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La svolta della Ford: addio alla Cina! Mentre l’Europa si arrende, l’America riporta le auto a casa

Ford annuncia uno stop definitivo alle importazioni di auto dalla Cina entro il 2030 per riportare la produzione del marchio Lincoln negli USA. Una scelta drastica spinta dall’impatto dei dazi e che crea un contrasto evidente con le case europee, che continuano invece a puntare sull’import cinese.

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Le guerre commerciali e le stangate tariffarie stanno ridisegnando la mappa dell’industria globale dell’auto. Ford ha preso una decisione storica: entro il 2030 cancellerà del tutto le importazioni dei modelli Lincoln prodotti in Cina, riportando l’intera produzione negli Stati Uniti.

Mentre l’Occidente affronta costi alle stelle e tensioni geopolitiche mai viste prima, la mossa del colosso di Dearborn rappresenta un cambio di rotta radicale. Una scelta che è di sopravvivenza industriale negli USA, dove la diffidenza verso auto e componentistica Made in China è alle stelle.

La stangata dei dazi e il piano di Ford

I numeri spiegano la decisione meglio di tante parole. Solo nel 2025, i dazi e le tariffe sulle importazioni hanno pesato sul bilancio di Ford per circa 3 miliardi di dollari lordi, traducendosi in un impatto negativo di circa 2 miliardi di dollari sull’EBIT.

Continuare a produrre in Cina per vendere agli automobilisti americani non è più sostenibile. Il modello Lincoln Nautilus, oggi assemblato nello stabilimento di Hangzhou dalla joint venture Changan Ford, subirà un progressivo trasferimento strategico verso gli impianti statunitensi.

Lincoln Nautilus

I punti chiave dell’espansione industriale americana prevedono:

  • Nuovi posti di lavoro: creazione di migliaia di impieghi diretti e indiretti nelle fabbriche statunitensi.
  • Stabilimenti coinvolti: potenziamento delle linee a Louisville (Kentucky) e Chicago (Illinois), dove si assemblano già Lincoln Navigator e Aviator.
  • Primato produttivo: con oltre 2 milioni di veicoli assemblati negli USA nel 2025, Ford consolida la sua posizione di primo costruttore nazionale.

Tra l’altro la produzione negli USA permette di poter soddisfare le norme USA legate al controllo dei dati, per cui le lussuose Lincoln potranno essere utilizzate dalle organizzazioni statuali federali e entrare nelle aree militari.

Un contrasto abissale: l’America produce, l’Europa delocalizza

Il confronto tra la scelta americana e le decisioni dei colossi automobilistici europei è spietato. Negli Stati Uniti si sceglie la via della ri-industrializzazione e della protezione dei posti di lavoro interni. In Europa accade l’esatto contrario.

Gruppi come Volkswagen e Stellantis stanno gradualmente cedendo terreno, scegliendo di importare in Europa auto elettriche o componenti prodotti in Cina. L’obiettivo delle case europee è difendere i margini di profitto nel breve periodo, ma il prezzo da pagare a lungo termine rischia di essere devastante per la manifattura continentale.

Parametro StrategicoStrategia Ford (USA)Strategia VW / Stellantis (Europa)
Origine della ProduzioneRitorno negli USA entro il 2030Importazione crescente dalla Cina
Impatto OccupazionaleMigliaia di nuovi posti negli USARischio chiusure e tagli in Europa
Gestione dei DaziProduzione locale per annullare i daziRicerca di scorciatoie e margini brevi
Visione IndustrialeIndipendenza e sovranità industrialeDipendenza dalle catene cinesi

Consentire l’ingresso massiccio di veicoli fabbricati a Pechino rischia di trasformare l’Europa in un puro mercato di sbocco, distruggendo l’intera filiera produttiva locale oppure riducendo il tutto a fabbriche cacciavite. Al contrario gli USA, anche con un uso forte dei dazi, ha deciso di conservare e potenziare l’industria nazionale.

Le ricadute economiche e la sfida dei costi

La scelta di Ford comporta comunque incognite finanziarie non trascurabili. Trasferire le catene di montaggio negli Stati Uniti comporta costi salariali più elevati e investimenti imponenti per l’adeguamento delle fabbriche.

Nonostante questi costi la dirigenza Ford ha difeso la scelta evidenziando come la produzione nazionale protegga la società dalle ritorsioni geopolitiche.  Per i consumatori statunitensi questo passaggio garantisce veicoli sostenuti da una filiera locale forte. Per l’economia americana, significa stipendi che restano sul territorio e alimentano direttamente la domanda interna.

La scommessa sul futuro dell’auto

Ford dimostra che la risposta alle sfide cinesi non è la resa o la delocalizzazione selvaggia, ma l’investimento nell’industria di casa.  Volkswagen, importando auto cinesi, potrà fare uno o due anni di utili moderati, ma, intanto abbandona le proprie capacità industriali e tecnologiche per trasferirle in Cina. Ovviamente le aziende orientali non staranno a guardare e continueranno a invadere l’Europa con auto che avranno dei vantaggi in termini di prezzo rispetto a quelle con marchio tedesco. Il destino delle case europee, con questa strategia, è segnato.

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