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LA VERITA’ SULL’INDUSTRIA ITALIANA (ottima la qualità prodotta; peggiora ogni giorno di più il CLUP)

Sono anni che sento dire “la nostra produttività non cresce” MA “noi non taglieremo i salari” PERCHE’ “bisogna crescere per la via della qualità. Ecco, in parte coloro che sostengono questo possono ANCHE avere ragione:

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e difatti è vero che l’Italia svetta nella qualità al paragone con i propri principali partner commerciali. Ma seguendo solamente questa strada ci si ritrova con un infinito numero di chiusure aziendali:

– tessili e abbigliamento;

– mobili e parquet;

– metalmeccanica di base (es. Scarichi per auto e moto);

– ecc. ecc.

 

Bene, e se decidessimo di salvare le migliaia di aziende dei settori sopra indicati? Dove dovremmo agire?

Guardate, proprio oggi un mio cliente ha acquistato del parquet automontante da BRICO CENTER. E’ stato pagato assai poco e poco richiede per essere montato. Sapete da dove proveniva? Germania! E pensare che a distanza di 5 e 30 km dal negozio dove è stato acquistato vi sono due fabbriche italiane (umbre per la precisione) di produzione artigianale! Evidentemente non sono in grado di produrre ai prezzi industriali tali per cui la fabbrica tedesca riesce a fornire al gruppo Brico il medesimo prodotto.

Allora, in questo caso, dovrebbe intervenire un sistema che consenta ai prezzi dei prodotti realizzati nei due paesi di riallinearsi (la svalutazione appunto) affinché il consumatore Italiano acquisti dalla fabbrica italiana. Questo NON PER UN COMUNQUE SANO NAZIONALISMO MA PER QUEL FENOMENO CHE POSSIAMO CHIAMARE CON PAROLE BAGNAIANE “EXTERNAL COMPACT” ovvero vincolo delle Partite Correnti (Export-Import) in equilibrio!

Se non agiamo tramite una svalutazione (che riallinea in un colpo solo mediamente tutti i prezzi) sarà necessario abbassare gli stipendi di un paese al livello tale che consenta di ottenere il medesimo risultato.

Solamente che il PD, che non può rinunciare alle poltrone e ai finanziamenti della UE, e non vuole toccare gli stipendi e i salari della classe lavoratrice italiana, HA LASCIATO CRESCERE IL COSTO DEL LAVORO IN TUTTI QUESTI ANNI DI CRISI:

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Mentre ciò non accadeva negli altri paesi nostri competitor (la Spagna ha invertito la tendenza dal 2008).

E come conseguenza cosa si è avuto?

L’avvitamento della crisi italiana che ogni anno in cui il PD resta al potere diventa SEMPRE PIU’ DIFFICILE DA REGGERE E IMPOSSIBILE DA COMBATTERE:

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Come mostra il presente grafico, la nostra competitività di costo si è deteriorata a partire dal 2000 e oggi ci divide dalla Germania in modo impressionante. Si ringrazia il CENTRO STUDI CONFINDUSTRIA per averci fornito questi grafici a dimostrazione che quando sono in vena di fare analisi diventano INSUPERABILI. Purtroppo anche loro ogni tanto si perdono quando, da stipendiati di Bombassei e Squinzi, cercano di giustificare l’indifendibile difesa dell’Eurozona (ben sapendo che il castello intero tra non molto tempo crollerà miseramente).

 

BUONA ATTESA DEL CROLLO DEL NUOVO MURO DI BERLINO: LA MONETA UNICA!

 

Maurizio Gustinicchi

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