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La Francia si svuota: crollo storico delle nascite e gli industriali scendono in campo con l’assegno unico
I decessi superano le nascite per la prima volta dal dopoguerra: gli industriali francesi presentano un piano shock con congedi al 75% e assegno universale dal primo figlio per salvare l’economia dal collasso demografico.

Nel 2025 la Francia ha varcato una soglia critica e senza precedenti dal secondo dopoguerra: il numero dei decessi ha superato quello delle nascite. Il tasso di fecondità è scivolato a 1,56 figli per donna, un dato che scuote le fondamenta della seconda economia dell’Eurozona e rischia di trascinare il Paese in una spirale di stagnazione produttiva e crisi del welfare.
A lanciare l’allarme non sono solo i sociologi, ma gli stessi industriali. In occasione della conferenza annuale “La REF”, il Medef (la Confindustria d’Oltralpe) ha rotto gli indugi presentando un piano d’urto per invertire il declino demografico. Una mossa inconsueta per un’associazione datoriale, ma dettata da una ragione economica trasparente: le aziende finanziano circa il 60% della spesa pubblica per la famiglia attraverso i contributi sociali.
Il conto economico del declino demografico
Senza nuove generazioni non c’è offerta di lavoro, né consumi interni, né tenuta dei conti pubblici. La contrazione della manodopera riduce la produttività, rende le imprese meno competitive sui mercati globali e minaccia la solvibilità della previdenza e della sanità.
Come osserva Thierry Hulot, responsabile per la protezione sociale del Medef, il desiderio delle coppie di avere figli non è svanito, ma è crollata la fiducia nelle tutele statali.
Le misure finora adottate dall’esecutivo sono apparse contraddittorie: il governo ha introdotto un congedo di nascita aggiuntivo di 1 o 2 mesi per genitore, ma lo ha finanziato tagliando gli assegni familiari esistenti. Un classico gioco contabile in cui lo Stato concede un beneficio con una mano e toglie risorse con l’altra.
Le tre proposte del padronato francese
Il Medef propone di superare la frammentazione degli aiuti attraverso tre interventi strutturali:
- Congedo parentale unico di 6 mesi: Sostituire l’attuale giungla di permessi con un congedo utilizzabile da ciascun genitore durante il primo anno di vita del bambino. L’indennità coprirebbe il 75% dello stipendio netto nella prima fase, per poi passare al 50% (entro un tetto massimo).
- Assegno unico universale dal primo figlio: Creare una prestazione unificata che assorba i diversi sussidi scolastici e familiari. A differenza del sistema odierno, l’aiuto partirebbe dal primo figlio, con un importo decrescente in base al reddito per non escludere il ceto medio.
- Potenziamento dei servizi di custodia: Riformare i fondi per gli asili nido e salvaguardare il credito d’imposta per le imprese che sostengono le spese di cura dei figli dei propri dipendenti.
| Misura | Sistema attuale / Riforme di governo | Proposta del Medef |
| Congedi parentali | Frammentati, con congedi brevi finanziati da tagli ad altre voci | Congedo unico fino a 6 mesi al 75% e 50% dello stipendio |
| Assegni familiari | Erogati solo a partire dal 2° figlio e vincolati a soglie rigide | Assegno unico universale erogato fin dal 1° figlio |
| Target sociale | Concentrato sui redditi bassi (esclusione ceto medio) | Universale e progressivo, a tutela della classe media lavoratrice |
| Strutture per l’infanzia | Carenza di posti e tagli alle agevolazioni fiscali | Difesa del credito d’imposta aziendale e investimenti nei nidi |
Il salvataggio della classe media
Il nodo centrale è il destino delle famiglie lavoratrici. Le riforme degli ultimi anni hanno trasformato le politiche familiari in sussidi assistenziali mirati esclusivamente alle fasce a basso reddito. Le famiglie del ceto medio si trovano così in un limbo: considerate troppo “ricche” per accedere ai sostegni pubblici, ma troppo gravate dal costo della vita per permettersi un figlio senza sacrifici finanziari insostenibili. Si tratta di una distorsione che si ripete anche in Italia, con l’iso diffuso dell’ISEE. Le classi medio, non ricche, ma nenahce profondamente disagiate, vengono lasciate a loro stessi.
Il dibattito ora passa alla politica, mentre il Paese si avvicina alle prossime scadenze elettorali con una piramide demografica sempre più rovesciata. Gli aiuti economici sono sicuramente interessanti, ma, francamente, non sembrato tali da condurre a un cambio di direzione. Non sono sei mesi di stipendio che aiutano, ma contributi più importanti e diffusi su tutto il periodo di minore età del ragazzo. Sarebbe quindi necessario rendere economicamente rilevante la figura della madre, soprattutto quando si occupa direttamente del Ménage familiare. La Francia almeno si rende conto del problema demografico, anche se non ci sono ancora soluzioni adeguate.







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