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La motivazione sulla sentenza per Erri De Luca è poco convincente. (di Davide Amerio da TgVallesusa)

 

erri de luca

 

Sono ovviamente lieto che Erri De Luca sia stato assolto dall’accusa di “istigazione a delinquere”, da parte del Tribunale di Torino, per le frasi pronunciate in favore del sabotaggio della Linea Tav Torino-Lione in Val di Susa.

Mi lascia perplesso, invece, la motivazione adotta dal giudice Immacolata Iadeluca resa pubblica ieri e riportata dal Fatto Quotidiano:

La giudice Iadeluca ritiene che “il contesto nel quale si calano le parole” dello scrittore non sia quello “predisposto al recepimento di un messaggio istigatorio specifico”. In primo luogo, De Luca rilasciò quelle dichiarazioni a due testate generaliste “dirette a un pubblico nazionale”, non a pubblicazioni rivolte potenzialmente a “destinatari più propensi” ad accogliere l’invito, come potevano essere quelle della Valle di Susa o quelle di “ispirazione anarchica”.

Si apprende quindi che ad avere scagionato lo scrittore non è stata una motivazione dettata da una insussistenza del fatto bensì dal “luogo” nel quale è avvenuta la dichiarazione. Si apprende inoltre che parlare di “sabotaggio” in Val di Susa rimane un “reato” perseguibile, in quanto è un luogo dove risiedono persone “propense” ad ascoltare il suggerimento.

Credevo che se un reato fosse tale, lo sarebbe stato in qualsiasi luogo venga commesso. Se faccio apologia del Fascimo commetto un reato sia se sto parlando al mercato con la casalinga che fa acquisti, sia se sto parlando in un “covo” di fascisti.

Non sono un’avvocato però mi sembra che subordinare un reato a seconda del luogo o di chi sta ascoltando sia una interpretazione non molto corretta. Piuttosto l’impressione è quella di aver voluto salvare la faccia di alcuni magistrati che hanno sempre sostenuto, a spada tratta, l’equazione No Tav sabotatore uguale terrorista. Equazione smentita dalla Corte di Cassazione.

Di fatto non viene riconosciuta la legittimità della lotta non violenta, quella vera, non quella pacifica da bravi bambini che reclamano ma non disturbano il manovratore (come piace ai nostri governanti); lotta che prevede l’uso del sabotaggio sulle cose e il rispetto della persona umana sempre e comunque, rispondendo degli atti commessi.

Il tentativo di convertire la contestazione, o in genere l’opposizione, in un pericolo, è una strategia ben precisa usata da chi intende il potere come casta e privilegio anziché assunzione di responsabilità (di cui deve rispondere al “popolo” che è sovrano, come dice la nostra Costituzione).

Qualcuno ricorderà che dopo i primi “vaffa day” di Beppe Grillo, il direttore del TG2 nell’edizione del telegiornale serale fece un editoriale nel quale mimava con la mano il gesto di una pistola che spara, lasciando chiaramente intende che quella contestazione avrebbe potuto invitare alla violenza armata.

Questa strategia viene messa in atto ogni qual volta in questo paese si tenta di avviare un cambiamento radicale. Chi si ricorda delle assurde invocazioni al “disastro” nelle varie stagioni referendarie succedute nel tempo? E che dire delle accuse che sono state rivolte a chi ha messo in dubbio l’euro?

La storiella dei “cattivi maestri” è buona per tutte le stagioni. Nella realtà ci sono cittadini che si battono per un vero riformismo a beneficio del paese. In Val di Susa c’è una popolazione stanca di non essere ascoltata da oltre 20 anni dalle istituzioni. In queste ore la magistratura indaga sulle infiltrazioni della criminalità e su reati ambientali sul Tav di Firenze; 36 gli indagati e non è ancora finita. La sentenza del Tribunale Permanente dei Popoli al quale i NO Tav hanno fatto ricorso, afferma che:

  • in Val di Susa sono stati violati i diritti fondamentali degli abitanti e delle comunità locali

  • che le responsabilità di queste violazioni deve essere attribuita in primo luogo ai governi italiani che si sono succeduti negli ultimi due decenni, alle autorità pubbliche responsabili della assunzione delle decisioni, ai promotori del progetto, e all’impresa responsabile della sua esecuzione TELT

La violenza esiste di per sé oppure nasce dalla menzogna continuata o ripetuta? Ciascuno di noi non diventa forse inquieto e talvolta aggressivo quando viene ripetutamente preso in giro?

Peccato questa sentenza non metta in evidenza ciò che era importante: il diritto di esprimere le proprie opinioni sempre e comunque, indipendentemente da chi le ascolta. Il terreno di coltura della violenza lo si combatte con la cultura, insegnando – sin da scuola, – a ragionare con la propria testa; a valutare le affermazioni attraverso la verità delle premesse e delle conclusioni. I danni veri li fanno quelli che mentono spudoratamente e quotidianamente per altri interessi che quelli del popolo.

Chi “uccide” un compressore sabotandolo è solo stanco di non essere ascoltato, di essere manipolato e difende la propria terra.

di Davide Amerio (Tgvallesusa)

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