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LA GRECIA E IL FASCINO PERVERSO DEI PREGIUDIZI

 

Le recenti vicende della Grecia dimostrano che l’incremento della quantità e della qualità delle informazioni non modifica il livello d’intelligenza delle folle. Per dimostrarlo, basta rileggere la storia delle Crociate. Lo slogan era semplice, bisognava “liberare il sepolcro di Cristo”. E la ragione per la quale questa impresa era da compiere era anch’essa semplice: “Dio lo vuole”.
Come se non bastasse, l’Oriente era ricco e favoloso, e la voglia d’avventura e bottino non mancava certo. Naturalmente il clero collaborava alla campagna di reclutamento. Insomma – si direbbe oggi – le crociate avevano “buona stampa”. Nella realtà, quelle spedizioni furono soprattutto una serie di fallimenti, un’occasione per massacri insensati e in totale imprese di cui francamente non c’è ragione di gloriarsi. Ma come resistere, ancora oggi, al fascino di parole come “liberare il sepolcro di Cristo” e “Dio lo vuole!”? Pierre l’Ermite dovrebbe essere il santo patrono dei pubblicitari.
Ma almeno allora c’era qualche scusa, perché la maggioranza degli europei era analfabeta: oggi invece chi non è informato è uno che non vuole informarsi. E, grazie a Dio, di questi volontari dell’ignoranza non c’è penuria. Dunque l’iconografia più ingenua prevale sulla realtà. La società è ferma alla rappresentazione del debitore insolvente come di un uomo onesto e sfortunato, che meriterebbe ogni aiuto (e in primo luogo la remissione del debito, naturalmente) mentre il creditore è uno che s’è arricchito con mezzi illeciti e che non ha alcun bisogno di vedersi restituire il denaro che chiede – per giunta con gli interessi pattuiti, l’infame! – per puro sadismo. Una persona perbene deve stare per forza coi debitori.
Non è l’unico pregiudizio infrangibile. Ogni volta che c’è una rivoluzione, è immancabilmente “una sollevazione che condurrà alla più pura democrazia”. E si è visto con la rivolta contro lo Scià di Persia, nel 1979. Si è visto anche, più recentemente, con la famosa “Primavera araba”, i cui risultati hanno lasciato indenni soltanto coloro che non l’hanno avuta, come il Marocco.
Oggi è di moda il pregiudizio a favore di Atene. A parte la sua storia e la sua bellezza, la Grecia ha a suo favore anche molte delle caratteristiche positive hollywoodiane. È piccola, ed è inserita in un mondo di colossi. È povera, ed è inserita in un mondo di ricchi. È imbrogliona, come può esserlo una zingarella, ma, appunto, è carina, e se rubacchia è per sopravvivere. Fa debiti, come ogni persona dall’animo poetico e incapace di far di conto, ma questo la rende ancor più simpatica. E comunque, essendo del tutto incapace di restituire il denaro che ha preso a prestito, merita tutto il nostro sostegno. Beninteso, purché siano altri a pagare per essa, e non noi. Del resto, alla Grecia non si può rimproverare nemmeno di averli contratti, quei debiti: l’errore l’hanno commesso coloro che le hanno fatto credito. Lo sapevano che non avrebbe mai rimborsato quel denaro. E del resto, forse che non hanno chiesto gli interessi, per quei prestiti? Se rimangono con un palmo di naso, ben gli sta.
La classica pulsione idiota di dare ragione a chi ha torto, per dimostrare la propria inesauribile magnanimità, è irresistibile.
Purtroppo, la Grecia è arrivata al capolinea. Non ha più denaro ed è sull’orlo del fallimento. Per circa cinque mesi ha negoziato con le autorità europee per ottenere ulteriori prestiti. Ha offerto le contropartite che credeva di poter offrire e alla fine, con mossa eroica e nobile – “Voi suonerete le vostre trombe, noi suoneremo le nostre campane!” – ha indetto un referendum che ha coraggiosamente gridato alle autorità monetarie: “Andate al diavolo”. “La Grecia farà da sé”, si vorrebbe aggiungere, ricordando un signore dalla mascella surdimensionata. Auguri.
Il guaio è che il copione non è stato scritto a Hollywood. Dopo che la Troika sarà andata dove l’hanno mandata, chi rifornirà i bancomat di euro? Chi pagherà le pensioni? Che avverrà, se Atene, tornando alla dracma, avrà una tragica svalutazione e dovrà ridimensionare brutalmente il suo livello di vita? Quel giorno, con quale stato d’animo si ripenserà alla festa popolare della piazza Syntagma? Come si giudicheranno le promesse di Tsipras e Varoufakis?
C’è da sperare che, sia pure per le ragioni più egoistiche e sbagliate che si possano immaginare, l’Europa riesca a salvare la Grecia. Se però ciò non riuscisse, oltre al compianto per quel piccolo popolo, rimarrebbe la voglia incompressibile di prendere a randellate tutti coloro che hanno tripudiato per il risultato del “no” nel referendum. Cyrano, per un gesto, si giocò la paga d’un mese. Ma Cyrano aveva degli amici, la Grecia non ne ha. Se non a parole.
Gianni Pardo, pardonuovo@myblog.it
7 luglio 2015

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