Seguici su

EconomiaPoliticaRegno Unito

La maxi-stangata di Burnham: 38 miliardi di nuove tasse per i britannici

Il nuovo premier laburista Andy Burnham sta preparando un aumento record delle tasse per 38 miliardi di sterline, portando il prelievo fiscale britannico oltre i 100 miliardi l’anno. Una stangata che colpirà eredità, plusvalenze, affitti e case di lusso, con il rischio di far fuggire i capitali e rendere i Labour sempre più impopolari.

Pubblicato

il

Andy Burnham sta per diventare primo ministro e, prima ancora di insediarsi, ha già fatto partire un allarme fiscale che farebbe impallidire qualsiasi contribuente. Secondo un’analisi di Reform UK ripresa dal Telegraph, il nuovo leader laburista metterebbe in campo un aumento delle tasse da 38 miliardi di sterline all’anno. Una cifra che, sommandosi ai rincari già introdotti da Rachel Reeves, porterebbe il totale del prelievo fiscale britannico oltre i 100 miliardi di sterline l’anno, oltre 120 miliardi di Euro.

Il Regno Unito ha già il carico fiscale più alto della storia, dopo le manovre della ex cancelliera su contributi previdenziali dei datori di lavoro, Iva sulle scuole private e congelamento delle soglie Irpef. Ora Burnham si appresta a superare ogni record.

Le nuove tasse in arrivo

Il pacchetto di misure ipotizzato da Reform UK è un vero e proprio salasso. Ecco i punti principali:

  • Care levy: una tassa sulle successioni fino al 10% del valore degli immobili ereditati.
  • Capital Gains Tax (CGT): riforma delle aliquote, con un possibile allineamento all’Irpef.
  • National Insurance sugli affitti: un prelievo sui redditi da locazione che, secondo l’IPPR, potrebbe fruttare circa 3 miliardi di sterline all’anno.
  • Mansion tax: abbassamento della soglia da 2 a 1,5 milioni di sterline, raddoppiando il numero di case colpite(da 127.000 a 243.000).
  • Graduate tax: per sostituire il sistema dei prestiti studenteschi. Una tassa al posto del prestito, ma sempre soldi da pagare.
  • Aumento delle aliquote Irpef: fino al 50% per i redditi più alti.
  • Nuove imposte su parcheggi aziendali, soggiorni turistici e gioco d’azzardo.

Robert Jenrick, portavoce economico di Reform UK, ha sfidato Burnham a smentire punto per punto queste misure: “Se Burnham lo contesta, la soluzione è semplice: escluda queste 10 tasse, una per una, con nome e cognome”. Per ora questa esclusione non è arrivata.

Un ritorno al passato?

La manovra richiama alla mente le politiche redistributive più estreme della sinistra britannica, con il rischio concreto di una fuga di capitali e di cervelli. I vertici della City e i grandi patrimoni hanno già avvertito che un Cancelliere dello Scacchiere troppo a sinistra ridurrebbe la fiducia dei mercati, con possibili ripercussioni sul costo del debito. Il Tesoro britannico spende già circa il 10% della spesa totale per interessi sul debito, nonostante i tentativi di Reeves di rassicurare i mercati obbligazionari.

Il nodo politico

Burnham, che dovrebbe essere eletto leader del Labour senza opposizione venerdì prossimo, sta valutando di nominare Ed Miliband come Cancelliere. Una scelta che i deputati laburisti più moderati vedono con preoccupazione, preferendo figure meno polarizzanti come Wes Streeting o Shabana Mahmood. Miliband è noto per avere un particolare amore per le tasse, anche se nel 2015 è stato accusato di aver aggirato la tassa di successione sull’abitazione dei genitori.

L’implementazione di un simile carico fiscale, non menzionato nel manifesto del 2024, aumenterà le pressioni su Burnham per indire elezioni anticipate. Ma il neo-premier ha già escluso questa ipotesi, dichiarando di voler rispettare il programma elettorale.

Le conseguenze per i contribuenti

L’impatto sulle tasche dei britannici sarebbe devastante. La “mansion tax” allargata colpirebbe non solo i ricchi di Londra e del Sud-Est, ma anche molte famiglie della classe media che possiedono case il cui valore è cresciuto negli anni. La tassa sugli affitti, poi, rischia di ridurre l’offerta di alloggi e di aumentare i canoni per gli inquilini. Un circolo vizioso che finirebbe per penalizzare proprio chi si vorrebbe proteggere.

Il vero costo della politica di Burnham

La promessa di Burnham di rimanere entro le regole fiscali del Labour, che impongono un debito in calo rispetto al Pil, appare sempre più difficile da mantenere. Con un aumento della spesa pubblica e un prelievo fiscale record, il rischio è che l’economia britannica entri in una spirale recessiva, allontanando gli investimenti e deprimendo i consumi. Purtroppo una cosa certa delle tasse è che queste deprimono consumi ed economia, come abbiamo imparato bene dal 2011 in poi, per cui il calo del rapporto debito/Pil è tutt’altro che certo.

L’analisi di Reform UK dipinge un quadro cupo: un governo laburista che, sotto la guida di Burnham, potrebbe trasformarsi in un’amministrazione dalla fiscalità oppressiva, allontanandosi dal centrosinistra moderato di Starmer per abbracciare politiche da vecchia sinistra. Un “salasso” che rischia di rendere i Labour ancora più impopolari, proprio nel momento in cui il Paese avrebbe bisogno di stabilità e crescita.

Google News Rimani aggiornato seguendoci su Google News!
SEGUICI
E tu cosa ne pensi?

You must be logged in to post a comment Login

Lascia un commento