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La fine dell’illusione: Deutsche Bank suona la sveglia. Il dollaro trema, l’oro torna Re

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Per trent’anni abbiamo vissuto in una comoda bolla. Nel 1989, Francis Fukuyama ci aveva convinto che la storia fosse finita: il modello occidentale aveva vinto, il dollaro era il padrone assoluto e il mondo era un grande, pacifico mercato. Le banche centrali, convinte di questa pace eterna, vendevano l’oro, considerandolo una vecchia e inutile “reliquia barbara”.

Oggi, quella bolla è scoppiata. Un nuovo rapporto di Deutsche Bank (DB) mette nero su bianco ciò che molti osservatori pragmatici sospettavano da tempo: la fine della storia è giunta al termine. Stiamo entrando in una nuova era economica in cui l’oro si riprende il palcoscenico e il dollaro inizia un lento, ma inesorabile, declino.

Il patto rotto dalle Banche Centrali

Il problema non è nato ieri. Dalla grande crisi del 2008, le banche centrali occidentali hanno rotto un patto di fiducia con i cittadini. Hanno stampato fiumi di denaro per tappare le falle del sistema. Questo avrebbe eroso il valore reale delle valute. Senza l’oro a fare da limite fisico e tangibile, chi stampa banconote oggi ha come unico freno l’inflazione. E l’inflazione, come abbiamo visto negli ultimi anni, è tornata a colpire duro.

Gli Stati Uniti, in particolare, stanno vivendo ben al di sopra dei propri mezzi:

  • Deficit cronico: Registrano deficit di bilancio da 23 anni consecutivi, ma, soprattutto, presentano un deficit primario (cioè al netto degli interessi) almeno dal 2008. Per fare una comparazione, fino al COvid , l’Italia ha avuto avanzo primario in 26 anni su 30 e quindi è tornata in avanzo primario nel 2024.
  • Debito fuori controllo: La spesa pubblica continua a salire senza coperture adeguate.
  • Inflazione persistente: L’aumento dei prezzi è sopra i livelli di guardia da oltre cinque anni, anche se si è affievolita con Trump.

Mentre la Federal Reserve (la banca centrale americana) continua a comprare il debito del proprio governo, stampando dollari, questi ultimi perdono attrattiva. L’offerta di moneta cresce a dismisura, mentre l’offerta di oro cresce solo di un misero 1,5% all’anno grazie all’estrazione mineraria.

Il punto di non ritorno: la geopolitica

Il vero acceleratore di questo storico cambio di rotta è stato un evento politico, non economico. Nel 2022, gli Stati Uniti e l’Europa hanno congelato le riserve in dollari ed euro della Russia. Questa mossa ha inviato un messaggio spaventoso a tutto il mondo: il dollaro non è più un bene neutrale, ma un’arma. Se non ti allinei alle regole di Washington, i tuoi risparmi possono sparire in un istante.

Di fronte a questo rischio, la reazione è stata immediata. La fiducia si è spostata verso l’unico bene che non può essere cancellato con un click: l’oro fisico.

Era Unipolare (1990 – 2008)Nuova Era Multipolare (Oggi e Futuro)
Dollaro come porto sicuroOro come porto sicuro neutrale
Iper-globalizzazione e libero scambioFrammentazione e guerre commerciali
Banche centrali vendono oroBanche centrali emergenti comprano oro a livelli record
Fiducia totale nei titoli di Stato USATimore di sanzioni e confische finanziarie

Le banche centrali dei paesi emergenti hanno capito la lezione. Dalla crisi del 2008 hanno comprato quantità enormi di oro. Non a caso, nazioni come Russia e Cina tengono tutto il loro oro rigorosamente all’interno dei propri confini, al sicuro.

Da DB, acquisto di oro da parte delle principali banche centrali (a sinistra) ne andamento delle riserve in oro in generale e nelle banche FMI (a destra)

La visione di Deutsche Bank sul futuro e la sfida della Cina

Cosa ci aspetta, dunque, per il futuro? Deutsche Bank delinea uno scenario chiaro: ci troviamo nel mezzo di una transizione storica epocale. Non è un calo passeggero della borsa, è un cambio delle regole del gioco.

L’elemento centrale di questo nuovo mondo è la Cina, supportata dal blocco dei paesi BRICS e dal Sud del mondo. L’economia reale sta parlando. Se guardiamo al PIL misurato a parità di potere d’acquisto, la Cina ha già superato gli Stati Uniti. Il Sud del mondo rappresenta oggi oltre la metà dell’economia globale. La Cina non è solo la fabbrica del mondo, è una potenza commerciale e navale che sta costruendo un circuito economico parallelo a quello americano.

Deutsche Bank prevede che i paesi emergenti, per rendere credibili le loro monete nei pagamenti internazionali e sganciarsi dal dominio del dollaro, dovranno per forza legarle a qualcosa di concreto. E quel qualcosa è l’oro. In economie dove lo Stato di diritto o i mercati finanziari sono visti con sospetto dagli investitori internazionali, l’oro fisico diventa la garanzia finale. È la fiducia fatta metallo.

Siamo a un momento topico perché i numeri stanno per invertirsi. DB stima che entro il 2025 il valore totale dell’oro nel mondo supererà il valore totale dei titoli di Stato americani. L’oro tornerà a essere il bene di rifugio più grande del pianeta. In passato, prima degli anni ’90, l’oro rappresentava tra il 40% e il 70% delle riserve mondiali; oggi siamo al 30%, ma in rapida risalita dal 40% del dollaro (che prima era al 60%).

Le conseguenze economiche saranno profonde, secondo DB. Se il dollaro perde il suo ruolo di valuta di riserva unica, gli Stati Uniti non potranno più finanziare i loro enormi deficit semplicemente stampando carta. I tassi di interesse in Occidente potrebbero dover rimanere strutturalmente più alti per attirare capitali. Per l’Europa, schiacciata tra questi due blocchi, l’impatto dipenderà dalla capacità di mantenere una propria autonomia energetica e industriale.

Chi pensa che i prossimi vent’anni saranno uguali agli ultimi trenta, avverte Deutsche Bank, rischia di fare scelte disastrose. Il mondo unipolare a guida americana è stata una fortunata parentesi storica. Ora la storia vera, fatta di rivalità, scontri tra potenze e ricerca di beni reali, è tornata. E l’oro siede di nuovo sul trono.

Sarà veramente così?

La previsione di Deutsche Bank è affascinante, ma, secondo me, si scontra con due osservazioni. Prima di tutto legarsi a un singolo metallo prezioso (e materia prima) è pericoloso, anche perché, negli ultimi sei mesi, la tradizionale stabilità nelle valutazioni del metalli giallo sembra essere svanita, come potete osservare nel seguente grafico da Tradingeconomics:

La volatilità è stata quali sempre positiva, ma comunque fluttuazioni del 30%-40% nelle quotazioni può non essere adatto a costituire la massa principale delle riserve valutarie di un istituto centrale. Anche perché l’esperienza insegna che un balzo in avanti del 35% può corrispondere, in un futuro, a un calo equivalente. Se una banca centrale volesse distaccarsi dal dollaro potrebbe cercare un “Cestino” di beni / valute che permettessero di minimizzare il rischio. Al contrario comprare solo oro è semplice, ma significa anche mettere tutte le uova in un solo paniere.

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