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La sinistra inebriata, saluta come una vittoria progressista, il trionfo del conservatore Magyar in Ungheria

E’ abbastanza comune per la sinistra italiana adottare spesso a modelli i leader progressisti che in passato hanno conquistato la scena pubblica internazionale. Forse questo è dovuto ad una sorta di complesso di inferiorità, che da anni schiaccia i leader nostrani di sinistra ad una sostanziale irrilevanza interna ma soprattutto a livello internazionale. Forse è anche per questo che Giorgia Meloni, una vera anomalia in generale, visto il suo indiscutibile grande successo presso media e cancellerie mondali, viene attaccata più duramente di qualsiasi altro leader di centrodestra del passato, anche al cospetto di un mostro sacro come Silvio Berlusconi. La sinistra invece che non riesce da decenni a ritagliarsi un qualche ruolo di peso in campo internazionale ( la scena di Conte che al cospetto della Merkel, mentre un pò infastidita, intenta come era a trovare un pò di relax di fronte ad una birra, rassicurava sui due compagni di governo Luigi di Maio e Matteo Salvini, ha ricordato più una scena da film comico, che un confronto tra i leader di due grandi paesi europei).
E’ accaduto nel passato con Bill Clinton e Barack Obama in Usa con José Luis Zapatero E ora Pedro Sanchez in Spagna, con Mitterand in Francia, e Tony Blair in Gran Bretagna ( ora diventato ricchissimo conferenziere e “suggeritore” dei potenti). In questo Elly Schlein non è certo da meno, dal momento che ogni occasione è buona per lei per citare a modello, quello che ormai è assurta al ruolo di icona delle sinistre di mezza Europa ( forse anche perchè è rimasto quasi il solo a governare), Pedro Sanchez.
Al di là dei suoi problemi giudiziari (la moglie Begona Gomez, è appena stata rinviata a giudizio per traffico di influenze) lo spagnolo, gia idolo per la giovane segretaria del Pd, è diventato un vero e proprio modello di governo da quando con nettezza ha detto di no agli usa e a Donald Trump. sia per l’aumento delle spese militari e sia per l’uso delle basi militari spagnole. Ma al di là di questa opposizione più di facciata che altro ( perchè fino ad ora unico paese ad vare davvero negato le basi agli usa è stata l’Italia con Sigonella, cosi come le spese per armamenti sono state approvate anche dalla Spagna in sede di Consiglio) che sta diventando un serio problema per le destre di mezza Europa ( una sorta di re Mida al contrario, come visto in Ungheria con Orban).
Ma la Schlein, che il Guardian ha definito di recente la Ocasio Cortez italiano, dal nome di un’altra iconica politica che piace tantissimo alla sinistra italiana, in questa overdose da euforia post referendum, che le fa pensare di avere ormai la vittoria alle elezioni in tasca e soprattutto il ticket per Palazzo Chigi ( ambedue le cose invece ancora ben al di là dal verificarsi) ha salutato la vittoria di Magyar in Ungheria ( che per certi versi è più a destra anche dello stesso Viktor Orban) come una sconfitta sonora delle destre, dando adito a quello che è il pensiero di chi comincia seriamente a credere che la sinistra non abbia precise idee di quale debba essere la sua postura e soprattutto il programma per diventare una credibile alternativa al governo di Giorgia Meloni.
Le parole con cui la segretaria ha salutato la vittoria di Peter Magyar, un sodale di orban fino a qualche anni fa, poi fuoriuscito dal suo partito per fondarne uno tutto suo, che rimane ben saldo nel campo della destra conservatrice, ha fatto sorridere molti. «Che le elezioni ungheresi siano il segnale di incoraggiamento per tutte le forze progressiste europee e per l’Italia, per dare un’alternativa ai pessimi governi delle destre», ha detto il segretario di Sinistra Italiana Nicola Fratoianni in un esercizio retorico piuttosto complicato citando come forza progressista chi forse è il più lontano possibile da quella ideologia, Ma coem dicevamo la Schlein è forse riuscita ad andare anche oltre. «Il tempo dei sovranismi e delle destre sovraniste è finito. Hanno vinto la libertà, la democrazia e la voglia d’Europa», ha commentato invece la segretaria del Partito Democratico Elly Schlein.
La lettura di Fratoianni e Schlein rischia però di essere fuorviante: pur essendo favorevoli al rafforzamento dei rapporti tra i vertici europei e l’Ungheria, Tisza e il suo leader Magyar non sono del tutto inquadrabili tra le forze progressiste. Anzi, su temi come l’immigrazione hanno espresso posizioni critiche verso l’accoglienza dei migranti, mentre su altre questioni, come i diritti LGBT, hanno una linea non del tutto chiara.Péter Magyar ha 45 anni ed è un avvocato con una lunga carriera politica alle spalle. Prima di diventare leader di Tisza, ha iniziato la sua carriera nel 2002 entrando in Fidesz, il partito di Orbán, di cui è stato uno tra i principali collaboratori. Fuoriuscito dal partito e trasferitosi a Bruxelles, alla Rappresentanza permanente dell’Ungheria presso l’Unione europea a Bruxelles nel 2018 è tornato in Ungheria ricoprendo diversi incarichi in istituzioni statali mentre l’anno successivo Varga è diventata ministra della Giustizia del quarto governo guidato da Orbán, venendo poi riconfermata nel governo successivo.
Nel 2024, Varga è stata coinvolta in uno scandalo politico, che l’ha costretta a dimettersi. Insieme all’allora presidente della repubblica Katalin Novák, Varga aveva concesso la grazia a un persona condannata in un caso di abusi sessuali su minori. In seguito a questo fatto e ad altre accuse di corruzione verso il governo di Orbán, Magyar – che nel frattempo si era separato da Varga – ha lasciato Fidesz, criticando fortemente la gestione dell’allora primo ministro ungherese. Ecco allora che le parole del nuovo leader ungherese rivolte alla premier Meloni, spiegano molto bene come le affermazioni della sinistra rischiano di essere un vero e proprio autogol mediatico.
“Vorrei incontrare Meloni personalmente, ha ottenuto grandi risultati. È stata in grado di ristabilire la stabilità in un Paese dove non era propriamente all’ordine del giorno. Sta facendo un ottimo lavoro”.. Ma il leader ungherese ha poi aggiunto durante la sua conferenza stampa che: “Non ho ancora parlato con Giorgia Meloni, ma sarò più che felice di farlo. Sentirò anche Antonio Tajani. L’Italia è uno dei miei Paesi preferiti. Ci sono rapporti molto amichevoli tra ungheresi e italiani, un’alleanza forte anche per ragioni storiche e dobbiamo cogliere le opportunità di cooperazione». Insomma l’ennesima conferma che la Meloni ha ormai una autorevolezza sul piano internazionale, che Schlein e Conte possono solo sognare.









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