Esteri
La sinistra italiana guarda a Sanchez, ma in Spagna la crisi delle case riempe Piazza del Sol a Madrid di tende

A Madrid, una donna di 87 anni con disabilità è stata sfrattata dall’appartamento in cui viveva da 71 anni. Il suo caso ha una storia giudiziaria specifica, ma mette a nudo una crisi più grande: mancano circa 750 mila abitazioni, gli affitti salgono e la maggioranza non riesce ad approvare neppure alcune delle proprie misure. È anche un avvertimento per chi, in Italia, indica Sánchez come modello.
Maricarmen ha 87 anni, una disabilità riconosciuta del 50% e ha trascorso 71 anni nella stessa casa, nel quartiere madrileno del Retiro. Il 23 settembre è stata sfrattata al quarto tentativo. Gli agenti hanno eseguito un ordine del giudice; lei è uscita in barella ed è stata trasportata in ospedale. Attorno al palazzo, centinaia di persone cercavano di impedirne l’allontanamento. È difficile trovare un’immagine più crudele della crisi abitativa spagnola.
Pochi giorni dopo, centinaia di persone hanno piantato le tende alla Puerta del Sol per chiedere al governo un nuovo decreto sugli affitti e sugli sfratti. Secondo la Delegazione del governo, domenica mattina nella piazza c’erano circa 500 persone e un centinaio di tende.
L’accampamento è promosso dal Sindicato de Inquilinas ed è sostenuto da ambienti della sinistra radicale. Anche Sumar, che governa insieme al PSOE, ne ha raccolto la pressione politica: la vicepresidente Yolanda Díaz ha detto che al suo partito non basterà «un decreto qualsiasi» e ha invitato i manifestanti a continuare a mobilitarsi. Chiamare ultrasinistra tutti gli accampati sarebbe però inesatto: nella piazza ci sono anche persone alle prese con problemi di affitto, oltre agli attivisti.
Il governo Sánchez non risulta aver autorizzato formalmente l’accampamento, ma ha scelto di non farlo sgomberare. Il suo delegato a Madrid, Francisco Martín, sostiene che, in assenza di disordini, non spetti alla Polizia nazionale intervenire. Il Comune e la Comunità di Madrid, guidati dal Partito popolare, accusano invece la Delegazione del governo di negligenza e considerano illegale l’installazione delle tende. È uno scontro istituzionale, non una prova di un ordine impartito da Sánchez per occupare la piazza. Il fatto politico resta: mentre Sol diventa un accampamento, il presidente annuncia di lavorare «contro il tempo» per portare un decreto sulla casa al Consiglio dei ministri di martedì.
Sarebbe però troppo comodo usare questa vicenda come se lo sfratto fosse stato disposto dalla legge sulla casa di Pedro Sánchez. Il nodo giuridico risale alla disciplina dei vecchi contratti d’affitto: dopo due passaggi del contratto ai familiari, la tutela prolungata prevista dalla legge richiede una disabilità di almeno il 65%. A Maricarmen è riconosciuto il 50%. Il Tribunale Supremo ha dato ragione alla società proprietaria. La donna pagava circa 500 euro al mese; secondo la sua avvocata, è stata respinta persino l’offerta di una donatrice di coprire la differenza necessaria a farla restare nell’appartamento.
Proprio perché i fatti sono questi, la domanda politica è più seria della ricerca di un colpevole unico: come può un Paese che ha fatto del diritto all’abitazione una bandiera arrivare a un simile epilogo senza offrire una soluzione accettata dalla persona coinvolta? Il Comune di Madrid le aveva proposto un posto d’emergenza in una residenza, che Maricarmen ha rifiutato preferendo i familiari. Le responsabilità attraversano quindi il governo centrale, la Comunità e il Comune di Madrid, oltre a un quadro legislativo precedente all’attuale esecutivo. La frammentazione delle competenze non consola chi perde casa.
Il bilancio delle politiche di Sánchez va giudicato anche sui numeri. La sua legge sulla casa ha introdotto limiti agli aumenti, strumenti per le aree dichiarate «tese» e maggiori garanzie nei procedimenti di sfratto. Ad aprile il governo ha approvato un piano per il periodo 2026–2030 da 7 miliardi di euro, destinato anche ad ampliare il patrimonio pubblico. Sono interventi reali, ma finora non hanno risolto il problema che domina il mercato: le abitazioni disponibili non tengono il passo con i nuovi nuclei familiari.
La stima della Banca di Spagna è impressionante: tra il 2021 e il 2025 il divario cumulato tra nuove case completate e nuovi nuclei familiari è arrivato a circa 750 mila abitazioni. Nel secondo trimestre del 2026 i prezzi di compravendita sono cresciuti del 12,2% rispetto a un anno prima, secondo l’istituto nazionale di statistica. Sul mercato delle locazioni, Idealista rileva ad agosto un prezzo richiesto medio di 15,1 euro al metro quadrato, il 5,8% in più su base annua; nella Comunità di Madrid si arriva a 21,5 euro. Sono indicatori diversi, ma raccontano la stessa pressione sull’accesso alla casa.
Qui sta il fallimento politico che Sánchez non può liquidare accusando soltanto i suoi avversari. Regolare gli affitti può proteggere chi ha già un contratto; non produce, da sola, le centinaia di migliaia di case che mancano. Il piano pubblico richiede tempo e collaborazione con le amministrazioni territoriali. Nel frattempo, giovani e famiglie competono per un’offerta insufficiente, mentre casi estremi come quello di Maricarmen mostrano quanto sia fragile la protezione delle persone vulnerabili quando una controversia arriva alla sua conclusione giudiziaria.
C’è poi la crisi della maggioranza. In aprile il Congresso ha respinto con 177 voti contrari, 166 favorevoli e 5 astensioni un decreto del governo che prevedeva, fra l’altro, una proroga fino a due anni per determinati contratti d’affitto. In luglio è stata bocciata anche la proposta sugli obiettivi di bilancio per il 2027–2029, un passaggio cruciale verso la prossima finanziaria. Il governo resta in carica, ma deve cercare una maggioranza diversa quasi per ogni provvedimento: sulla casa, questa precarietà parlamentare si traduce in misure annunciate, negoziate e talvolta affondate.
In Italia Sánchez viene spesso presentato da settori dell’opposizione come l’esempio di una sinistra capace di governare e proteggere i più deboli. Il confronto è legittimo; l’idealizzazione molto meno. La Spagna offre una lezione concreta: promettere più tutele senza aumentare abbastanza le abitazioni disponibili e senza costruire una maggioranza capace di attuarle lascia aperta la crisi. Maricarmen non è la prova che ogni misura del governo spagnolo sia sbagliata. È la prova, assai più difficile da aggirare, che le promesse di protezione vanno misurate sulla vita delle persone che avrebbero dovuto proteggere.









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