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La «guerra dell’olio» tra Italia e Spagna: Coricelli mette sul piatto 500 milioni per Deoleo, ma Madrid grida all’invasione e invoca lo scudo anti-OPA
L’italiana Coricelli offre 500 milioni per rilevare Deoleo, ma Madrid minaccia lo scudo anti-OPA: ecco cosa c’è dietro lo scontro sull’olio d’oliva europeo.

La battaglia per il controllo dell’«oro verde» europeo è esplosa all’improvviso. Il ministero dell’Agricoltura spagnolo è entrato in fibrillazione per un motivo ben preciso: il colosso nazionale Deoleo rischia di finire sotto il controllo di un gruppo industriale italiano.
L’azienda umbra Pietro Coricelli ha infatti rilanciato con un’offerta da 500 milioni di euro, superando i colossi iberici Dcoop e Acesur. A Madrid, però, la mossa non è andata giù: sindacati, cooperative e politici locali chiedono a gran voce l’intervento del governo centrale per bloccare l’operazione.
La mossa di Spoleto: 500 milioni e baricentro a Siviglia
Per evitare veti incrociati e accuse di “predazione”, la famiglia Coricelli ha giocato d’anticipo. L’offerta non è partita direttamente dall’Umbria, ma attraverso Farmers Elite Global, holding basata a Siviglia e guidata da Lorenzo Coricelli, che già controlla realtà locali come Aceites Abasa. Quindi, formalmente, l’offerta parte dalla Spagna, anche se la capogruppo è di Spoleto.
L’offerta presentata supera nettamente la concorrenza interna spagnola:
- Pietro Coricelli (via Farmers Elite): 500 milioni di euro.
- Dcoop: 470 milioni di euro.
- Acesur: offerta inferiore e staccata dalla vetta.
Coricelli ha messo subito sul tavolo garanzie precise: la sede direzionale di Deoleo rimarrà in Spagna e non ci sarà alcun taglio ai posti di lavoro. Eppure, la reazione iberica ha i toni dell’allarme nazionale, come se il Paese fosse stato invaso da un potere straniero.
Chi è Pietro Coricelli: una realtà solida e industriale
Parlare di “speculazione finanziaria” è fuori bersaglio. La Pietro Coricelli S.p.A. rappresenta il tipico esempio del capitalismo familiare italiano orientato alla produzione e all’export, con una visione di lungo periodo che contraddistingue questo tipo di società, quando riescono a garantirsi la continuità generazionale:
| Voce | Dati Pietro Coricelli S.p.A. |
| Anno di fondazione | 1939 (Spoleto, Perugia) |
| Guida aziendale | Chiara Coricelli (AD e presidente, III generazione) |
| Fatturato annuo | Circa 389 milioni di euro |
| Volume venduto | Circa 78 milioni di litri di olio |
| Utile netto | 2,1 milioni di euro |
| Quota export | 58% del fatturato totale |
Questa è una società che produce, imbottiglia e distribuisce da quasi un secolo e che prospetta di farlo a lungo in futuro. Un operatore industriale europeo che investe in un’altra azienda europea con basi solide, una rarità nel mondo iper finanziario moderno, ma, nonostante questo, non piace a Madrid.
Olio Coricelli
Il grande paradosso: quando Madrid comprò i marchi italiani
La memoria, a volte, gioca brutti scherzi. Deoleo è diventata il colosso che è oggi incorporando marchi storici dell’agroalimentare italiano, come Carapelli e Bertolli.
Quando la Spagna acquisì queste icone della nostra tradizione alimentare, nessuno a Roma gridò alla lesa maestà economica né cercò di bloccare le transazioni con decreti d’urgenza. Il mercato unico europeo veniva descritto come una magnifica opportunità di integrazione industriale.
Oggi che un’azienda di Spoleto tenta il percorso inverso, offrendo più denaro e garantendo l’occupazione, il tono del discorso pubblico spagnolo cambia radicalmente. Evidentemente tutti possono invadere il mercato italiano, ma un’azienda italiana non può possederne una spagnola. Un atteggiamento che richiederebbe un intervento diretto del norstro governo, almeno per vigilare la correttezza delle pratiche spagnole.
Perché la Spagna ha paura? Le vere ragioni economiche e politiche
La Spagna detiene la leadership mondiale nei volumi di raccolta delle olive e nella produzione grezza. Tuttavia, è sempre dipesa dalla capacità commerciale, dal packaging e dalla reputazione italiana per raggiungere i mercati esteri ad alto margine, in particolare gli Stati Uniti. L’olio spagnolo è tanto, ma quello italiano, basandosi poi su grandi comunità italoamericane all’estero, ha un’immagine migliore.
Il timore di Moncloa non riguarda la sicurezza nazionale, ma equilibri di potere industriale:
- Controllo della catena del valore: se la proprietà torna a una filiera italo-spagnola, Madrid teme di perdere il controllo sul prezzo all’ingrosso e sulla marginalità finale.
- Pressioni elettorali in Andalusia: cooperative come Dcoop muovono migliaia di voti e soci agricoltori nella regione. Cedere il controllo a un operatore con radici italiane sarebbe un colpo d’immagine per la politica locale.
- Posizionamento negli USA: Deoleo possiede quote strategiche nel mercato nordamericano, dove i marchi a matrice italiana godono di un premio di prezzo rilevante. Si teme di perdere quote di questo mercato. Nello stesso tempo però, viste le tensioni politiche fra Trump e Sanchez, forse una proprietà italiana potrebbe avere una vita più liscia.
Lo «scudo anti-acquisizione» forzato sul settore agricolo
Lo scudo anti-acquisizione (l’equivalente del nostro Golden Power) è stato varato nel 2020 per proteggere comparti critici come difesa, energia, telecomunicazioni e trasporti ad alta tecnologia, come visto nel recente caso dei treni Talgo. Estendere questo strumento all’olio d’oliva per fermare un acquirente comunitario non solo contraddice i trattati europei sulla libera circolazione dei capitali, ma denota un nervosismo politico che ha poco a che fare con la sicurezza dello Stato.
Se le regole dell’Unione Europea valgono solo quando le multinazionali straniere acquistano asset italiani, siamo davanti alla solita asimmetria competitiva. Coricelli ha formulato la proposta economicamente più vantaggiosa e con un piano industriale orientato alla produzione reale. La politica spagnola dovrà decidere se piegare le regole di mercato alla convenienza elettorale o permettere la nascita di un solido polo oleario mediterraneo.







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