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La Spagna ha perso 170.300 posti di lavoro fino a marzo, il peggior trimestre dal 2014.

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La sinistra italiana, Schlein in testa, continua a guadare alla Spagna e al premier socialista Pedro Sanchez, come un modello  da imitare e seguire quasi pedissequamente, sia sul pianto internazionale ( mai come ora la Spagna si trova piu isolata) sia sul piano della gestione dei migranti ( una delle politiche più stringenti verso gli irregolari di tutta Europa, da qualche mese la Spagna ha inaugurato dei nuovi centri di detenzione per migranti in Mauritiana), e sia sul piano economico, dove effettivamente la Spagna cresce a ritmi ben più alti della media europea, ma ci sono alcuni elementi che comunque evidenziano alcune storture. Una sicuramente riguarda il problema della produttività con tassi tra i più bassi d’Europa, un secondo è quello del Pil pro capite al palo, e poi c’è quello cronico della disoccupazione, con tassi di quasi il doppio più alti che nel nostro paese ( 10,8%, contro il 6% del nostro paese).

Ma è proprio su questo ultimo aspetto che il paese iberico sembra ulteriormente peggiorare nel primo trimestre dell’anno. Secondo l’Indagine sulla Popolazione Attiva (EPA), pubblicata martedì scorso, dall’Istituto Nazionale di Statistica (INE), la perdita di posti di lavoro tra gennaio e marzo rispetto all’ultimo trimestre del 2025 è stata pari a 170.300 occupati, con una diminuzione dello 0,76%. Si tratta del calo più consistente in un singolo trimestre dal primo trimestre del 2014, escluso il 2020 a causa dello scoppio della pandemia. Nonostante il calo, il numero totale di occupati ha raggiunto un massimo storico per l’inizio dell’anno, attestandosi a 22.293.000, il 2,42% in più rispetto a un anno fa.

Le principali cause del calo sono da ricondurre a fattori limitati nel tempo: la fine del periodo natalizio, la bassa stagione turistica e le tempeste di gennaio, che hanno ostacolato l’attività del settore alberghiero. Al contrario, l’inizio tardivo della Settimana Santa a fine marzo potrebbe aver parzialmente compensato le perdite dovute alle assunzioni anticipate per far fronte al picco di lavoro, con molti contratti che si sono protratti fino all’inizio della stagione turistica. I dati mensili sull’iscrizione alla previdenza sociale relativi a marzo confermano questa tesi.

I dati destagionalizzati dell’INE (Istituto Nazionale di Statistica), che tengono conto di questi effetti stagionali, mostrano che il numero di occupati è aumentato di 96.800 unità nei primi tre mesi dell’anno rispetto al trimestre precedente, con un incremento dello 0,43%, la metà del tasso registrato l’anno precedente (quando l’aumento destagionalizzato era stato di 160.000 unità).

Pertanto, al di là dell’attuale situazione economica, il mercato del lavoro ha rallentato all’inizio del 2026. Bisognerà attendere i prossimi trimestri per stabilire se questo rallentamento sia di natura ciclica o strutturale, dato il contesto di una crisi energetica che potrebbe avere un impatto negativo sull’attività globale e la diffusa adozione dell’intelligenza artificiale.

Il rallentamento della creazione di posti di lavoro nel primo trimestre è stato accompagnato da un aumento della disoccupazione. Il tasso di disoccupazione, che misura la percentuale della popolazione in età lavorativa senza lavoro che è alla ricerca di un’occupazione, è salito al 10,83%, mantenendo la sua posizione di paese con il tasso più alto nell’UE e registrando un aumento di 0,9 punti percentuali rispetto al quarto trimestre del 2025. Su base annua, il tasso è diminuito di 0,5 punti percentuali, confermando il rallentamento della riduzione della disoccupazione. Storicamente, si tratta del maggiore aumento del tasso di disoccupazione per un primo trimestre dal 2013. Il numero totale dei disoccupati ha raggiunto quota 2.708.600, la cifra più bassa per l’inizio dell’anno dal 2008, nonostante un significativo aumento trimestrale di 231.500 disoccupati, pari al 9,3%.

In termini destagionalizzati, il dato è diminuito dello 0,40%. L’aumento registrato nella serie attuale potrebbe essere influenzato dalla crescita della forza lavoro, aumentata di 61.100 unità nel primo trimestre del 2026 (0,2%), raggiungendo il livello record di 25.001.500. Per nazionalità, il numero di occupati è diminuito di 4.600 unità tra gli spagnoli nell’ultimo trimestre, mentre è aumentato di 65.800 unità tra gli stranieri.

E in questo contesto occorre anche aggiungere come proprio Sanchez abbia aumentato nell’ultimo anno le spese per la difesa del 50%, smontando anche in questo caso la narrazione della sinistra sulle spese militari. Insomma prima di arringare le folle proponendo modelli da imitare, forse la sinistra dovrebbe aggiornarsi meglio e soprattutto pensare prima in casa propria, invece che cercare sempre all’estero modelli a cui ispirarsi.

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