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La trappola da 110 miliardi di Nvidia: perché i suoi migliori clienti stanno preparandosi a diventare competitori?

Nvidia macina utili record e punta a battere il primato storico del petrolio arabo, ma oltre il 40% degli incassi arriva da Microsoft, Amazon e Google: tre alleati che stanno costruendo in segreto i propri chip per non pagare più il conto.

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Nvidia corre a Wall Street e punta a strappare ai colossi del petrolio il record storico di profitti mondiali, ma il suo impero poggia su basi molto più fragili di quanto dicano i mercati. Dietro una crescita che sembra inarrestabile si nasconde una vulnerabilità estrema: oltre il 40% del suo fatturato complessivo dipende da appena tre grandi clienti. Tre giganti che hanno deciso di rompere il monopolio e produrre da soli i semiconduttori del futuro.

La direttrice finanziaria di Nvidia, Colette Kress, ha dovuto ammettere un dettaglio non secondario: nel primo semestre dell’anno, circa il 44% delle vendite totali è arrivato da tre sole aziende. Anche senza fare nomi ufficiali nei documenti contabili, le stime di Bloomberg non lasciano spazio a dubbi: si tratta di Microsoft, Amazon e Alphabet (Google). Insieme, queste tre sorelle del web versano nelle casse di Jensen Huang circa 110 miliardi di dollari ogni dodici mesi.

Vendite complessive NVIDIA

La mappa dei clienti e dei fornitori

Per comprendere l’enormità di questa concentrazione commerciale, basta osservare come si distribuiscono gli ordini e la catena di fornitura dell’azienda:

Operatore di mercatoRuolo nella filieraQuota sul totaleValore stimato o impatto
MicrosoftPrimo cliente assoluto22% del fatturatoCirca 60 miliardi di dollari
Amazon (AWS)Secondo cliente14% del fatturatoCirca 38,2 miliardi di dollari
Alphabet (Google)Terzo grande cliente4,8% del fatturatoCirca 13,2 miliardi di dollari
SuperMicro e MetaClienti di supporto9,5% e 4,1%Oltre 13 miliardi combinati
TSMCFornitore semiconduttori37,3% dei costiFonderia esclusiva dei chip
SK HynixFornitore memorie26,5% dei costiComponenti RAM avanzate

Nvidia conta oltre 1.600 clienti registrati in tutto il pianeta. Eppure, se i primi tre decidessero di rallentare gli ordini, l’intera struttura finanziaria dell’azienda rischierebbe di vacillare all’istante. Una concentrazione nelle vendite estremamente preoccupante e non sana, che aumenta la rischiosità aziendale.

I clienti diventano concorrenti spietati

La vera minaccia per Nvidia non viene dai rivali storici come AMD o Intel, che inseguono o hanno i propri problemi, ma da coloro che finora hanno staccato gli assegni più pesanti. Microsoft, Amazon e Alphabet stanno investendo somme colossali in spese per impianti e tecnologia, avvicinandosi a 200 miliardi di dollari all’anno.

Continuare a pagare a Nvidia margini di guadagno che sfiorano l’80% non è sostenibile nel lungo periodo. Per questo motivo, i giganti del cloud computing hanno iniziato a progettare processori proprietari, su misura per le proprie esigenze operative.

Amazon ha già cambiato marcia: secondo le stime di Epoch AI, ricava quasi metà della sua enorme capacità di calcolo direttamente dai propri chip, come Trainium e Inferentia. I semiconduttori sviluppati internamente generano già oltre 25 miliardi di dollari all’anno per la divisione AWS, con una crescita annuale superiore al 100%. Il vantaggio di Jeff Bezos è semplice: avendo milioni di clienti sul cloud, può spalmare i costi miliardari di progettazione su un volume di lavoro gigantesco.

Alphabet segue una strada identica: la maggior parte dei calcoli di intelligenza artificiale di Google gira già sulle proprie unità TPU (Tensor Processing Units), lasciando a Nvidia solo compiti specifici.

Microsoft è rimasta più indietro e finora ha comprato quasi tutto da Nvidia per sostenere Copilot e i modelli di OpenAI. Tuttavia, il colosso di Redmond ha avviato la riscossa con il chip Maia 200. Progettato appositamente per la fase di risposta dei modelli (la cosiddetta inferenza), questo processore promette un’efficienza superiore del 30% per ogni dollaro speso rispetto all’hardware esterno.

  • Inferenza contro addestramento: addestrare un modello richiede la potenza bruta e il software proprietario CUDA di Nvidia, ma far funzionare le applicazioni quotidiane costa meno con processori dedicati.
  • Costi vivi e risparmio energetico: i data center consumano quantità enormi di elettricità; i chip sviluppati in casa consumano meno e riducono le bollette industriali dei fornitori cloud.
  • Autonomia contrattuale: avere un’alternativa interna permette a Microsoft e Amazon di trattare sul prezzo con Nvidia con molta più forza.

Comunque si voglia vedere, i principali clienti di NVIDIA sono concentrati nello sviluppare proprio chip, questo sia per abbattere i costi, sia per avere un ulteriore punto con cui poter competere con gli altri big della tecnologia: non solo fanno più utili, ma diventano più specificializzati. Perfino SpaceX sta studiando di sviluppare le proprie GPU.

I conti record e i nodi che verranno al pettine

Nel secondo trimestre dell’anno fiscale, Nvidia ha registrato numeri da capogiro: ricavi per 96,2 miliardi di dollari (in crescita del 106%) e un utile netto di 53,9 miliardi. Le previsioni indicano che i profitti annuali supereranno persino il record storico di 159 miliardi stabilito dal gigante petrolifero Saudi Aramco nel 2022.

Wall Street festeggia con un rialzo dell’8,7% del titolo, rassicurata dalla promessa di una crescita delle vendite del 70% per il prossimo anno. Ma per quanto tempo potrà durare questa festa? Quanto ci vorrà prima che i suoi clienti si producano completamente i chip in casa? Non c’è il pericolo che decidano di vendere esternamente i propri chip e GPU?.

La realtà industriale racconta che il modello di fornitura si sta trasformando in un sistema ibrido. Gli hyperscaler useranno i chip Nvidia solo per i compiti più complessi e imprevedibili, affidando tutto il resto ai propri componenti fatti in casa. Inoltre, i costi di produzione di Nvidia salgono a causa dei rincari delle memorie fornite da partner come SK Hynix. Se la spesa per investimenti delle grandi aziende tecnologiche dovesse frenare o virare definitivamente verso l’autoproduzione, la festa miliardaria di Santa Clara rischia di trasformarsi in una dolorosa ritirata.

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