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LA STRUTTURA COLLOIDALE DELL’ITALIA

La struttura cristallina è ben rappresentata da quei soprammobili in cristallo di rocca che somigliano ad una Manhattan piena di grattacieli di vetro impazziti e bellissimi. Anche la neve, vista al microscopio, è composta da una serie infinita di variazioni su un tema esagonale. A quanto pare, le molecole d’acqua, potendo, si organizzano in modo coerente ed elegante, tenendosi per mano. La struttura colloidale invece è qualcosa di informe. Tutte le sue parti non hanno tendenza ad organizzarsi secondo uno schema. Sono lì, le une accanto alle altre, soltanto per caso, come i passeggeri della metropolitana.
Se si guarda l’Italia, è evidente che la sua struttura è colloidale. Sin dai tempi di Dante siamo i soldati di una guerra di tutti contro tutti, delle regioni contro le regioni, delle città contro le città, delle corporazioni contro le corporazioni. Più che somigliare ad un popolo, somigliamo ad una riunione di condominio, quando gli animi si sono riscaldati e si comincia ad alzare la voce. La nostra passione non è applaudire, come fanno disciplinatamente le scimmiette ammaestrate degli spettacoli televisivi; la nostra passione è gridare “a morte!” E chi sente gridare “a morte!” lo grida anche lui, poi s’informa su chi dovrebbe morire.
L’ideale per noi è che sia disponibile una testa di turco, qualcuno da odiare e cui attribuire ogni sorta di malefatta e l’origine di tutti i mali. In mancanza d’altro si usano i morti, per esempio Mussolini, ma l’ideale è poter infierire sui vivi, come è avvenuto con Craxi o Berlusconi, soprattutto nel momento in cui, per qualche motivo, sono stati in difficoltà. Quello è il momento per gridare “a morte!” Di Craxi che si dichiarava malato, Di Pietro disse che aveva un “foruncolone”. Purtroppo di quel foruncolone Craxi presto morì. A Berlusconi l’uveite serviva per schivare la giustizia, chissà, magari se l’era procurata da solo? Per non dire che tentava di usare l’insulsa scusa di un Consiglio dei Ministri, per evitare di andare dai magistrati. Forse il “legittimo impedimento” sarebbe stata una seduta con la manicure, ma il Cavaliere non ci pensò.
Finché ci sono state le teste di turco, la struttura dell’Italia è stata cristallina, se non nel civismo, almeno nell’odio. Da un lato i buoni (tutti di sinistra) dall’altro i cattivi. È stata la stagione dell’indignazione virtuosa, della difesa eroica – a rischio della vita – della democrazia e della Costituzione. Ma questa bella stagione è finita. La struttura cristallina si è trasformata in una sorta di fanghiglia informe. Non c’è più il nemico. Berlusconi, che sia vero o no, non conta più niente. Salvini e Landini sono personaggi folcloristici. L’opposizione del Pd abbaia ma non morde, anche perché non vuole andare a casa. Le vecchie cariatidi del Pci sono addirittura irrise. Il Presidente del Consiglio sfida la collera degli dei, infilando ogni giorno un altro paio di grani nel rosario dei suoi nemici. Presto, per ricordarne i nomi, dovrà tenere un registro come quelli dell’anagrafe. E ciò malgrado non è la testa di turco di nessuno, perché non ci sono alternative. Oggi, si può far finta di governare l’Italia, non molto di più: e in questo campo non si poteva trovare un migliore attor giovane. Matteo Renzi ci assorda con le sue rodomontate, spaccia per riforme epocali piccoli ritocchi a questa o a quella legge, e in mancanza di una ripresa se ne inventa ogni giorno le avvisaglie.
Il presente è colloidale. Non c’è nulla di coerente, intorno a noi. Come insegnava quel titolo di film, “Situation Hopeless… But Not Serious”, situazione disperata ma non seria. L’economia va a rotoli e nessuno sa metterci rimedio. Ci sono segni che fanno ipotizzare una catastrofe ma nessuno sa come prevenirla. In tutte le direzioni si aprono soltanto brevi vicoli ciechi. Non si può abbandonare l’euro, perché la situazione peggiorerebbe, ma poi temiamo che esso crolli da solo. Non siamo concorrenziali con la Cina e nemmeno con la Germania, ma non sappiamo come cambiare il nostro sistema produttivo. Abbiamo una pressione fiscale assassina, ma non sappiamo come tagliare le spese. E dinanzi a tutti questi dead end non sappiamo che cambiare discorso. Rimaniamo in attesa che qualcosa si verifichi, di un deus ex machina che venga a salvarci, ma a quanto pare anche gli dei hanno esaurito la loro inventiva.
Ecco perché si può essere stanchi della realtà che ci circonda. Non possiamo seriamente discutere di ciò che ha detto Landini e di come l’ha presa Renzi, mentre i nostri disoccupati rimangono disperati e il governo non può che amministrare una sorta d’immobilismo cadaverico.
Gianni Pardo
30 marzo 3025

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