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La visione distorta della realtà (di Vittorio Banti)

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Qualche giorno fa Eurobarometro ha pubblicato i risultati di un sondaggio tra la popolazione europea, alla quale ha chiesto -tra la primavera e l’autunno dello scorso anno- quali fossero le maggiori preoccupazioni riguardo alla crisi. Le risposte meritano una rispettosa analisi, perchè contengono elementi di preoccupazione.

Intanto vediamole nel grafico, concentrandoci sull’evoluzione delle percentuali. E’ evidente il notevole aumento delle preoccupazioni riguardo il problema dei “Migranti” (ultima riga) passato dal 38% al 58% circa. E l’aumento del problema “Terrorismo” salito dal 16% al 25% circa.

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E’ naturale dare come prevedibile questo risultato, stante l’emergenza migranti dell’estate 2015 e soprattutto l’attentato di Parigi del Novembre 2015, di cui i media internazionali hanno dato ampissimo risalto.
Quello che invece desta un certo allarme è la diminuzione delle altre categorie di preoccupazione: le “Finanze pubbliche”, la “Disoccupazione” e “la Situazione Economica”.

Apro una piccola parentesi per sottolineare 2 cose che balzano agli occhi: la prima è la struttura del sondaggio con risposte chiuse, cioè le categorie erano già predeterminate. La seconda, appunto, è che tra queste categorie alcune sono strettamente connesse ad altre (come vedremo più avanti) per cui è scorretto chiederne una soltanto, mentre altre palesemente viziate da un’impostazione ideologica liberista; ad esempio, imporre la risposta “Inflazione” come maggiore preoccupazione, è francamente ridicolo. Ma proseguiamo con l’analisi e cerchiamo di capire perché i cittadini europei hanno una visione non proprio corretta della situazione.

Il problema dei migranti, che è stato trattato più volte da Scenari Economici qui  e qui, è serio e preoccupante per gli sviluppi sociali ma ha anche (e soprattutto) una valenza economica; esso amplifica la deflazione salariale in atto in tutto il continente.

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La dimostrazione ce la offre proprio il Governatore della Banca d’Italia Vincenzo Visco:

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Ora, non sappiamo se il Governatore abbia partecipato o meno al sondaggio, prendiamo atto che rafforza il suo punto deflazionistico agitando lo spauracchio inflattivo (cosa grave in virtù del ruolo che rappresenta).
Naturalmente i massmedia alimentano da par loro il problema “migranti”, ovviamente nascondendo le conseguenze economiche che essi portano nel mondo del lavoro già provato dalla crisi.

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Quindi si ha la ragionevole certezza che i cittadini europei non abbiano, e non per colpa loro, una visione consapevole e d’insieme dei problemi, e che questa sia alimentata sia dai governi che dai mass media mainstream, al fine di occultare quello che dovrebbe essere la fonte di maggiore preoccupazione: la disoccupazione.

Riducendo la disoccupazione si avrebbe un aumento delle retribuzioni e quindi una spinta ai consumi (attualmente repressi); questo favorirebbe un incremento della domanda e spingerebbe gli imprenditori ad investire e/o impiantare nuove attività produttive, invertendo in positivo tutto il ciclo economico. Dal lato dello Stato lo sviluppo economico andrebbe di pari passo con maggiori entrate fiscali e la maggiore inflazione attesa favorirebbe la diminuzione del debito pubblico. La questione migranti anch’essa verrebbe a soluzione, essendo incompatibile un percorso di crescita con la deregolamentazione attuale (senza contare che la Costituzione imporrebbe in ogni caso –e quindi pure tutt’oggi- di impostare tutte le linee politiche alla ricerca della massima occupazione possibile).
In sostanza si annullerebbero le altre opzioni del sondaggio da cui siamo partiti.

Purtroppo queste azioni economiche non possono essere intraprese dentro l’Unione Europea della moneta unica. Senza complicate considerazioni politico-economiche, basta sapere che il livello di disoccupazione è già stabilito da Bruxelles e che per l’Italia è attestato intorno a poco meno del 12% strutturale fino a tutto il 2017 (in barba alle dichiarazioni dei politici di area governativa).

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Nel grafico sono rappresentati i livelli di disoccupazione reale (in blu) e il NAWRU o NAIRU (Non Accelerating Inflation Rate of Unemployment) in arancio: letteralmente “tasso di disoccupazione che non accelera l’inflazione”. In pratica è il livello di disoccupazione a cui deve attenersi il paese in questione affinché l’inflazione si mantenga al livello imposto. Questa determinazione, come è evidente, riflette l’impianto ideologico liberista per il quale l’inflazione è sempre a qualsiasi livello un male; e a costo di una disoccupazione strutturalmente elevata, non considerando -nella loro foga ideologica- che le linee rappresentate, quando parliamo di disoccupazione, sono uomini e donne in carne ed ossa che patiscono una punizione personale e sociale non più accettabile.

Se i cittadini europei avessero avuto una maggiore consapevolezza il risultato del sondaggio sarebbe stato diverso. Spetterebbe al mondo del giornalismo o ancor meglio a quello degli intellettuali scegliere le notizie e costruirci sopra le proprie considerazioni per dare a tutti la possibilità di capire la realtà quotidiana. Ma (tranne rari casi) questo non avviene.
Il motivo è semplice: l’apprendere queste nozioni porta al rifiuto netto e totale della costruzione dell’Unione Europea ed allo strumento da essa usato per esercitare il dominio sui paesi aderenti: l’euro.

Qualsiasi azione politica non può prescindere da queste considerazioni.

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