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La Germania rischia il collasso immobiliare: mancano 1,3 milioni di case, ma

Allarme rosso in Germania: mancano oltre 1,3 milioni di case e il crollo dell’edilizia brucia l’1% del benessere nazionale. Ecco come la crisi immobiliare sta bloccando lavoro e crescita economica.

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Il motore economico tedesco si è inceppato dove meno se lo aspettava: nei cantieri edili. La crisi del settore residenziale in Germania ha ormai superato il livello di allarme, trasformandosi in una vera e propria zavorra per l’intera economia nazionale. Mancano all’appello oltre 1,35 milioni di alloggi, i nuovi cantieri sono ai minimi storici e le conseguenze sul Prodotto Interno Lordo sono pesantissime.

I numeri presentati nel rapporto “Bau-Monitor 2026“, elaborato dal Pestel-Institut per conto della Federazione tedesca del commercio di materiali edili (BDB), fotografano una situazione drammatica e paradossale, che gli esperti definiscono un chiaro caso di “Fallimento del Mercato”: infatti la situazione combina da un lato una domanda abitativa molto alta, dall’altro una produzione edilizia ridotta ai minimi. Un mix devastante per le famiglie tedesche e che, tra l’altro, impedisce la crescita economica.

Una perdita secca di ricchezza per la prima economia europea

Secondo lo studio, il blocco dell’edilizia residenziale costa alla Germania una perdita diretta dello 0,6% del PIL. Se si considerano poi gli effetti a catena su consumi, indotto e mobilità lavorativa, la perdita complessiva di benessere supera ampiamente l’1%.

Nel 2026 si prevede la costruzione di appena 185.000 nuove abitazioni in tutto il Paese, un dato largamente insufficiente per colmare il divario accumulato negli ultimi anni, dove si sono registrati cali costanti dei permessi e delle aperture di cantieri. La carenza di alloggi non è distribuita in modo uniforme, ma colpisce con violenza inaudita i motori produttivi della Repubblica Federale.

Regione / CittàAbitazioni mancanti
Nord Reno-Westfalia364.000
Baviera220.000
Baden-Württemberg201.000
Berlino58.000
Amburgo23.000

 

Immigrazione (in rosso) e nuove case.

Come i cattivi aiuti statali  gonfiano i prezzi

Uno degli aspetti più sconcertanti emersi dall’indagine riguarda il ruolo giocato dallo Stato stesso. I centri per l’impiego pubblici, pagando i costi di alloggio  per i cittadini a basso reddito o disoccupati, hanno alimentato una spirale al rialzo dei canoni di locazione che, alla fine, viene a danneggiare tutti.

Dal 2015 a oggi, i canoni d’affitto coperti dai sussidi pubblici sono cresciuti di oltre il 53%, a fronte di un’inflazione generale ferma al 32% nello stesso arco di tempo. In pratica, l’ente pubblico accetta passivamente aumenti continui per la fascia bassa del mercato, spingendo la media nazionale a 8,49 euro al metro quadro anche per le sistemazioni più modeste.

In alcune grandi città l’effetto è stato ancora più devastante: ad Amburgo i rimborsi pubblici per gli affitti sono saliti del 114% (raggiungendo i 15,48 euro al metro quadro), mentre in Baviera e Baden-Württemberg i rincari superano il 70%. Anche se sembra cinico, se i disoccupati non potessero pagare gli affitti e dovessero muoversi in alloggi meno costosi, avremmo una spinta al calo dei prezzi degli affitti. In questo modo lo stato contribuisce a mantenere elevati gli affitti. Forse sarebbe più giusto trovare un altro modo per aiutare le persone senza giustificare aumenti indiscriminati degli affitti.

Un peso sul reddito dei cittadini enorme

La Germania ha delle paghe molto alte, ma queste sono anche la conseguenza di questo mercato del lavoro completamente bloccato: i lavoratori vogliono paghe alte e devono averle altrimenti non possono, banalmente, continuare a vivere nel Paese perché non trovano un’abitazione.

Anche i lavoratori qualificati che vengono chiamati per lavorare in Germania hanno grosse difficoltà nel trovare un alloggio a un prezzo decente, e questo fa si che spesso siano costretti a tornare indietro. Il problema dell’abitazione sta diventando un problema per tutti i cittadini.

Meno burocrazia e più cantieri

Di fronte a questa emergenza, il settore chiede una drastica semplificazione normativa. Tra le proposte principali spicca l’introduzione rapida del cosiddetto standard costruttivo “Tipo E”, pensato per alleggerire le rigide norme edilizie e ridurre i costi di progettazione e realizzazione.

L’idea è permettere la costruzione di condomini fino a dodici unità senza la trafila burocratica delle autorizzazioni ordinarie, purché rispettino i piani regolatori. Bocciata invece senza appello la proposta di una nuova agenzia immobiliare statale, giudicata dall’industria come un ulteriore carrozzone burocratico incapace di posare un solo mattone a terra in tempi rapidi.

Con la domanda elevata di abitazioni in Germania dovrebbe essere semplice facilitare la crescita economica permettendo, appunto, la costruzione di nuove unità immobiliari. Invece tutto è bloccato da burocrazia e standard assurdi, lasciando nei guai da un lato i costruttori, dall’altro i cittadini.

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