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La Federal Reserve con “due presidenti”: Powell resta governatore mentre Warsh prende le redini. Un ritorno al 1951 che complica i piani di Trump

Federal Reserve a due presidenti: Powell resta governatore fino al 2028, Warsh confermato. Cosa cambia per tassi e indipendenza della banca centrale

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Powell non se ne va del tutto. L’attuale presidente della Federal Reserve ha annunciato che, una volta scaduto il suo mandato da chair il prossimo 15 maggio, rimarrà a pieno titolo nel Consiglio dei Governatori fino al 2028. Una decisione senza precedenti dal 1951, motivata – come ha spiegato lui stesso nella conferenza stampa di oggi – dalle preoccupazioni per l’indipendenza dell’istituzione sotto le pressioni politiche dell’amministrazione Trump.

Poche ore prima, il suo successore designato, Kevin Warsh, aveva superato il primo grande scoglio: la Commissione bancaria del Senato ha approvato la sua nomina con 13 voti a favore e 11 contrari, lungo linee di partito. Il via libera al plenum del Senato è ormai una formalità, data la maggioranza repubblicana, e il passaggio di consegne è previsto per metà maggio.

Il Consiglio dei Governatori della Fed è composto da sette membri nominati dal Presidente e confermati dal Senato. Il FOMC – l’organismo che decide i tassi di interesse – include questi sette più il presidente della Fed di New York e altri quattro presidenti regionali a rotazione. Restare come semplice governatore non è quindi un ruolo di secondo piano: Powell continuerà a sedere al tavolo dove si decide la politica monetaria.

Perché questa mossa è rilevante per l’economia

La presenza del Presidente dimissionario è molto rilevante:

  • Powell blocca di fatto un seggio fino al 2028, impedendo a Trump di nominare subito un altro candidato allineato alle sue richieste di tagli aggressivi ai tassi.
  • Il riferimento è chiaro: l’ex direttore economico della Casa Bianca Stephen Miran, noto per posizioni estremamente accomodanti, avrebbe potuto trovare spazio. Ora no.
  • Il risultato? Una Fed potenzialmente più divisa, con Powell a rappresentare l’ala più attenta all’inflazione e all’indipendenza, e Warsh chiamato a gestire una transizione delicata.

Powell ha chiarito di non voler fare il “presidente ombra”: «Collaborerò con Warsh in ogni modo possibile». Ma la sua presenza potrebbe creare una spaccatura inedita dentro il FOMC, dove finora i due ruoli (chair e governatore) tendevano a coincidere. Janet Yellen e Alan Greenspan, per fare due esempi recenti, avevano lasciato del tutto il Consiglio al termine del mandato da presidente, proprio per evitare dei pericolosi dualismi.

Il precedente di Marriner Eccles

L’unico caso analogo risale al 1948. Marriner Eccles, architetto della moderna Fed durante il New Deal, fu rimosso da Truman come presidente ma rimase governatore fino al 1951. Lo fece per difendere l’autonomia della banca centrale dal Tesoro, che voleva tenere i tassi artificialmente bassi per finanziare il debito di guerra. Eccles contribuì attivamente al celebre Accordo Tesoro-Fed del 1951, che restituì alla banca centrale il pieno controllo sui tassi e pose le basi dell’indipendenza moderna.

Eccles Mariner

Oggi, come allora, la posta in gioco è la stessa: la capacità della Fed di decidere senza interferenze politiche. Powell ha citato esplicitamente «attacchi che minano l’istituzione e la sua capacità di prendere decisioni libere da fattori politici». Frase che suona come un monito diretto.

Le ricadute 

Una Fed con “due anime” potrebbe tradursi in maggiore cautela sui tagli ai tassi rispetto alle aspettative di Trump, con grande delusione presidenziale. I mercati, che premiano la prevedibilità, potrebbero apprezzare questa continuità istituzionale: meno rischio di una politica monetaria troppo espansiva che riaccenda l’inflazione. Al tempo stesso, l’incertezza interna potrebbe generare volatilità sui bond e sul dollaro, specialmente se le riunioni del FOMC diventassero più litigiose. Inoltre la borsa e gli asset speculativi, praticamente tutti, verranno a essere compressi, proprio in un momento di incertezza intrnazionale.

Powell ha scelto di restare per tutelare il principio di indipendenza e per dare fastidio a Trump. Warsh arriva con il pieno sostegno politico, ma dovrà navigare in acque più complicate del previsto. Una situazione inedita che ricorda come, anche nella più potente banca centrale del mondo, la storia non si ripete mai uguale – ma a volte fa rima.

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