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LA7 PRECIPITA, ED ALLORA CERCA DI VENDERSI. QUESTA E’ LA CONDIZIONE DELL’INFORMAZIONE IN ITALIA

Cari amici

l’informazione italiana mainstream è schiava del potere e del denaro. Parliamoci chiaramente: anche se elogia sempre le forze del mercato, non è mai riuscita a guadagnarsi uno spazio di autorevolezza tale da permetterle di raggiungere l’indipendenza economica, tranne qualche piccola, lodevole , eccezione. Gli editori puri sono pochi ed in mano al potere politico.

Facciamo un esempio pratico. La7 di Cairo. Come  riportato da Business Insider (gruppo l’Espresso, a cui ci dedicheremo in futuro)  i suoi ascolti stanno andato letteralmente a picco. Qualche semplice dato:

  • dal 10 settembre al 2 dicembre lo share de La 7 è caduto da 14,48% al 3,78% in prima serata;
  • nello stesso spazio di tempo lo share medio è calato da 14.99 al 2,99.

In questo periodo di tempo cosa ha deciso di fare Cairo ? Dopo aver lasciato andare Crozza ed averlo sostituito con il noioso Propaganda live, ha puntato tutto sull’informazione. I motivi sono volgarmente di cassa, il costo 3 di 300-400 mila euro all’ora contro 1,2 milioni delle fiction. Peccato che quest’informazione, evidentemente, non attragga. Io non riesco a sopportala, sembra una sorta di sfilata di cattivi politici piddini e/o sinistrini, con qualche occasionale intromissione pentastellata o del CDX, con una scelta dei peggiori comunicatori, ma mai un conduttore con sufficienti attributi da fermarlo. Per spiegarmi meglio vi allego un video dell’aria che tira di Ieri:

 

Borghi e Misiani su la 7

Misiani ha detto delle BALLE, matematiche, fattive. La disoccupazione nel 1997 era del 30%, contro il 35% e con occupati nella maggior parte a tempo indeterminato vero, non determinato o tutele crescenti. Per dare una tabella dei dati da Alessandro Greco.

 

nel programma Borghi è stato tacitato e Misiani ha potuto servire la sua falsa informazione senza nessun problema nel silenzio totale della conduttrice. La giornalista non ha idea dei dati della contabilità nazionale? Nessuno nella redazione sa nulla di economia, o è vissuto negli anni novanta.

In realtà è tutto più semplice: con questa cattiva informazione , che non interessa ai telespettatori, spera di guadagnare un po’ di contributi pubblici. Peccato che le proposte e le leggi in proposito coprano una servizio più ampio, comprendente anche produzioni più complesse di un gruppo di tizi che  dicono le loro verità lontane chilometri dai fatti reali.

Insomma l’informazione italiana cerca di leccare le briciole ai tavoli del potere, senza rendersi conto che basterebbe DESCRIVERE LA REALTA’ DEI FATTI, dire LA VERITA’, per fare audience e raggiungere l’indipendenza economica. Purtroppo è chiedere troppo.

PS: poi il problema sono le “Fake news” dei blog. Peccato che questi dicano la verità.

 

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