: non ha margini per stimolare l’economia come ha fatto Berlino con i suoi piani di investimento.
C’è il rischio concreto che Parigi faccia saltare la tenuta dell’intera Eurozona? La risposta è sì. Se la Francia entrasse in una spirale di tagli selvaggi alla spesa per rientrare nei parametri europei, soffocherebbe quel poco di crescita rimasta. Mario Monti sarebbe nefasto oggi a Parigi.
Una crisi di fiducia sui titoli di Stato francesi (gli OAT) farebbe tremare l’intera unione monetaria. La Francia è troppo grande per fallire, ma è anche troppo grande per essere salvata dai fondi europei senza travolgere l’Italia e la Germania. Se il cuore politico ed economico di Parigi cede, la slavina rischia di travolgere tutti.










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